Karkadè & Malva, amici per la pelle e la salute

Posted on 23/05/2012

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-Di Monica Grigolo

Bevuto freddo, zuccherato a piacere, chiudere gli occhi e trovarsi come per incanto, sotto una tenda nel deserto.
E’ quanto può accadere con una tazza di rosso infuso dell’hibiscus sabdariffa o karkadè e un po’ di fantasia, necessaria ad alleggerire momenti dai toni e dai climi grigi.
Le sue foglioline rosse, secche e raggrinzite sono sepali seccati del calice che abbracciava e avvinghiava ai piccioli i “fiori della salute”, altro nome di questa malvacea oriunda dell’India e che vegeta in tutte le zone equatoriali.
Non solo molto gustosa, ma anche ricca di principi che la rendono salutare è la bevanda ottenuta versando acqua bollente sopra i sepali freschi o secchi, lasciando poi a macerare per qualche minuto e infine addolcendo e aromatizzando con un dischetto di arancia o di limone.

E’ una bevanda salutare perché i sepali del fiore la rendono, con l’abbondanza di acido citrico, dissetante quanto una limonata; con la loro ricchezza di acido tartarico diuretica e rinfrescante come poche altre bevande; con il loro eccezionale contenuto di mucillagini regala un infuso emolliente, sedativo e calmante quanto lo sono i decotti e gli sciroppi che si preparano con l’altea e la malva; e infine con i loro specialissimi aromi sudorifera quanto l’infuso di tiglio, anzi tanto sudorifera da esser stata definita “aspirina liquida e vegetale”.

E’ una bevanda, come narra una vecchia leggenda indiana, ristoratrice, corroborante, datrice di energia e valida per innalzare solide barriere difensive contro l’invasione di germi perché i fiori le hanno ceduto parte della loro rara ricchezza di acido ascorbico o vitamina C, il grande direttore di tutto il ricambio minerale.

E’ una bevanda, infine, che può essere tranquillamente bevuta alla sera perché priva di caffeina e la si potrà offrire ai neuropatici , agli uremici e agli ipertesi: dissetante, sudorifera, diuretica, calmante, rinfrescante e digestiva: cosa volere di più?

Un tonico per la pelle, magari! passare un batuffolo di cotone imbevuto del rosso infuso alla mattino prima della crema abituale, si avrà un colorito sano o come si sente dire bonne mine (buona cera) con poca spesa e al contempo una coccola antiossidante alla vitamina C senza il tipo pizzicore che quest’ultima se usata pura può comportare a causa della sua maggiore acidità.

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Fra sterpi o mucchi di rottami, a ridosso delle siepi o addossate alle muraglie, nei terreni più aridi, soleggiati e sabbiosi oppure nel terriccio più in ombra e gonfio di umidità nascono e fioriscono per tutta l’estate l’ortica e la buona malva. Per cogliere la prima e ottenere il beneficio dei suoi principi bisogna rischiare di pungersi.

La malva invece non crea difficoltà, sia fresca sia dopo essere stata seccata al sole regala sempre una calma carezza che conforta e quieta.
Se, infatti, un dito batte per un doloroso patereccio (detto anche giradito), se la pelle è infiammata per eritema o morsi d’insetti, dolente per un ascesso che si sta formando, se gli occhi sono arrossati per una ventata fredda o per cloro o polvere, se la gengiva è dolorante e infiammata, la vecchia scienza e la pratica domestica delle sagge nonne consigliano di ricorrere alla malva. Se ne fa bollire una manciata e la si applica nel punto dolente quale caldo cataplasma: la dolce carezza della malva calmerà il dolore.
Se l’intestino è infiammato e si dovesse o potesse ricorrere a mezzi molto blandi il rimedio migliore è sempre la malva. Il suo nome infatti viene dal greco malake, rilascio. Plinio sostiene che la malva è adatta ad emolliendum ventrem, a rammollire il ventre, così come i dotti salernitani asseriscono che veteres dixerunt malvam quia mollit alvum, i vecchi hanno chiamato la pianta malva perché ammollisce il ventre.
E per la pelle? Chi volesse prodursi l’unguento delle nonne, economico e soprattutto naturale, efficace per lisciare la pelle e tenere lontane un po’ di più le rughe, faccia bollire 3 parti di malva fresca e trita con 4 di burro (sì, proprio burro da latte vaccino*) finché tutta l’acqua che imbeve la pianta sarà evaporata, coli attraverso un telo e ogni sera si accarezzi il viso con la coccola di malva.

In Tunisia soprattutto, come in altri paesi arabi utilizzano la buona malva (un tipo particolare che cresce solo nel sud) seccata e sbriciolata ridotta a polvere finissima, come ingrediente principale di un ottimo piatto che si chiama Mlukeya. Nel prossimi giorni faremo un articolo dedicato appunto a questa specialità.

NB: per i vegetariani o vegani può andare bene il burro di karitè aggiungendo 3 cucchiai di acqua distillata.

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