Faccia a faccia con Baha Ed Din Ghrewati, omeopata agopunturista

Posted on 10/03/2012

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-Di Lara Aisha Bisconzo

Uno studio “medico” che sembra più che altro un appartamento, con al suo interno una gabbia con una coppia di allegre e chiacchierone cocorite azzurre che ogni tanto spezzano il silenzio dell’attesa. E’ sempre strapieno di pazienti, che altro non desiderano che parlare con “Il Dottore”.

Molti di loro fanno centinaia di chilometri per incontrare lui, conosciuto in tutta Italia, che con un solo sguardo sorprende spesso e volentieri i suoi astanti perché pare legga dentro di loro “indovinando” i loro disturbi. Sì, perché è capitato più di una volta che osservasse una persona per un istante e le dicesse “Tu piangi spesso” oppure “Tu hai problemi di stomaco” lasciando letteralmente a bocca aperta chi gli si trova davanti. Se gli si chiede come faccia, lui risponde “E’ il mio lavoro”.

Lui è il Dott. Baha El Din Ghrewati, chirurgo e neuropsichiatra, conferenziere e a suo modo filosofo, che però ha scelto di percorrere un’altra via: quella di curare le persone con la medicina naturale, l’agopuntura e l’omeopatia.

Siriano, musulmano, il suo studio di Laigueglia, in provincia di Savona, è stracolmo di libri in varie lingue, fogli, depliant. Si notano anche due pc appoggiati su di un tavolo rotondo che utilizza in contemporanea e l’inseparabile I-phone che squilla di continuo.

Perchè oltre alle sue due lauree ha scelto di dedicarsi alla medicina omeopatica e all’agopuntura?

Ho riscontrato che c’è diversità tra le persone, e quindi ho cercato di approfondire un altro tipo di studio, di ottenere una nuova competenza per poterle curare a fondo. La medicina allopatica tende a curare solo il sintomo, l’omeopatia cura il malato, non la malattia.

Perché una persona che non sta bene dovrebbe scegliere la “medicina” che lei pratica anziché quella tradizionale?

Ha pochi costi, praticamente nessun tempo di attesa, nessuna controindicazione, non è dannosa. La medicina omeopatica non aspetta di curarti dopo mesi e mesi di costosissimi esami. Con una goccia di veleno di serpente puoi curare migliaia di persone…

Che malattie possono essere trattate?

Qualunque tipo. Certo, se non si arriva a guarirla, si affianca la cura omeopatica alla medicina chimica. Il diabete, per esempio, al momento non può essere curato in questa maniera; ci si avvale perciò della cura tradizionale.

Si percepisce in giro che la medicina allopatica tende ad osteggiare l’omeopatia, l’agopuntura, etc. Per quale motivo?

Chi la osteggia è perché non la conosce. Oppure magari la conosce, la pratica ma la denigra per motivi puramente economici. Bisogna decidere se prendere la persona che viene a cercare il tuo aiuto come paziente o come cliente. Se la prendi come cliente la tradisci. Bisogna anche dire però che ci sono falsi omeopatici che purtroppo rovinano la nomea di questa disciplina. Ci vogliono quindi anche corsi di laurea per formare nuovi, veri dottori e per far sì che questa metodologia venga diffusa. L’omeopatia può risolvere i problemi dell’economia, dell’ordine nella sanità, etc. Perché può trattare il paziente fin dai primi sintomi, permettendo di cogliere il male sul nascere e facendo in modo che non si aggravi. Così facendo si possono risolvere in minor tempo i problemi del malato e si potranno evitare sprechi di soldi per l’abuso di diagnostica e le cure più costose. C’è bisogno di un cambiamento, accompagnato da valori umani. Non bisogna favorire chi trae beneficio dalle sofferenze altrui.

Lei ha ben tre studi medici: a Roma, a Milano e appunto a Laigueglia. Perché?

Per diffondere la cultura della medicina omeopatica. Spesso mi reco non solo in queste tre città, ma anche a Reggio Calabria. Il malato ha il diritto di conoscere, di scegliere di essere curato come vuole lui, di esserlo in fretta. Non è giusto che venga trattato dopo mesi di esami clinici. La società deve dare risposte a questo genere di problemi pratici. Anche perché il malato si comporta spesso in maniera negativa e contribuisce a rovinare la società.

I liguri (così come i milanesi e i romani) vengono da lei? O sono diffidenti rispetto a questo genere di disciplina?

Vengono, vengono. Anche se la maggioranza dei pazienti arriva da fuori. Ritegno sia così però per questioni di tempo e di scarsa conoscenza di questo genere di medicina. Chi viene qui comunque è perché la medicina classica non ha dato loro nessun risultato. Poi rispetto ad uno studio medico tradizionale da noi c’è molta meno attesa: come dicevamo prima il paziente viene curato fin da subito. E devo dire che l’afflusso di pazienti è sempre più in crescita. Questo anche perché è facilmente intuibile che qualcuno nella società pare abbia interesse ad andare contro la scienza e i valori umani, perché vuole guadagnare sulla sofferenza del prossimo. Comunque c’è da dire che come non tutti i medici possono essere omeopatici non tutti i pazienti possono essere curati attraverso questi metodi. Ci vuole una particolare apertura e predisposizione. Se una persona vuole solo una cura sintomatica per il suo dolore non va bene. Il paziente deve collaborare con me, deve imparare a conoscersi. Se faccio delle domande alle quali non mi viene risposto non posso far nulla per lui… La persona quindi deve collaborare, essere predisposta, aver voglia di aprirsi e di curarsi a fondo. Il paziente omeopatico ragiona in maniera differente.

L’agopuntura invece?

Risolve numerosissimi disturbi: mal di schiena, mal di testa etc. Spetta però al medico la scelta di come trattare i sintomi. E’ una vera e propria arte della guarigione.

Ma come funziona esattamente?

Nessuno lo sa di preciso. Funziona e basta. L’uomo deve essere così umile da accettare che non può capire tutto fino in fondo.

Insomma, secondo lei, si potrebbe dire che omeopatia e agopuntura possono essere considerate la “medicina del futuro”?

Certo, come dicevamo prima anche per motivi meramente economici. Noi omeopatici desideriamo che i pazienti siano liberi nelle loro scelte, e che ci siano possibilità di veri e propri corsi di formazione per omeopatici. Secondo me l’uomo italiano deve fare una profonda riflessione su se stesso, per capire chi è e da dove viene.

E pare proprio che il ” Dottor” Baha lo abbia capito bene. Così come i suoi pazienti che lo trovano semplicemente chiedendo in giro per le città ove lui lavora: “Dov’è lo studio di Baha?” Di certo glielo sapranno dire.

(Articolo pubblicato anche su http://giornaleilreferendum.com/2011/09/24/omeopatia-medicina-del-futuro-intervista-a-baha-ed-din-ghrewati/)

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