Islam: l’etica della rappresentanza, di Nizar Ramadan

Posted on 08/04/2012

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-Da “Famiglia Musulmana”

Il dialogo e la discussione non possono sussistere, se non quando sia pienamente sviluppata l’intenzione di conoscere la verità, per rendersi migliori e giungere alla conciliazione.

Tra le manifestazioni e le cause di discordia e divergenza c’è un continuo lanciarsi accuse a vicenda, senza prove fornite dalla legge né indizi forniti dalla ragione, né spunti forniti dalla scienza. Un settarismo che alimenta le opinioni e gli slogan da parte d’individui e di gruppi, confondendo le stesse comunità, i popoli e le Nazioni, usando il capriccio come arbitro e la repressione di ogni opinione nuova o diversa.

All’origine c’è la mancanza di un’effettiva conoscenza in materia religiosa e quindi di un rigore etico, in grado di regolare le relazioni tra gli uomini, mettendo ordine tra le posizioni dei differenti schieramenti, tra le loro interpretazioni e le loro opinioni, disciplinandole secondo
scienza teologica, giustizia ed equità.

Ibn Taymiya, riferendosi al suo tempo, ha detto: “se c’è qualcuno a fare da giudice tra gli uomini per quel che concerne i beni, i fatti di sangue e i fatti contingenti, qualora non fosse sapiente e giusto brucerà nel fuoco e ancor piu chi regge le sorti delle confessioni religiose e delle religioni, i principi della fede, le conoscenze sulla divinità
e i punti di riferimento universali senza Scienza e Giustizia”.
Il Profeta Mohammad (P.B) ha detto: “Chi crede in Allah nell’ultimo giorno parli bene o taccia”, alludendo all’organo piu importante, ovvero la lingua, che va utilizzata solo nel bene, cioè nel dare consiglio a chi sbaglia, motivandolo a correggersi, nel non omettere mai il vero in ogni azione e parola.

In un hadith sul Profeta, tramandato da Hudhayfa si legge inoltre: “Il calunniatore non entra nel Paradiso”.

Tra i crimini piu gravi della lingua c’è, infatti, la menzogna. Lo status della nostra comunità non cambierà se non cambieranno prima le singole persone, riflettendo maggiormente, a partire da espressioni come “IO sono, TU devi”, se non muteremo cioe il nostro stile di vita, secondo quanto e conforme alla legge dell’umiltà e nella benevolenza in ogni azione, laddove l’Islam ha reso la giustizia un obbligo per chi rappresenta e per chi è rappresentato, salvaguardando il diritto e la dignita dell’individuo, al di sopra dei sentimenti, delle passioni e delle prevaricazioni.

L’Islam, nel momento in cui ha annunciato questi nobili principi, ne ha indicata anche l’applicazione corretta. In particolare si è sancito il principio della libertà di espressione di tutti gli esseri umani, che dovranno manifestare la loro opinione in piena libertà e in ogni campo e luogo, a condizione che questa libertà venga intesa in senso corretto e costruttivo.

Il Profeta Mohammad (p.b) ha detto: “Lo sforzo migliore e sostenere la verità presso un sovrano dispotico” (trasmesso da Abu Dawud).

Nessuno ha il diritto di rappresentarmi, soprattutto, se non si attiene rigorosamente ai principi fin ora richiamati. Noi non siamo la comunità della sopraffazione, dell’autorità e dell’imposizione di una certa opinione.

Dio (l’Altissimo) ha detto: “O voi che credete! State ritti innanzi a Dio come testimoni di equità e non vi induca l’odio contro gente empia ad agire ingiustamente. Agite con giustizia, che questa è la cosa più vicina alla pietà, e temete Dio, poiché Dio sa quel che voi fate (Corano : Sura della Mensa)

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