Grillo, i grillini voci vere e voci di un’umanità che vuole cambiare

Posted on 26/01/2013

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-Di Amina Donatella Salina

La società in cui viviamo può essere considerata, a differenza da quella del secolo scorso, una “società liquida”, secondo la felice definizione del sociologo Zygmunt Baumann.

La crisi del modello post nordista ha portato ad un paradigma sociale, caratterizzato da una crisi profonda di identità e valori e dalla scomparsa delle classi, in particolare del ceto medio, dal diffondersi di nuove povertà e di nuovi analfabetismi come quello tecnologico, dall’accrescersi del divario nord-sud, città-campagna, centro-periferia.
La migrazione massiccia, di decine di milioni di persone dalle aree depresse a quelle sviluppate, ha portato al diffondersi del meticciato ed alla crisi di tutte le tradizioni anche dove le generazioni successive hanno conservato usi, costumi e religione dei padri.
Insieme ad un nuovo cosmopolitismo e al pensiero unico delle caste dirigenti, si sono sviluppate nuove ideologie fondate su miti di terra e di suolo di cui il leghismo è solo una delle espressioni e nemmeno la peggiore. Non che le contraddizioni siano meno forti rispetto al passato, anzi.

Mentre il baricentro del mondo si sposta, nella zona del Sud Pacifico e l’America Latina, emerge finalmente dalla povertà ereditando dall’Europa sindacati veri e una classe operaia forte e combattiva, un ceto medio in formazione ed una partecipazione popolare alle decisioni delle élites, che noi invece ci sogniamo.
L’Occidente annaspa e l’Europa rischia di diventare periferia del mondo.
Contemporaneamente la tecnologia e la grande possibilità di viaggiare, offerta da voli ed alberghi low cost, spinge i giovani ad uscire dal proprio paese per turismo o per lavoro portando con se nuove mentalità ed abitudini diffuse anche dagli immigrati, per cui un paese come l’Italia si sprovincializza e nello stesso tempo si uniforma ai luoghi della modernità come si evince dai nuovi quartieri costruiti con lo stesso stile anonimo e post moderno da Roma a Singapore a New York, senza nulla concedere alla tradizione locale.

Nelle città tra questi mostri di vetrocemento, le vecchie cattedrali e le nuove moschee, le case di periferia, si muovono milioni di persone, sempre di corsa, il cui valore nella società liquida è molto scarso a meno che siano grandi artisti, star della televisione o architetti di grido.

I cittadini consumatori infatti, almeno in Italia, non costituiscono nemmeno una lobby ma solo polli da spennare ad arte dagli “dei” banche, assicurazioni, società partecipate e stato.

La contraddizione enorme tra questo e le grandi possibilità offerte dal diffondersi della cultura e della tecnologia, generano la crisi della delega politica e l’emergere dei movimenti come il Movimento 5 stelle che è un unicum a livello mondiale perché prefigura una politica nuova tramite la democrazia diretta e la guida delle aziende da parte dei lavoratori in forme differenti dal vecchio controllo operaio.

Dal crogiuolo delle contraddizioni sociali ed ambientali in Italia sta sorgendo qualcosa di veramente interessante non populista o qualunquista, cioè il primo tentativo, dopo le rivoluzioni operaie ormai dimenticate, per instaurare la democrazia diretta trasformando i delegati in portavoce sottomessi alla volontà degli elettori che li possono sfiduciare.
Il Movimento sta scompaginando destra e sinistra attraendo elettori da ogni dove compreso il PD dopo che di comunista non gli è rimasto più nemmeno l’odore. Niente interessi, nessuna lobby, nessun apparato che li possa difendere o che possa pilotare il voto, altro che primarie… niente male per qualcosa che ha ancora poco più di tre anni di vita e probabilmente prenderà oltre il 15 per cento alle prossime elezioni con un programma interessante ed articolato seppur incompleto, perché il resto sarà scelto dai cittadini stessi, con candidati sconosciuti e qualche volta anche impacciati ed intimiditi davanti alle telecamere.
Le loro facce qualunque ma vere, e non da fotoromanzo né da rivista patinata, sono la più bella rivincita della realtà sui seni siliconati e sui sederi artefatti delle berlusconiane di ferro, delle Santanchè assatanate. Le loro parole genuine la più grande vendetta della storia su una politica falsa e bugiarda, sul berlusconismo di destra e di sinistra che ha infettato questo paese per vent’anni rischiando di trasformarci come la Cuba di Fulgenzio Batista: una colonia con incluso codazzo di prostitute fotogeniche.

I grillini assieme a pochi altri rappresentano in qualche modo la stragrande maggioranza della popolazione italiana che lavora onestamente ben lontana dai circuiti delle élites, che non mangia ostriche e caviale e che non penserebbe mai a rubare dopo aver avuto tutto, come fanno certi politici insaziabili e corrotti.

Rappresentano chi non ruba pur essendo nullatenente, concetto che i vari Bossi e compagni di merenda non capiranno mai.

Certo non sono tutti uguali ma gli onesti al Governo fanno figure miserande anche quando sono bravi e come sa l’ottimo Paolo Ferrerio, non vengono ricandidati se non come ministri senza portafoglio.
Forse sono stati i socialisti ed i democristiani al governo gli ultimi ad aver cambiato qualcosa in Italia con la legge sul divorzio e la riforma sanitaria del 1979.
Però poi siamo andati solo in perdita sempre peggio…

Il sistema e’ talmente marcio da essere assolutamente irriformabile anche con tutte le estreme sinistre del mondo. Ci vuole qualcosa che lo atterri politicamente e che lo sbugiardi.
La sotto cultura o meglio sub-cultura berlusconiana che trasforma tutto in immagine e in merce da vendere non funziona più non c’è più niente da esibire. Abbiamo toccato il fondo con i festini a base di minorenni e cocaina.

Sta emergendo una generazione che non conosce le ideologie, ma che nauseata, vuole cambiare veramente questo Paese.

Non fermiamoci sulla prosa grillina, sulle esagerazioni e sui toni da show del comico genovese. Seguire le dirette dei comizi di Grillo e dei candidati si coglie innanzitutto una umanità qualsiasi, certe volte un po’ rozza ma che tira fuori qualità e competenze migliori e più sane della classe politica dottrinale, che ci governa anche senza essere professori d’università.

E che se vogliamo ben vedere sta già governando bene come, ad esempio, a Parma.