Intervista con l’Avvocato Luca Bauccio, il suo libro, il film…

Posted on 27/11/2012

3


images

-Di Cinzia Aicha Rodolfi

D: Una frase che ci è piaciuta molto è quella dalla quale vorremmo iniziare l’intervista con l’Avvocato Luca Bauccio, autore del libro: “Primo non diffamare” e sceneggiatore del film “Al Qaeda! Al Qaeda ! Come fabbricare il mostro in tv”  è la seguente: “Benvenuti sul palcoscenico della democrazia!” e chiediamo all’avvocato di spiegarcela.

R: La frase non è mia, ma di un altro avvocato che difendeva un grande giornale. Di fronte al giudice esclamò: “I diffamati non vogliono salire sul palcoscenico della democrazia…” e mi colpì molto, non solo venivano diffamati ingiustamente, ma dovevano pure sentirsi fare la lezione di civiltà dal diffamatore… strana pretesa che, nasconde un atteggiamento prepotente. Anziché provare a capire le ragioni delle persone offese da una falsità, si preferisce criminalizzarle come se fossero dei nemici della libertà. E poi mi chiedo e chi può mai salire sul palcoscenico della democrazia? Chi ha accesso oggi ai giornali?

D: Cosa significa per Lei Avvocato il termine puro democrazia?

R: La democrazia per me è anzitutto la considerazione che si deve avere verso tutti. Verso i primi e verso gli ultimi. In democrazia non ci possono essere cittadini di serie A e di serie B, il potere non deve essere prerogativa di pochi privilegiati. La democrazia è ricambio (di persone e di idee), è rispetto delle diversità, anzi in democrazia la diversità è una ricchezza, una risorsa per la società, sono le dittature che odiano le diversità.

D: Come si immagina la giustizia in democrazia, pensa sia possibile in Italia?

R. Senza giustizia non c’è civiltà né umanità, né ci può essere speranza. Ogni società democratica ha bisogno della giustizia come l’uomo ha bisogno dell’aria per respirare.
Ma non dimentichiamolo: la giustizia è un fenomeno umano, e quindi è soggetta agli errori e alle inadeguatezze degli uomini. Il compito di ogni società quindi non deve essere solo quello di vantare delle regole che impongono il canone della giustizia ma anche quello di impedire che gli uomini possano distorcere quelle regole secondo il proprio arbitrio.

D: Nel film Al Qaeda! Al Qaeda! Come fabbricare il mostro in tv si evince il ruolo devastante dei media, il plagio e la propaganda, qual è la Sua opinione di avvocato?

R: Ogni giorno la realtà viene piegata dai media alla tesi che si vuole dimostrare. Questo non significa che l’informazione non sia utile e che non esista, dico solo che come avvocato registro ogni giorno casi di manipolazione della verità.
Chi ne fa le spese di tutto ciò? Le persone comuni, quelli che non c’entrano nulla, le vittime designate, i nemici, o semplicemente quelli che è facile offendere perché tanto nessuno li difende.
E’ questo il veleno che la società moderna deve contrastare.

D: Come mai i casi che Ci riporta sono spesso vittime i musulmani?

R: Perché in Italia si crede che sia redditizio colpire i musulmani. Serve a far voti, ad avere visibilità, a recitare la parte dei buoni contro i cattivi.
Non è solo ignoranza , è anche malafede, un calcolo studiato a tavolino.
Quante mezze figure grazie alla calunnia contro i musulmani sono diventati personaggi pubblici?
In tanti credono che in questo modo la strada verso la celebrità sia assicurata. E nessuno li ferma. Anzi, ricevono spesso onori, riconoscimenti, rispetto. Per cosa poi?
Per aver avvelenato i rapporti sociali, per aver trasformato delle persone che pregano in terroristi, persone in tutto simili alla maggioranza cattolica ma trattati come oggetti misteriosi, come il pericolo e la minaccia per la società.
In tutto questo le istituzioni hanno una grandissima responsabilità, è bene non dimenticarlo.

D: Cosa si aspetta dalle proiezioni che sta organizzando in tutta Italia del Film?

R: Mi aspetto esattamente ciò che in realtà si sta verificando.
Un grandissimo interesse, le sale piene di giovani, un vasto movimento sui social network, insomma un interesse vero, una voglia di capire e una attenzione a guardare anche l’altro punto di vista sulle cose. Siamo chiusi dentro le nostre esperienze, dentro i nostri tabù e non ci rendiamo conto che il mondo è ricco di esperienze, e che dietro un “mostro” c’è un essere umano, una persona che ha delle cosa da dirci, che è capace di umanità e amore.
La cosa che più mi colpisce da parte di chi vede il film è che alla fine mi dicono: mi sono commosso, ebbene penso che se ancora siamo capaci di commuoverci allora abbiamo speranza.

D: Cosa ne pensi della vicenda Sallusti?

R: Mi sembra che si stia esagerando, si sta trasformando un caso risibile in un caso di presunto attacco alla libertà di stampa. In Italia la libertà di stampa non è certo a rischio. Su il Giornale così come su il Corriere della Sera per esempio si può scrivere ciò che si vuole. Non credo che il problema sia la pena per i giornalisti. I quali hanno il dovere di rispettare la legge come tutti gli altri cittadini. Credo che ci vorrebbe invece una maggiore attenzione verso i cittadini, i diffamati, sono loro i soggetti indifesi e non mi pare che Sallusti in questi anni si sia dimostrato ultra sensibile verso la continenza del linguaggio e il rispetto delle persone.
Ricordo il caso Boffo: quale prezzo ha pagato l’allora direttore Feltri?
Eppure la vita di uomo è stata devastata. Nel nostro docufilm raccontiamo le storie dei diffamati perché pensiamo che solo così si potrà diffondere una cultura del rispetto e della verità di cui ogni democrazia e ogni società civile hanno bisogno. Il resto mi pare solo speculazione.

Ringraziamo l’Avvocato per il suo impegno a favore dei cittadini che si rivolgono al suo studio per il bene della verità e della giustizia, ove le moltissime cause vinte reiterano l’ottimismo e ci ridanno speranza nella giustizia.

Lo ringraziamo di averci dedicato questa intervista e vi informiamo che pubblicheremo qui sotto nei commenti le date delle prossime proiezioni del docufilm “Al Qaeda! Al Qaeda! Come fabbricare il mostro in tv” invitandovi a vederlo ed acquistarne il dvd, magari per rivederlo a casa con altri amici o regalarlo: perché parte del ricavato andrà in beneficenza.