Primarie? Oppure un “overture” da circo?

Posted on 25/11/2012

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-Di Carmen Gueye

Tempo di primarie. Effettive, annunciate, paventate. In sé non sarebbero un male, anche se la denominazione fa riferimento a un sistema, quello statunitense, di tutt’ altra impostazione:laggiù esse sono obbligatorie per nominare i cosiddetti grandi elettori, un sistema discutibile ma consolidato, che sembra vada bene a tutti (quelli che votano, mai troppi, da quelle parti).

Sì, perchè se qui qualcuno si azzarda a dire che forse si asterrà, viene guardato come un mezzo criminale: gli si ricorda sempre che i nostri avi morirono per garantirci un diritto.
Noi ringraziamo chi si sacrificò per noi, ma se fosse qui oggi, forse qualche ragione, ce la attribuirebbe.

Prendiamo il PD: partito nato dalle ceneri di mille altri, che si è liberato dalla pelle precedente di volta in volta come un rettile, fino a perdere i connotati originari anche minimi e lasciare le rivendicazioni progressiste in mano a due radicali spesso inaffidabili e alla sinistra antagonista sempre “contro” e raramente costruttiva.
Le sue primarie aggregano personaggi di altre formazioni, e allora come possono chiamarsi del PD? Non sarebbe stato più onesto connotarle come “di coalizione possibile”? Tra l’altro, non si capisce come si tengano insieme un Tabacci ultracattolico, un Vendola che vuole sposarsi con un uomo e adesso dichiara di adorare il noto destrorso Banfi, un Renzi reazionario anziché no ed una onesta pidina come la Puppato (spazio alle donne, mai eccessivo neanche da queste parti, vorremmo notare).

Tuttavia, il simulacro di primarie che, per pappagallesca imitazione, cerca di mettere su il povero Angelino Alfano (da qualcuno impietosamente soprannominato Angelino Jolie) rasenta qualcosa tra il teatro dell’assurdo e l’horror.

Il PDL nacque sul famoso predellino, sempre per imitazione del PD e facendo leva sul carisma del suo fondatore; un fascino che risulta inspiegabile per molti italiani, ma pure ne ha sedotto altri milioni, per mero mistero della fede: pensionati incattiviti, operai, maestrine, piccoli commercianti in procinto di essere travolti da una crisi che il signore di Arcore manco si curava di promettere di curare, lo venerarono, poi l’appoggio vaticano fece il resto e nel 2008 il faccendiere di Arcore trionfò, grazie anche alla frantumazione in campo avverso (Sinistra Arcobaleno non raggiunse il quorum e i duri e puri si dispersero per formazioni con consenso da prefisso telefonico).

Le vicende personali del camaleonte brianzolo e la sua obiettiva inanità, non certo un’opposizione da paura, portarono sulla breccia Monti e i suoi ministri e ministresse rampanti, col solo scopo, finora, di prendere a calci in faccia i ceti più deboli. E sia, ce lo saremo meritato…

Ora però Silvio Berlusconi, dopo aver finto di lasciare la sua creatura, da vero padre nobile, alla direzione del delfino siculo, fa macchina indietro un giorno sì e uno pure: nel partito, che già accusò la scissione dei pavidi di FLI, si è scatenata la bagarre, la balcanizzazione diremmo.

Scendono in campo le solite erinni, le wonder woman de noantri, i notabili ex tutto (PSI, DC, P2) che hanno infestato i banchi del parlamento in questi anni tragicomici, indagati, condannati, drenatori di possibili voti di anziani trascinati ai comizi con la scusa di una presentazione di pentole: un circo barnum, se non si offendono i circensi.

Il Pd porta avanti un’idea, per altri una farsa ( tralasciamo le sferzate di Grillo, i fustigatori di professione ci trovano diffidenti); ma il PDL a che tavolo gioca? Un ras che è proprietario di un partito, al modo di certi satrapi esotici che una volta venivano dileggiati, potrà mai lasciarsi portar via il suo prodotto, il suo feudo, comprensivo di jus noctis (non primae, ovviamente)? Al massimo, avrà nutrito e allevato dei servi (non i più nobili servitori), dei lacché, delle cortigiane.

Non finiremo mai di ripeterlo; dal condominio al globo, senza un progetto si va solo a finire nel dirupo. Ma vallo a spiegare: ti becchi del moralista.

Posted in: attualità, politica