Dossier investigativo: il delitto dell’Olgiata

Posted on 14/11/2012

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-Di Carmen Gueye

Alberica Filo della torre è una nobildonna d’origine napoletana, sposata in seconde nozze con il borghese Pietro Mattei, ingegnere e uomo d’affari.
Dopo il delitto i pettegolezzi sui due si sprecano, ma appaiono infondati. Wikipedia riferisce di molti aspetti della vicenda rimasti inspiegati, ma evidentemente non ritenuti utili alle indagini.

Scartiamo da subito discorsi legati a Michele Finocchi, funzionario SISDE, e a Voeller, l’informatore dei servizi segreti (poveri servizi, se i collaboratori sono questi): il primo ha fornito spiegazioni sulla frequentazione della famiglia Mattei, il secondo ora è universalmente riconosciuto come millantatore.
Accantoniamo anche l’uomo d’affari cinese, abitante nei pressi, che avrebbe avuto qualche lavoro in comune con Mattei, ma nessun movente; e tutti i guai giudiziari del predetto Finocchi per i fondi neri: nessuno ci ha mai davvero spiegato se i Mattei avessero davvero ricevuto qualche versamento irregolare da lui, quindi inutile insistere. Di certo i coniugi avevano diversi conti all’estero, non uno solo in Svizzera come detto da qualcuno, ma si tratta di indagini così complicate che è ipotizzabile siano state lasciate perdere. Tanto, esse puntavano la lente sul marito e Mattei di certo non ha ucciso, almeno materialmente, la moglie (giusto per voler ragionare sulla prima pista battuta, quella ovvia del coniuge).

La villa quel giorno era affollata, e la situazione dunque, la meno idonea a tentare furti o peggio. Obiezione: una persona non particolarmente intelligente potrebbe non badare a queste controindicazioni e farsi guidare solo dalle sua bramosie; inoltre, proprio perché era in vista la festa serale, per i preparativi e il gran via vai c’era più agio di entrare in villa, altrimenti le finestre di solito erano protette (così è stato detto).

La vittima era un soggetto non particolarmente accomodante: il marito stesso riferisce (“Delitti”, History Channel) che poco tempo prima aveva preannunciato alla istitutrice inglese, una giovane di nome Melanye, il licenziamento con l’aggiunta di considerazioni sgradevoli (in sostanza , “meglio che ti cerchi un altro lavoro, sei negata”). La ragazza quindi aveva motivi di rancore, ma non può certo essere l’assassina, al massimo una complice. Movente debole per molti, ma non inusuale: la vendetta. Tuttavia il suo ruolo ipotizzato poteva essere al massimo quello di attirare Alberica fuori dalla stanza con la scusa del tostapane rotto (difettoso a quanto pare e che solo Alberica sapeva far ripartire). Intercettata tempo dopo, Melanye fa confusi accenni al fatto di essere una scomoda testimone, unitamente all’interlocutrice della telefonata, ma poi viene rimandata in Inghilterra e non la si vedrà mai più.
Rimane la stranezza: la contessa, invece di starsene in camera fino a mezzogiorno come sempre, o comunque fino a molto più tardi rispetto a quando poi si alzò, viene praticamente buttata giù dal letto in via del tutto eccezionale, giusto in tempo perché un estraneo entri in camera.

Vengono subito fermati i due principali sospettati. Ambedue con motivi di risentimento, sempre stando a quanto letto e sentito in questi anni.
Roberto Iacono, un soggetto instabile e pare dedito all’uso di sostanze, è figlio di una maestra di supporto dei due bambini Mattei; ma da poco lei è stata licenziata, reagendo indispettita, quindi Roberto vede sfumare la possibilità di frequentare quegli ambienti, ben distanti dal suo di provenienza e, in ogni caso, si suppone che la madre abbia perso un buon salario.
Manuel Winston Reyes è un domestico filippino non “ufficiale” in quella villa: in passato vi aveva lavorato, ma saltuariamente.
Entrambi pare abbiano qualche indumento di quel giorno macchiato, ma le analisi non riveleranno nulla di sospetto. Ambedue non hanno alibi e conoscono comunque abbastanza bene i meandri della villa. Reyes ha pure una ferita a un braccio.
Nulla di fatto: presto vengono scagionati: e già con l’analisi del DNA, anche se si suppone meno sofisticata di quelle attuali.

Reyes in questi anni non scappa. Non è sfuggito un suo tentativo di vendersi dei gioielli, ma questo non ha comportato ulteriori disturbi alla sua persona; rimane in Italia, sposa una connazionale, diventa più volte padre (chiama una figlia addirittura Alberica) e secondo alcuni il lavoro non gli sarebbe mancato: si parla di servigi perfino a Luca Cordero di Montezemolo. Strano, per uno che, pur scagionato, non aveva certo ottime referenze, era costantemente marchiato dal sospetto e sempre teoricamente in pericolo di incriminazione. Ricordiamo che la condanna deriva dal suo movente: debiti contratti con la contessa e non restituiti, rifiuto di lei ad assumerlo. Era ritenuto un piantagrane, insomma, invece i problemi di lavoro per lui sembrano svanire con l’omicidio.
Obiezione: ecco perchè l’ha uccisa, lei lo avrebbe screditato. Però: ha rischiato e ha vinto, almeno per vent’anni.
Ci lascia in ogni caso perplessi l’idea che Alberica prestasse denaro a domestici semisconosciuti, ma il suo vedovo la descrive generosa e senza pregiudizi di classe..
Non ci sembra molto logico che Reyes avesse scelto proprio quel giorno per le sue rivendicazioni “sindacali”, ovvero essere assunto; oppure per rubare: non poteva immaginare che lei avrebbe lasciato la stanza; o per aggredirla sessualmente, con nessuna probabilità di riuscirvi senza pagarla cara; o per rubare i gioielli, per dispetto. Si dirà, come sopra: non era molto sveglio.

Dobbiamo quindi concludere che Manuel, tutto solo, quella mattina abbia pensato bene di:

1) rubare i gioielli? Che poi non sono stati rubati, o molto poco rispetto a ciò che c’era, lasciando dov’erano un girocollo e l’orologio di lei, che da soli avrebbero potuto ben fruttare.

2) discutere con la contessa dei soldi non restituiti o dell’assunzione? Ma se sei un debitore, per giunta non intenzionato a saldare, come puoi sperare che il tuo ex principale e creditore ti assuma? Con quel carattere, puoi solo evitarla, sperando che non si irriti ancora di più. Sia come sia, a tale scopo il ragazzo (ventenne all’epoca, ricordiamo) avrebbe bussato alla porta, come niente fosse. Pessima scelta di tempo, in ogni senso. O lei dormiva o stava tornando a dormire, lui conosceva le sue abitudini: e va a scocciarla con la certezza di farla adirare? O di non trovarla affatto, dovendo comunque spiegare una inaccettabile intrusione nella stanza da letto padronale? In ogni caso, lui lavorava anche altrove: non sembra l’assunzione un buon motivo per il putiferio in un giorno di festa.

3) sedurla, con le buone, ma più probabilmente con le cattive? L’ipotesi appare quasi ridicola, lei avrebbe quantomeno urlato e poi non pare che egli tirasse alla donna, più probabilmente saltabeccava tra le connazionali, alla sua portata.

4)ucciderla, per la rabbia di tutte le situazioni cumulatesi? I rischi sono alti, ma a lui quel mattino gira così.

La moglie di Winston accenna a qualche nebulosa confidenza di lui, ma ovviamente non aggiunge altro; però è strano che non abbia scelto il silenzio e si sia affrettata a dare una sia pur vaga conferma: sì, in qualche modo aveva capito che lui aveva fatto qualcosa.
L’interessato, poi, incastrato da una , dicasi una goccia di sangue sul lenzuolo che avvolgeva la vittima, si affretta a confessare: ha l’aria di chi vuole togliersi un peso.

Non ci stancheremo mai di ripetere il nostro stupore dinanzi ad assassini che uccidono con grande spargimento di sangue (quella stanza ne era piena), ma tornano a casa puliti, mai notati da nessuno lungo la strada: il sangue in genere, anche in modiche quantità, si lava a fatica, te lo ritrovi ovunque, pure se lo hai perso dal naso.

Comunque. La ricostruzione è:

Reyes, rancoroso e indebitato, programma o forse no, improvvisa semplicemente, visto il caos, l’ingresso in quella stanza, posta in una cosiddetta “torretta”, quindi non al piano dove figli, baby sitter e un amichetto dei ragazzi fanno colazione.
Pensa di bussare, ma quando si accorge che lei è fuori stanza (come lo sapeva, spiava? ma lì non si accorgeva di niente nessuno? ), crede bene di sveltire i tempi ed entra (c’era la porta aperta?); non si sa se sia passato da casa, da una finestra o dal garage (nei fondi c’erano anche le abitazioni dei filippini in servizio permanente), percorrendo sorta di labirinto , che lui ovviamente conosce.

Se voleva parlarle, si sarebbe presentato e lei avrebbe certamente gridato dal disappunto e dalla sorpresa; ma si sa che non lo ha fatto, perché la donna aveva avuto il tempo di appendere la sua vestaglia, in previsione probabile di tornare a letto, dunque si suppone che lui fosse acquattato.

Ma è stato sorpreso a rubare? O ai primi tentativi di esprimersi lei ha minacciato qualcosa, una denuncia, e lui ha perso la testa? Mettiamo.

Con velocità e tempistica perfette, egli la spinge per terra, (per forza, se no come le avrebbe preso lo zoccolo dal piede?), la tramortisce con tale calzatura, le gira un lenzuolo intorno alla testa (preso al volo , si immagina, i lenzuoli non sono in genere disponibili su una sedia, ma questo era a portata di mano), la soffoca con movimenti delle dita, forse uno solo ma letale, di tipo orientale che lui ben conosce, arraffa qualcosa per simulare un furto, che poi forse era il suo scopo, ma fallito, e fugge chissà da dove: non lascia tracce di sudore, saliva, non si inzuppa di tutto quel sangue che abbiamo notato nelle ricostruzioni e intravisto in qualche foto.

Nessuno ha visto (le filippine, i quattro operai che montando arredi in giardino), nessuno ha sentito: la villa è grande, sì, ma immersa nel verde e senza traffico a disturbare l’udito: tutto si è svolto presto, senza disturbi e in silenzio. Non mancheranno allusioni alla presunta omertà dei connazionali di Manuel (di loro, magari, ma degli altri?).

Mezz’ora dopo la figlioletta e la domestica , non avendo ricevuto risposta dall’interfono, vanno in camera: perché ? Lei era senz’altro tornata a dormire. Ci spiegano che la bimba insisteva a recuperare un cerchietto per capelli rimasto nella camera della mamma. La porta è chiusa: chi l’ha chiusa? Scappando non ha lasciato tracce? Orme? Niente. La domestica trova un doppione delle chiavi e a quel punto si scopre il delitto.

Reyes ha confessato sì, ma vagamente: dice che è passato dal garage, l’ha incontrata, le ha chiesto spiegazioni, ma il discorso poi è degenerato, lui ha perso la testa. Deve essere accaduto subito, perché lei non è riuscita nemmeno a rimettersi la vestaglia. E poi, dove l’avrebbe “incontrata”?

Dunque, ecco cosa è accaduto: il mitico DNA, che spesso non è sufficiente a condannare qualcuno, in questo caso è stato reperito in modicissima quantità, ma bastevole a reperire l’appartenenza , potendolo confrontare con uno dei vecchi sospettati: e da lì si è arrivati a convocare il filippino, difeso da due legal stars (avv. Biscotti e socio) che con Parolisi non sembra abbiano avuto successo e pare girino per casi celebri in cerca di clienti (il legale di Mattei è Marazzita Jr).
L’interessato non ha spiegato proprio nulla, la ricostruzione è tutta dei magistrati; Manuel ha chiesto perdono, ha patteggiato sedici anni, ha tolto dalla scena pure Roberto Iacono, che se ne è ovviamente molto rallegrato.

In definitiva, dalla prova cosiddetta scientifica si è risaliti a uno scenario, indimostrato.

Infine, pensando al 1991, ci chiediamo tante cose: se prima delle modernissime tecniche scientifiche non c’erano certezze, dunque le sentenze passate dovrebbero essere tutte riviste? Perchè l’investigazione classica è stata abbandonata? Avevano in mano un indagato piuttosto carico di indizi, che tenta pur di sbolognare dei preziosi, e gli dicono arrivederci e grazie? Che cosa è il nostro sistema giudiziario, soprattutto quello penale? O cosa era e cosa è diventato? E’ mai stato valido , all’altezza della situazione?

Posted in: attualità, cronaca