Taranto oggi e l’Ilva: una storia italiana…

Posted on 02/10/2012

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ilva

-Di Amina Donatella Salina

Una storia dove gli unici che pagano sono i cittadini di Taranto ed in particolare gli operai che per un salario di soli mille euro si riempiono quotidianamente i polmoni di polveri di ferro.

Il primo insegnamento che possiamo trarre da questa situazione è il superamento dell industrialismo fordista (quella concezione che basa la crescita economica sulla grande fabbrica organizzata con grandi masse operaie e una produzione seriale basata sulle catene di montaggio), che ha prodotto posti di lavoro distruggendo l’ambiente.

A Taranto non c’è turismo, non esistono più le coltivazioni di cozze e la pesca (che fu una volta fiorente oggi in piena crisi).

La fabbrica ha distrutto altrettanti posti di lavoro rispetto a quelli creati.

Ci voleva un magistrato coraggioso (non a caso una donna) che con una sentenza ha scoperchiato gli scheletri negli armadi della politica e di certa imprenditoria che pensa solo ai profitti privati; che si è nutrita per anni di sovvenzioni statali ed agevolazioni fiscali senza restituire nulla alla società, semmai solo salari da fame e distruzione ambientale..

Gli operai strangolati dal ricatto tra morire di fame e morire di inquinamento non vogliono che la fabbrica chiuda perché sanno che il giorno stesso in cui l’ultimo altoforno si spegnerà questa storia sparirà dai media ed essi si ritroveranno soli.

Soli dopo anni di battaglie in cui nessuno si muoveva per mettere in condizione la proprietà. Prima l’Italsider poi i privati a cui l’azienda è stata regalata a prezzo da discount, almeno a procedere alle stesse modifiche del processo produttivo che hanno permesso alle fabbriche della Ruhr di non inquinare più. Ma gli operai che in Germania sono cittadini in Italia sono polvere. Ormai anche i talk show silenziano i cittadini quando dicono ai politici la verità, perché la povera gente per loro ha parlato fin troppo.

Questo PARLAMENTO NON RAPPRESENTA I CITTADINI E LA SOCIETA’ CIVILE CHE STA MANIFESTANDO A TARANTO PER IL LAVORO E PER LA VITA.

Si sono persi anni a dimostrare l’esistenza del famoso nesso causale tra le morti per tumore e l’inquinamento … ora ecco questa testimonianza (presa dal sito Peacelink) Mauro scrive: “Sono il padre di un bimbo che a causa di un errore genetico è venuto al modo con un tumore cerebrale di 5 centimetri, il quale ha perso la mamma di cancro perchè e’ nata e cresciuta nel quartiere Tamburi, la quale perse un nonno paterno di cancro che per 40 anni lavorò in Ilva, il quale perse una nonna paterna di cancro, la quale vide una zia paterna vivisezionata a causa delle metastasi, che ha una sorella operata di un nodulo al seno, una zia materna con un cancro al seno, che ha una suocera con cancro alla tiroide…
può bastare o continuo?”

Tutto casuale chiediamo noi a lor signori politici, oppure ancora una volta qui c’è una guerra non dichiarata alla povera gente, dove la vita è come carta straccia ?

E questi drammi tremendi non sono finiti perché comunque vada, anche nella migliore delle ipotesi, anche se il Governo riuscisse a chiudere e mettere gli operai in cassa integrazione, l’eventuale riaprire ed avviare il risanamento affinché la fabbrica sia sicura, ci vorrebbero anni ed intanto i tarantini continuerebbero a mangiarsi la polvere di ferro ed ad ammalarsi …

AL MASSIMO AVRANNO UN RISARCIMENTO MONETARIO e così INGIUSTIZIA E’ FATTA.
C’E’ SOLO DA SPERARE CHE UNA RICONVERSIONE INTEGRALE DELLA FABBRICA E DELL’INTERO TESSUTO PRODUTTIVO NON SOLO A TQRANTO MA ANCHE NELLE ALTRE CINQUANTA ZONE PIU’ INQUINATE D’ITALIA LE FACCIA RIVIVERE DA TUTTI I PUNTI DI VISTA MA CI VORRANNO ANNI e durissimo lavoro di chi oggi ancora abbia un etica, dei valori e una coscienza, ma dov’è questa persona ?

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