Egitto: Mubarak ergastolo, nessun parlamento, M.Morsi presidente?

Posted on 19/06/2012

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-Di Cinzia Aicha Rodolfi

Pochi giorni fa il tribunale del Cairo ha condannato l’ex presidente egiziano Hosni Mubarak e l’ex ministro degli interni Habib El Adly all’ergastolo per aver dato l’ordine di uccidere circa 800  civili in protesta circa un anno e mezzo fa.

Il giudice Ahmad Reefat ha celebrato in aula il popolo egiziano che nel gennaio 2011 scese in piazza Taharir per “respirare una aria nuova dopo 30 anni di notte profonda”, ed ha celebrato anche il suo ultimo giorno di lavoro prima della pensione. Assolve però  i figli dell’ex presidente e in aula si alza forte l’indignazione. Chiaramente ci sono moltissimi che speravano anche nella condanna alla pena di morte e l’Egitto si risolleva in proteste, manifestazioni e malcontento.

Chiaro che la rivoluzione troppo breve in un paese dove la corruzione ha seminato radici profondissime, non è ancora finita, ma solo alla sua terza svolta. La storia dell’Egitto moderno, uno dei paesi più belli ed importanti del mondo, uno dei più strategicamente rilevanti nel mondo arabo, culla di cultura islamica che ha dato natali ad illustri poeti, scrittori, pensatori e sapienti, anche riformatori, è forse al un punto cruciale, ma ancora la strada è lunga e difficile, come per tutti i cambiamenti drastici necessari. La popolazione ha gioito e sperato, sapevano del disastro in cui erano versati da troppi anni, sono stati giustamente ottimisti, ma forse troppo precipitosi a cantare vittoria. Un giudice vicino alla pensione è stato certamente di aiuto, ma ha dimostrato, come anni di oppressione gli hanno “insegnato con costrizione”, molta prudenza. Ha condannato gli 800 assassinii con un tono duro ma ancora troppo composto, a dimostrare quanto evidente sia il plagio persino sulle coscienze, persino di chi prenderà congedo lavorativo.

Non ci mettiamo a criticare la sentenza, ma solo a fare alcune riflessioni. Molti denunciano questo processo come una farsa, ma è anche vero che questo tribunale ha sentenziato solo come secondo, nel mondo arabo, dopo il tanto discusso processo a Saddam Hussein; ecco che il Cairo ha certamente stabilito un precedente nel mondo arabo moderno che sembrava onnipotente nella detenzione di una politica repressiva e nessuno mai, solo 2 anni fa, avrebbe pensato di vedere il faraone Mubarak dietro le sbarre.

Alla luce di questa realtà, per noi occidentali ancora difficile da comprendere, dobbiamo essere intanto in parte soddisfatti di questo piccolo successo, imparare dal frettoloso annuncio di vittoria, comprendere le motivazioni degli errori e sperare in un seguito che, indiscutibilmente difficile e sofferto, potrebbe avere un epilogo positivo almeno nei lungo termine.

La sfinge dell’ex rais disteso su una barella, impassibile e tetro nel suo rigore fa rabbrividire, ed evoca ancora una volta  il ricordo di cosa devono essere davvero stati questi anni di sua dittatura. Ulteriore dimostrazione dell’ampiezza del problema.

Scriveva H.R.Piccardo: “Alla vigilia del ballottaggio delle presidenziali, la giunta militare egiziana e la magistratura ad essa asservita hanno dimostrato come interpretano il “rispetto della democrazia e della volontà popolare”: scioglimento del Parlamento recentemente eletto e un decreto che attribuisce all’esercito tutti i poteri di polizia giudiziaria fino “all’approvazione di una nuova Costituzione”. Si tratta di una violenza istituzionale usata come provocazione per poter poi aumentare la repressione e soffocare nel sangue le speranze di cambiamento che Tahrir aveva suscitato. La rivoluzione egiziana rischia di abortire prima ancora di aver dato qualche frutto reale. I dirigenti dei Fratelli Musulmani (che Repubblica definisce islamisti “moderati”) leaders di un movimento politico e culturale che attraversa la società civile egiziana e quella che Marx avrebbe definito “borghesia nazionale” hanno ora la responsabilità storica di mettersi alla testa di un vero processo rivoluzionario che ristabilisca l’Egitto nelle sue prerogative storiche e culturali e si riappropri delle sue risorse economiche. In mancanza di ciò non sarà solo il tradimento di un progetto che ha quasi un secolo di vita ma anche della speranza di un intero popolo. Certamente vero che senza Parlamento, senza Costituzione, con la legge che riserva all’esercito tutto il potere giudiziario, se Mohamed Morsi sarà proclamato presidente, quale presidenza potrà esercitare?”

Questa affermazione realistica e pragmatica ci ributta addosso disillusione e rabbia, inoltre dal Cairo arrivano notizie discordanti del ballottaggio che sembrerebbe vedere in testa il leaders dei Fratelli Musulmani Mohamed Morsi, ma con solo pochi voti di vantaggio su Ahmed Shafiq sostenitore dell’ex dittatore,  il risultato definitivo sarà confermato solo giovedì.

Non resta comunque che sperare nella vittoria definitiva di M. Morsi evidentemente l’unica democraticamente non manipolata, se così non dovesse essere l’umiliazione e l’indignazione sfocerebbero ancora palesemente con gravissime conseguenze. Dall’altra parte la sconfitta del partito del rais non sarebbe certamente presa con rassegnazione. Ma tra la rabbia sacrosanta dei rivoluzionari che hanno pagato già molto sangue per la libertà, genitori mutilati dei loro figli martiri, speranze di democrazia vanificate sarebbero certamente vendicate ancor più tragicamente. Non vorremmo pensare a cosa potrebbe succedere se il verdetto dovesse essere per Shafiq.

Non vorremmo nemmeno sperare nella rinuncia di una così difficile presidenza di Morsi e nella decisione seppur logica e dignitosa di tornare alla rivoluzione. Non lo speriamo e non lo auguriamo perché non desideriamo altro sangue.

Alla domanda di H.R.P. risponderemmo che con Morsi presidente oggi sarebbe una presidenza sofferta (eufemisticamente) o meglio con le mani legate (metaforicamente), ma siccome le vie della Provvidenza sono infinite se c’è una sana intenzione e il supporto della maggioranza della popolazione, può davvero iniziare una lunga definitiva svolta.

Preferiamo sperare nel miracolo della rinascita ora, lentissima ma senza altri morti.

Diciamo maggioranza considerato quella reale, considerato quanti ancora plagiati e non votanti per vari motivi, che nel frattempo potrebbero “illuminarsi”.

Intanto chissà cosa starà escogitando, assieme ai suoi depositari, il rais della corruzione, della menzogna e della manipolazione straordinaria di cervelli e cuori, che ha rovinato migliaia di egiziani allontanandoli dai valori più importanti, portandoli ad “adorare” ricchezza e materialismo, servi di un potere basato solo sul clientelismo, che seppur sconfitto e ammalato resiste a qualsiasi volere e ancora non si persuade di non essere immortale.

AGGIORNAMENTO DI OGGI MARTEDI 19 GIUGNO ORE 23.00 è giunta la notizia che Mubarak clinicamente morto forse per un infarto ecco che non sconterà l’ergastolo e non dovrà quindi sopportare nessuna detenzione per lo meno su questa terra.

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