Storia breve di Yaman Al Qadri, giovane studentessa torturata in Siria.

Posted on 24/05/2012

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Yaman Alqadri, ex prigioniera dei servizi segreti siriani, racconta per la prima volta la storia della sua prigionia, intitolandola: storia breve. Ha subito angherie, è stata picchiata, torturata (anche con scariche elettriche), imprigionata, in isolamento per tutto il tempo, ma con un trattamento rispetto a molti altri prigionieri… a 5 stelle… Probabilmente perchè la sua famiglia è influente ed è riuscita con le adeguate conoscenze a fare pressione… Ciononostante la sua storia fa venire i brividi… La sua unica colpa è stata distribuire volantini che chiedevano la libertà!

(tradotta dall’originale da N. D.: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=392430557449336&set=a.222668714425522.75490.222511194441274&type=1&theater)

“Sei Yaman Al Qadri?” “Sì sono io”

Disse: “Nessun benvenuto?”

Gli dissi: “Chi sei?”

Disse: “Sono Ashraf Saleh”

Replicai: “E chi è Ashraf Saleh?” (ovviamente sapevo chi fosse dalla sua bella fama, ma facevo la finta tonta).

Rispose: “Il Presidente dell’associazione studentesca.”

E io sempre fingendo: “E chi me lo dimostra?” disse: “Adesso ti faccio vedere il cartellino. Dacci il tuo libretto universitario e vieni con noi!”

A questo punto avevo capito che era giunta la fine. Avevano portato un mio collega in una stanza e me in un’altra.

Iniziarono.

“Tu invii i comunicati?”

Ovviamente all’inizio negai, ed ho risposto: “NO, non sono io”

Mi disse: “Non mentire!, Ti abbiamo visto con i nostri occhi dalle telecamere…”

Capii che stava iniziando: “Chi sta con te? Chi non ci sta? Ci hai stancato e ci hai sfinito,”- un po’ di schiaffi e un po’ di pugni dai miei cari colleghi…  Il dottor Ashraf e l’altro ragazzo che hanno detto essere della facoltà di Odontoiatria, ma di cui non ho saputo il nome mi disse: “Poiché ti ho picchiato mi devo fare dieci shampoo per pulirmi (scusami tanto maestro, sa! )” e l’altro: “Considerati espulsa da tutte le università siriane e ora andrai in un posto che neanche il jinni azzurro potrà sapere dove stai [un modo di dire siriano per dire che nessuno potrà trovarti neanche gli spiriti]!” con tanto di insulti sul mio onore.

Nella stanza c’erano altre 3 donne, tra cui una che indossava al collo un ciondolo con la foto della “sua eccellenza” [Assad] e anche lei non ha mancato affatto di fare la sua parte nei miei confronti.

Per quanto riguarda il signor Iyad Talab invece, qui si riconosce l’onorevole sheikh, sai? Se fossi un ragazzo avrei riempito la mia mano del tuo sangue, ma io non picchio le donne (wow, ti sono debitrice!) e il dottor Ashraf tirando fuori il suo cellulare iniziò a fotografarmi.

Presero alcune copie dei volantini che avevamo distribuito ed iniziarono ad urlarmi contro:

“Ancora oggi le vostre carte sono sottoposte ad analisi” e l’altro ha spiegato loro come ogni volantino avesse un colore e come ogni colore avesse un significato ben specifico e che avevamo stampato 20mila volantini, e quando li ho visti risentiti così tanto, ho gioito dal profondo del mio cuore. In pratica ho tentato di convincerli che sono una ragazza, e che la mia famiglia non era con me, e veramente ero molto impaurita e terrorizzata, urlavo e piangevo, quando mi picchiavano. Uno dei ragazzi liberi ha cercato di difendermi affacciandosi dalla finestra della guardiola chiedendo “Perchè la state picchiando?” ma hanno tagliato corto ed hanno messo uno dei loro uomini alla finestra . Mi hanno fatto scendere dalla sedia e sedere per terra e hanno iniziato a dirmi: “Non alzare la voce!”; hanno preso 12.000 lire dal mio portafogli e 500 riyal saudite (cioè, i miei colleghi mi hanno derubato…) ed hanno chiamato la volante.

Mentre salivo sull’auto c’erano diversi ragazzi e ragazze che guardavano impotenti, li ho guardati con lo sguardo di chi dice addio e sono salita. Appena ho visto le armi mi sono spaventata, e l’agente si è messo a ridere e mi ha detto “Sali, non temere!”…

La macchina ovviamente era un’auto civile senza nessun segno ufficiale. E’ partita e i bravi ragazzi infantili mi dicevano “Byeeeeeeeee!”. Mentre ero in macchina mi sono accorta che perdevo sangue dal naso.

Gli agenti che erano con me fingevano di essere impietositi e quando uno di loro mi chiese di dove sei successivamente disse: “La gente migliore, a Jirud ancor oggi non è scesa in piazza nessuna manifestazione e l’altro giorno pacificamente è scesa in piazza una bellissima manifestazione per il signor presidente”. Stavo per ridergli in faccia se non fosse stata per la mia brutta condizione (veramente per quanto fosse dura la situazione non puoi che provare pena, e quando ero nella guardiola e mi interrogavano sui finanziamenti e su Bandar e dicevano che vogliamo rovinare il paese e non so che altro, giuro che ho pensato che fanno pena!).

E ha iniziato a dirmi: “Non aver paura ma il “maestro” vuole vederti, una domanda e una risposta e poi torni a casa.”

L’unica domanda che avevo in mente io era: e poi? cosa accadrà?

Siamo arrivati alla caserma, che poi ho scoperto essere dei servizi segreti dell’aeronautica a Harasta.

Hanno sequestrato le mie cose , i miei comunicati e mi hanno messo in una cella singola; appena sono entrata pensavo che era la prigione di cui avevo sentito parlare, un corridoio stretto, con gente appesa ai muri, con celle singole a destra e sinistra… Mi hanno portato una sedia e mi hanno detto “Siediti ed aspetta qui finché non ti vede il “maestro”. La cella singola è grande circa due metri per un metro con una coperta sporca per terra ed una scatola con dell’urina in un angolo… Sul muro scritte con date e aforismi… Mi sono messa a guardare e leggere il muro incredula…

I prigionieri nell’altra cella parlavano tra loro, leggevano il Corano, pregavano, invocavano Allah, probabilmente ero l’unica a trovarmi da sola; ho saputo quando hanno distribuito il pasto che nella cella singola difronte a me c’erano 10 prigionieri!

Ho cercato di realizzare, ero sola e trovavo la cella molto stretta, quando hanno saputo che ero una ragazza hanno iniziato a pregare: “Allah ti protegga, sorella nostra.” Dopo un po’ è arrivato un ragazzo, ho saputo che era cristiano da un nastro che aveva al polso… Era gentile, iniziò a dirmi: “Nella vita ci sono prove difficili, e bisogna affrontarle, adesso ti vuole vedere il maestro, è questione solo di domanda e risposta. ”

Mi fece salire dal maestro ( il capo del distretto), entrai da lui con i polsi ammanettati, quando nel suo ufficio lussuoso ordinò per sé un succo di pompelmo urlò : “Perchè ha gli occhi scoperti?” Gli risposero: “Signore, affinché vedesse la strada!”

Replicò: ” Ti importa molto se vede, vero?”

Capii che quella persona non sarebbe stata semplice da affrontare, mi portarono una sedia, mi fecero sedere ed egli ordinò:

“Legatele le mani dietro la schiena!” Un uomo stava alla mia destra ed uno alla mia sinistra, per aiutare il “maestro”.

Innanzitutto mi chiese del contenuto dei volantini, e gli risposi: “Non so cosa dicono” Mi disse: “E no, tu non hai intenzione di aiutare te stessa” e si alzò dalla sua scrivania ed ordinò:

“portatemi la corrente elettrica.”

Si tratta di un piccolo strumento che si carica con la corrente (almeno credo) e quando lo premi scarica corrente. Ha iniziato a usarlo su diverse parti del mio corpo. E ogni qual volta cercavo di alzarmi dalla sedia i due ai miei lati mi tenevano.

Dopodiché ordinò: portatemi quella da 220, ed in effetti ne ha usato un’altro. Differente. Percepivo che la sua scarica era maggiore…

Quindi mi chiese a quante manifestazioni avessi preso parte. Gli risposi: “Neanche una!”

Quello alla mia destra mi sferrò un pugno, talmente forte che mi ha quasi slogato la mandibola, e mi disse: “Bugiarda!”

Dissi loro: “Una sola volta quando la manifestazione passò sotto casa mia”.

Ovviamente il linguaggio del “maestro” era molto scurrile; grazie a Dio, finché potevo negavo, specie perchè ho realizzato che non avevano molte informazioni e che stavano più che altro cercando di mettermi paura… e pensavo:

“Ciò che mi sta accadendo ora finirà, non continuerà, verrà il momento in cui cesseranno di fare ciò che stanno facendo”… e poi finì

Disse: prendetela e mettetela in una una stanza da sola e ricordatemi di lei dopo la festa e senza rendermene conto gridai: “NO!” Poi iniziò ad urlarmi in faccia:

“Cosa vuoi allora? Che ti porti giù dai miei soldati così ti violentano?”

M riportarono nella cella singola, la stessa di prima; l’uomo che mi ha portato giù mi ha detto: “Giusto per fartelo sapere, non siamo una caserma della polizia” e poi rivolgendosi ad un gruppo di ragazzi: ” La signorina farà festa da noi”… Mi dissero: “Questo a chi vuole far cadere il regime” e ogni volta che dovevo passare per il corridoio lo svuotavano dalle persone affinché potessi passare… Tornai alla singola e portarono via la sedia…  Poi dissero: “Adesso non ci sarà più la sedia, prendiamo misure più severe” e chiuse la porta..

A quel punto iniziai a sentire l’elettricità in tutto il mio corpo e mi misi a piangere come mai, invocando: “O Allah…”

Un uomo di quelli presenti nell’altra cella si mise a piangere e dire: “O Allah, perchè mi hai lasciato vivere fino a questo giorno per farmi vedere questa scena?” Gli chiesero: “Abu Fulan (padre di tizio) cosa ti prende?”

Rispose: “E’ una donna, è debole, (non dimenticherò mai in vita mia quest’uomo, questi sono gli uomini, questi sono gli eroi!)” e poi disse:”Pazienta sorella mia finché non esco da qui, pazienta!”

Iniziai a calmarmi, le loro voci, le loro invocazioni, e i loro discorsi mi mettevano molta pace, ci mettemmo a leggere il Corano insieme ( O Allah, in quel posto orribile, tremendo, ho trovato le migliori creature di Allah…)…

Dopo alcune ore arrivarono altri e mi dissero: “Vieni con noi”

Mi dissero che mi avrebbero riportato a casa, mi restituirono le mie cose e fecero salire su una volante, sempre legata e ammanettata. Dicevano, a casa. Non potevo far altro che credere loro.

Arrivammo in un posto e l’agente mi disse:”Verrà a prenderti da qui qualcuno della tua famiglia.” Ovviamente anche questo agente era molto sempliciotto e, poverino, si mise a chiedermi se qualcuno mi avesse fatto del male, e aggiunse: “Si può fare un errore del genere? Cosa ti manca? Dimmi non ti vergognare… Stai studiando medicina e si vede che non sei povera, cosa ti manca da farti andare contro il regime? (quando ero nella guardiola una delle insegnanti mi disse: cosa ti manca? Il telefonino che hai costa 50mila lire e il professore Iyad disse: cosa ti manca? Guarda, noi viviamo in povertà ma lo amiamo, è il padre di tutti noi!)”…

Fatto sta che dopo una lunga attesa in macchina, mentre pensavo chissà chi verrà a prendermi della mia famiglia, non ero convinta, ma non avevo altra scelta che credere, scesi, presero le mie cose un’altra volta e mi diedero una ricevuta come al solito, e mi dissero: “Aspetta in questa stanza.” Quando stavano per chiudere la porta, fermai un uomo e gli dissi: “Mi hanno detto che c’è qualcuno della mia famiglia qui…” Mi rispose: “Domani, domani verrà qualcuno della tua famiglia.” Chiuse la porta e se ne andò…

A quel punto capii che non ci sarebbe stata la mia famiglia né altro, ma ero stata trasferita in un’altra stazione, cioè la stazione delle indagini nell’aeroporto di Maza, che ovviamente faceva riferimento alla direzione dei servizi segreti dell’aeronautica e restai lì per 23 giorni.

La stanza era un pochino più grande ed era tra due stanze degli interrogatori, il muro e la porta da circa metà erano di vetro opacizzato, quindi entrava la luce del sole (era una cosa importantissima e buona, grazie a Dio); riuscivo a contare i giorni e riconoscere la notte dal giorno, ma ero da sola e la mia posizione tra le stanze degli interrogatori era la peggiore possibile, perchè quotidianamente, quotidianamente, sentivo intorno a me le voci dei torturati, le botte, gli insulti, le umiliazioni, le bestemmie e le urla degli uomini, era questo stesso un tremendo metodo di tortura per me, ma con i giorni mi accorsi che mi stavo abituando… E questa cosa mi fece molto male! “Che significa Yaman? Ti hanno azzerato?” Pregavo per loro tutto il tempo e non riuscivo a dormire finché non avessero finito… Cercavo per quanto possibile di evitare di sentire… Ma non ci riuscivo… Generalmente iniziavano la sera, alle 9 circa fino a prima dell’alba.

Il giorno dopo, il venerdì, mi sottoposero ad un interrogatorio molto lungo, mentre ero legata. Il linguaggio era pesante e mi hanno minacciato con la corrente elettrica, ma questa volta non la utilizzarono. All’inizio cercai di negare, ma in quel posto i ragazzi erano completamente liberi da altri impegni e l’interrogatorio era con i fiocchi… E due miei amici erano prigionieri prima di me… Capii che avevano delle informazioni, decisi di parlare in maniera leggera per quanto possibile, quando avevano un’informazione di cui mi chiedevano, rispondevo.

Decisi di seguire la strategia che sì, ho fatto questo e quest’altro… Perchè pensavo fosse la cosa giusta, sono coinvolta emotivamente in ciò che sta succedendo, e mi dispiace per i morti nel paese, per i prigionieri, e scusatemi forse era mia ignoranza causata dalla falsità dei media, e non vedevo le cose nella giusta prospettiva…

Dopo di ché gli interrogatori sono diventati chiacchierate e confronti, specialmente quando mi portavano su dal sergente maggiore ( a capo della stazione) che mi parlava di quanto aveva realizzato il regime nello sviluppo del paese, e spiegava il grande complotto mondiale, e la cosa più bella fu quando mi parlò della grandezza del settore sanitario e la presenza di ospedali statali e delle attrezzature moderne di cui sono dotati (peccato che da noi gli ospedali statali più che ospedali sono macelli!!) e una volta in data 18-11 mi portarono un ispettore appositamente chiamato. Mi hanno portato nella stanza degli interrogatori a destra e si mise a filosofeggiare parlandomi delle teorie di Freud (incredibile!!) e chiedermi dei miei legami con Rifat Annashed (nonostante non la conoscessi affatto di persona, ma probabilmente avevano saputo che mi piacerebbe specializzarmi in psichiatria forse … Non saprei…. Ma ciò che seppi è che la dottoressa Rifat si trovava nello stesso posto dove ero rinchiusa…).

Mi offrì una sigaretta, gli dissi: “Grazie! Ma fa male alla salute!” Decise così di volermi psicanalizzare dicendomi: “Ma tu, una ragazza della tua età, invece di scrivere una lettera al suo innamorato, invece di scrivere una poesia, scrivi volantini e li distribuisci?” e aggiunse :”Quando mi dissero Yaman – pensai che avrei visto una ragazza con i baffi (stava facendo lo spiritoso con me!)”… Per quanto mi hanno fatto andare e venire chiedendomi di persone mi sono stupita …(sono una ragazza normale, non sono una dei grandi attivisti, né opero a livello organizzativo, sto con le persone che organizzano corsi per organizzare le manifestazioni. L’unica cosa che ho fatto per “istigare”, come dicono loro, sono stati i volantini che abbiamo lanciato nell’università)…

Tentarono più volte di farmi incolpare qualcun altro e di accusare determinate personalità di avermi istigato, ma continuai ad affermare che ero responsabile dell’idea… E di tutti coloro che mi hanno domandato ho finto di non conoscere nessuno… La cosa a cui stavo più attenta era di non coinvolgere nessuno… A loro interessa molto rovinare i rapporti sociali tra le persone e metterle le une contro le altre…. Cercavano sempre di convincermi che le persone di cui sentivo le grida erano pericolosi criminali, assassini e stupratori … E che loro li torturavano solo per farli confessare… Per farmi credere che non solo stavano proteggendo la sicurezza del paese… Ma che stavano anche proteggendo il ns. onore….

Al di là dell’orario degli interrogatori, cercavo di dormire molto, per far passare il tempo, cantavo le canzoni della rivolta, e quando mi accorgevo che si stava avvicinando qualcuno, abbassavo la voce o tacevo del tutto, anche quando pregavo, se mi accorgevo che qualcuno si stava avvicinando,interrompevo la preghiera(perchè la preghiera è vietata…)e sapevo ciò perchè quando una volta uno degli impiegati mi chiese se pregavo, gli risposi affermativamente… Mi suggerì: “Fai attenzione perchè è vietato!”… E leggevo giornali, insistevo molto affinché me ne portassero ( vero, Al bath e Ottobre, ma leggevo le riviste culturali e artistiche e riuscivo così ad avere le notizie) e la miglior notizia fu quando lessi del blocco della presenza della Siria nella Lega Araba, ho provato la sensazione di alzarmi dalla gioia di un palmo dalla coperta su cui giacevo… E ho iniziato a sperare…

Una volta uno dei prigionieri che tenevano fermo sulla finestra della mia stanza, non so come seppe che c’era qualcuno dentro, mi bussò sul vetro e mi mostrò il segno della vittoria… Al ché mi raggelai e non credetti a ciò che avevo visto… L’angolo del vetro era rotto un pochino, un’ apertura di mezzo centimetro, mi misi a guardare attraverso di essa verso l’esterno… E quando c’era un prigioniero al di là del vetro, mi mettevo a parlare con loro attraverso di essa e a pregare per loro.

Li facevano fermare alla mia finestra incatenati e tremanti… Dopo di ché li facevano entrare dentro e iniziavo a sentire le loro grida… Una volta vidi due soldati con uno dei fermati, lo impaurivano e si prendevano gioco di lui… E un’altra volta lo fecero inginocchiare sotto il sole, e lo lasciarono lì…

Questa piccola fessura era la mia finestra sul mondo esterno….

Una cosa molto importante fu che qualcuno degli impiegati simpatizzò per me e mi aiutò molto, era convinto che fossi in errore e che stessi danneggiando il paese… Ma mi diceva anche: “Il tuo posto non è qui… perchè ti sei fatta questo? Tutto per questa stupida rivolta per cui ci hanno sfinito con dire pacifica (insulti alla pacifica), potevi vivere la tua vita, sei una ragazza all’inizio della tua vita…” e cose del genere… Ma dopo 15 giorni mi aiutò e mi fece parlare con mia madre…  Dopo che sentii la voce di mia madre la prima volta ebbi un crollo… Ma successivamente mi tranquillizzai molto e non mi importò più molto di quando sarei uscita… Mi dicevo: “Verrà il giorno in cui uscirò…” e il tempo passava più velocemente di prima… E questo impiegato mi informava su cosa mi stesse succedendo… E cosa stessero decidendo gli ispettori sulla mia sorte… Una volta mi disse:”Forse starai qui ancora 60 giorni, dopo di ché sarai processata…” E una volta mi disse:”Forse ti daranno la grazia”… Non capivo più niente…

Tra le cose che mi capitarono (questa fa ridere!) fu che mi venne dopo 10 giorni una malattia della pelle a causa della coperta lurida con cui dovevo coprirmi… Questo impiegato si accorse che mi grattavo e mi portò un medico che vide la mia mano e sorrise; disse:” Cambiatele la coperta” e mi diede una medicina da usare per 3 giorni… Dopo che andò via seppi che era scabbia… E in quel momento mi dispiacque veramente tanto per la mia condizione,  mi misi a piangere molto, in quel giorno… Per me questa malattia era una vera disgrazia… Ciò che importa è che dopo qualche giorno migliorai… E uscita terminai la cura grazie a Dio… Mi dissero che si chiamava “fusfus” e colpiva spesso i soldati nell’esecito per colpa delle coperte… Comunque…

Per quando riguarda la mia famiglia, le loro condizioni erano pessime… Quel famoso giovedì continuavano a chiamarmi trovando il cellulare irrangiungibile, ma non si erano preoccupati più di tanto, poiché avevo detto il giorno prima che avevo intenzione di partire per andare nel villaggio di mia nonna ai confini con il Golan, e lì non c’è campo… Si dissero “Allora è partita!” Il venerdì mio padre accese la tv sintonizzandosi su Al Jazeera e vide Alì Al Hasan che diceva la notizia… Quando informarono mia madre che era in macchina stava per aprire lo sportello dell’auto in corsa e scendere… Il secondo giorno del eid (festa islamica) mia madre era in Siria cercando di fare il possibile per farmi uscire… Tra raccomandazioni e umiliazioni, insulti… La storia di mia madre è un’altra storia… Fino a che riuscì ad ottenere almeno una visita, il giovedì 24 novembre, e quando la vidi rimasi scioccata… Non la riconobbi… Era invecchiata di almeno dieci anni… Dimagrita di 10 chili in 20 giorni… Andava avanti con i tranquillanti… Era anche morta mia nonna (sua madre), ma non me lo disse durante la visita… Mia nonna mi aveva allevato, non avevo potuto starle vicino negli ultimi giorni della sua vita… E neanche durante il funerale e il lutto… Dopo la visita di mia madre tornai nella mia cella molto felice… Ebbi la sensazione che la fine della mia prigionia fosse vicina… Sarei uscita probabilmente a breve… Passò il venerdì, venne il sabato 26-11. Entrò l’impiegato e mi disse: alzati! preparati, uscirai!! era la notizia più bella che avessi mai ricevuto… Non ci potevo credere… Andai a ritirare i miei oggetti, avevo una borsa con le mie lezioni… Mi dissero di controllare che ci fosse tutta la mia roba.

Guardai nella borsa e vidi il libro del filofoso Malek bin Bunni (il compendio del cambiamento) e gli dissi che non era mio; mi risposero:”Falla finita… Mettilo via e vattene…” Cosa gliene importava a loro di chi fosse il libro? Cercai di leggere il nome per capire a chi appartenesse. Pensai molto a questa coincidenza… Quel libro apparteneva ad uno dei prigionieri. Ed era tra le mie cose… Un esempio di questi criminali che massacrano le persone e stuprano le donne (Allah vi maledica, state torturando i migliori ragazzi e uomini del paese… Siete voi i criminali e nessun altro se non voi… Voi e i shabbiha)…

Una delle cose incredibili e una prova delle falsità la ebbi quando avevo ricordato il nome di Ghiath Matar in uno degli interrogatori. Mi chiesero:”Ghiath Matar? lo conosci per caso?” Gli risposi no, che ne avevo solamente sentito parlare… Mi dissero:”Sai che Ghiath non è stato arrestato neanche un giorno” Replicai che non lo sapevo… Dopo un po’ di tempo chiesi all’impiegato gentile con me visto che non temevo mi facesse del male: “Mi avete detto che non è stato fermato neanche un giorno… Cosa è accaduto?” Mi guardò torvo per un po’ e mi disse: “Perchè lo stai chiedendo?”; gli dissi che era semplice curiosità e perchè ci aveva molto rattristato… Disse: “Anche a noi ha rattristato…” e aggiunse: “E poi tu credi davvero che ci sono persone che vengono massacrate e seviziate qui?” e ancora chiese: “Si sa che Yaiha è peggio di Ghiath e che lui è la mente organizzatrice… Se la sicurezza volesse ucciderlo… Perchè uccidere Ghiath e lasciare Yahia? (aveva la sua logica)” E disse ancora: “Ma se Yahia avesse voluto apparire in televisione avresti saputo come è morto Ghiath… Ma noi non obblighiamo nessuno ad andare in televisione a meno che non sia pentito del suo errore e lui stesso voglia beneficiare altri (quella notte non dormii al pensiero di cosa gli avessero fatto e lui continuava a rifiutarsi di andare in televisione)” Gli chiesi: “Yahia vive qui allora?” Mi urlò in faccia e disse: “Cosa credi allora?” e mi informò che gli avevano teso una trappola per catturarli ma Ghiath era armato e aveva sparato su un soldato e furono costretti a sparargli…  Avevano risposto al fuoco… L’avevano ferito, ma l’avevano immediatamente portato in ospedale… Ma Allah non gli aveva destinato ancora vita… (ma che storia sta inventando??? La vostra stupidità mi fa cadere le braccia).

Comunque dopo aver ripreso le mie cose uscii e mi portarono nell’ufficio del maggiore che mi informò che avevano deciso di farmi uscire (ovviamente meritavo ciò perchè avevo imparato la mia lezione e mi ero trasformata da una persona negativa ad una positiva!) , mi fece una piccola predica finale e mi diede i suoi numeri scritti su un foglio in maniera che se qualcuno avesse osato infastidirmi avessi potuto immediatamente chiamarlo… Non per altro, solo perchè il loro compito era garantire la sicurezza del paese… (certo, come no)

Venne mia madre con dei parenti e mi portarono via con la macchina… Vedevo Damasco incredula… Cantavo quanto è bella la libertà… Dopo due giorni arrivai a Ryad (Arabia Saudita), papà appena mi vide entrare dall’ingresso dell’aeroporto fece un lungo sujud di ringraziamento ad ALLAH… Anche lui era irriconoscibile…. La sua barba era lunga, era dimagrito tantissimo…

Divenni distante… Mi ero estraniata come era capitato a molti… Mi ci volle molto per aprirmi e raccontare ciò che mi era successo… Perchè avevo la speranza di tornare a Damasco per il secondo semestre… Ma i miei tentativi furono vani…

MA L’ANNO PROSSIMO TORNERO’…. TORNERO’ IN UNA DAMASCO LIBERA, TORNERO’ ALLA MIA UNIVERSITA’, ALLA MIA FACOLTA’, SENZA SHABBIHA, SENZA PAURA! SENZA FARSE! SENZA STATUE NE’ GIGANTOGRAFIE! SENZA UMILIAZIONI NE’ SERVILISMO… TORNERO’ ‘IN UNA SIRIA LIBERA, DEMOCRATICA, CIVILE… UNA SIRIA DI ORGANIZZAZIONI… UNA SIRIA DI CULTURA E CIVILTA’… LA SIRIA… IL SOGNO, SIGNORE, AMIN! VIVA SIRIA LIBERA, ORGOGLIOSA, CADA L’OPPRESSORE BASHAR AL ASSAD (visto che è per la tua grazia che sono uscita, così parrebbe… perchè non grazi 23 milioni di siriani e te ne vai??)!

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