Torino 10-14 maggio: il salone del libro. Io preferisco leggere.

Posted on 08/05/2012

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-Di Monica Grigolo

“I nostri giovani sanno troppo poco. Non conoscono le lingue, l’italiano compreso…”. Lo ha affermato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, nell’intervento a un convegno sull’apprendistato a Torino.

Lo si afferma da tempo, i giovani ma non solo giovani, leggono e imparano poco, le ragioni sono molteplici e non è intenzione di chi scrive svolgere un’indagine sociologica per cercare le cause della disaffezione, più che un vero e proprio divorzio, della popolazione italiana in età scolare e non dalla cultura. Cultura che non fa necessariamente rima con istruzione ma con conoscenza, voglia di apprendimento e di non fermarsi alle chiacchiere che riempiono di vuoto il nulla di questi tempi di crisi.
Cultura che passa anche attraverso i libri, non solo quelli che appesantiscono gli zaini e che rimangono spesso intonsi a giugno quando suona l’ultima campanella ma quelli che si scelgono per sete di sapere e per voglia di viaggiare con la mente, rendendosi conto che il mondo non è limitato a quello che si vede ma anche a quello che si immagina.

Si può restare dieci minuti sulla stessa pagina dello stesso libro e sapendo che ogni altra pagina non girata non sarà usata contro chi legge e che non è peccato sottolineare e aggiungere riflessioni personali accanto a quelle dell’autore, ci si può appellare al terzo diritto del lettore e non finire per passare a un altro libro di un altro autore. Ma si dovrebbe sempre immaginare come in Fahrenheit 451 che un giorno qualcuno molto poco amante della libertà e delle idee qualsiasi esse siano potrebbe mandare al rogo ogni pensiero messo su carta. E sarebbe l’oblio e l’obnubilamento della mente umana.

Perché leggere?

Perché leggere è toccare, l’indice destro sulla copertina, sul dorso, lentamente. Stringerlo, comprimerlo come se avesse pelle e muscoli e accarezzarlo per imprimergli le proprie impronte digitali di appartenenza.
Perché leggere è odorare, il profumo di bosco della carta pressata (si abbattono alberi per fare i libri, che dal sacrificio di una pianta germoglino pensieri costruttivi, almeno), l’anima dell’inchiostro nelle parole a volte acide a volte basiche, trasformarle in ricordi di altri libri e di altri giorni.
Perché leggere è guardare, le pause, gli spazi, le proposizioni con gli “a capo”, dall’incipit all’epilogo, rincorrendo le virgole fino all’ultimo punto.
Perché leggere è capire, dimenticare l’esterno e viaggiare nella storia o nei versi, diventando protagonisti angolari silenziosi ma presenti, in quello spazio, in quel tempo, in quella frase come se i fogli fossero sparsi su una pianura ad anticipare quello che verrà.
Perché leggere è ascoltare, chiudere i libro e sentirsi pieni di qualcosa che non c’era e si doveva avere, poggiare il libro sul letto e sapere che tutte le parole sono l’immenso diario di ciascuno che abbia guardato in faccia la disperazione, il delirio, la bellezza e la grandezza di un mondo seppure un po’ alla deriva.

(Salone Internazionale del Libro-Torino)

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