Quanti pregiudizi sull’Islam italiano… in Italia dagli italiani.

Posted on 07/05/2012

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-Di Donatella Amina Salina e Cinzia Aicha Rodolfi

Ancora siamo lontani da un’analisi scientifica priva di pregiudizi per quanto riguarda i nuovi musulmani, da parte non solo della stampa più vicina ad ambienti conservatori, ma anche da quella di sinistra, incluso, purtroppo, parte del mondo accademico.

Questo fenomeno, ovvero “la conversione all’Islam”, coinvolge ormai decine di migliaia di persone in tutta l’Europa, provenienti da tutti gli ambienti sociali di varie età e professione.
Per quanto riguarda l’Italia, si stima siano circa cinquanta mila le persone ritornate all’Islam (puro monoteismo: il Credo in un solo Dio, esattamente la religione di Abramo e di tutti i Profeti).

Usiamo questa espressione perché si nasce sottomessi a Dio, che è evidentemente il nostro Creatore; sono poi i genitori che in seguito ci educano alla fede religiosa a cui appartengono, ed è sempre più frequente il caso di persone che da adulti scelgono una religione diversa da quella dell’ambiente di provenienza.

Un musulmano/a italiano/a non deve necessariamente stravolgere la propria cultura e il proprio bagaglio di conoscenza per essere un buon credente. Mentre la ritualità è uguale per tutte le epoche e tutte le culture, nella vita sociale è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato a meno che non danneggi il prossimo.

Quindi l’islam si tinge dei colori, dei profumi e delle fragranze provenienti dalle varie culture dove cresce.

Per noi musulmani italiani ha molta importanza la vita spirituale, il colloquio intimo con Allah (Dio Unico l’Altissimo), l’impegno quotidiano contro ogni sopraffazione, violenza ed abuso contro il prossimo o contro noi stessi.

Alcuni ci considerano un esercito (che brutto termine), ma noi ci consideriamo una comunità di fratelli nella fede, tutti nati dalla stessa coppia, ovvero Adamo ed Eva, nostro padre e nostra madre, uniti nel cammino della vita, illuminati dalla fede e dalla buona parola e guidati dalla luce Divina. Nulla a che vedere con quel fanatismo che viene a torto rimproverato ai veri credenti.

Ci sembra che ancora prevalga una sottovalutazione della dimensione spirituale che è piu difficile da decifrare per un giornalista o per un sociologo, mentre c’è una prevalenza di descrizioni legate ad aspetti rituali come il Ramadan o la preghiera del venerdì; oppure si scrivono articoli che puntano all’élite dei dirigenti delle moschee spesso accusati di radicalismo religioso.

E’ come se il pensiero unico occidentale guardasse un fenomeno che capisce fino a un certo punto con delle lenti deformate.

Anche l’impegno politico di alcuni italiani musulmani è legato non tanto all’Islam, ma ad un bisogno innato di giustizia che è proprio di tutti gli esseri umani e trascende la sfera religiosa.

Nonostante ciò esso viene rivendicato come parte dello sforzo personale che ogni credente compie sul cammino della vita; uno sforzo (Jihad) sulla via di Allah che è soprattutto perfezionamento interiore, lotta contro le proprie passioni e i propri difetti; anche l’aspetto esteriore, spesso caratterizzato da abiti modesti che coprono il corpo, dalla barba per gli uomini e dal velo per le donne, NON è fanatismo né volersi allontanare dalla realtà quotidiana, ma è lo sforzo per assomigliare esteriormente a quello che uno è interiormente, a prescindere dal luogo in cui si è nati e dalla lingua che si parla.

L islam è luce e fede, qualcosa di molto semplice ed insieme complesso e probabilmente la comprensione di questo aspetto è molto difficile anche per chi lo studia da anni.

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Certamente difficile comprenderlo, se non lo si vive con il cuore aperto, certamente impossibile per chi ne vuole parlare con pregiudizi e motivazioni illogiche.

Colui che parla o scrive di questi migliaia di nuovi musulmani, volendo portare alla luce un’effettiva constatazione di una realtà importante dalla quale oramai non si può più prescindere, dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza visto che si tratta di una grande umanità che, piaccia o meno, ha scelto una fede spirituale, ed un tema delicato, invece di pensare solo a voler descrivere sterili immagini esteriori, andando a cercare stranezze ed incoerenze dove invece non ci sono. Quale illogica e scorretta motivazione.

Tutti gli esseri umani che fanno scelte di cuore dovrebbero essere rispettati e trattati con sensibilità, fate vattenzione quindi a non cadere nella supponenza proprio quando invero c’è una grandissima ostinata ignoranza.

Ignoranza dei sentimenti intimi, che nulla hanno a che vedere con esperienze di vita più o meno particolari. Ogni creatura su questa terra vive situazioni che lo segnano e lo maturano, lo cambiano spesso, ma queste situazioni non hanno nulla a che vedere con la fede in Dio che nasce da una ricerca della spiritualità latente in qualsiasi creatura.

Per questo motivo è davvero inutile e biasimevole indicare fattori esterni contingenti ad una maturazione di fede. Spesso vengono associate situazioni, ma invero non sono cause perché chi cerca Dio lo trova sempre e non c’è bisogno di scontrarsi con tragedie o esperienze negative. Quanti milioni di casi di cambiamenti di fede si sviluppano in realtà assolutamente serene e semplici vite quotidiane dove infatti non esiste alcun problema.

Ci sono migliaia di “ritornati al puro monoteismo” che evidentemente dovrebbero essere solo considerati come anime che hanno cercato, e la loro scelta maturata in età adulta, insieme alla passione che dimostrano, deve dimostrare solo che questa decisione porta evidentemente ad una serena consapevolezza e ad una forza straordinaria perché nonostante le difficoltà oggettive, come si evince dalle statistiche, i musulmani nel mondo crescono ogni giorno.

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