Grecia: una bomba a orologeria. Samaras ha solo tre giorni.

Posted on 07/05/2012

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-Di Fatima Ismaeil

La questione ellenica  si presenta davvero come il disarmante emblema del fallimento della politica economica dell’Ue; la culla della civiltà europea, straziata dalla delirante e sterile politica dell’austerity, è sull’orlo di un’implosione catastrofica. I risultati delle elezioni di ieri, che vedono il  drastico ridimensionamento dei due principali partiti del Paese (Nuova Democrazia e Pasok), filo europeisti e sostenitori del precedente governo tecnico di Papademos, l’emergere della Sinistra Radicale (Syriza), e l’ingresso in parlamento del partito neonazista Alba D’Oro, lanciano un messaggio chiaro e pericoloso: i greci sono stanchi, arrabbiati e impoveriti.

Per esprimere il proprio malcontento moltissimi hanno imboccato la via dell’astensionismo: il 40% dei greci non ha  votato, sopraffatto dalla sfiducia nei confronti delle capacità risolutive di una delle classi dirigenti più corrotte al mondo, nei confronti di un’Europa dimostratasi disprezzante e intollerante verso l’insuccesso, il disagio economico, sociale, lontana dalle reali istanze delle persone comuni, dei 439.000 minorenni che vivono in Grecia sotto la soglia della povertà; un’Europa che ingerisce pesantemente sulle scelte di politica interna, snaturando la sovranità nonché l’orgoglio nazionale greco.

Chi ha votato ha virato sostanzialmente verso sinistra, con la Syriza di Alexis Tsipras  (16,76%) e i comunisti del Kke (8,47%), anti-austerity, e verso destra, con  i Greci indipendenti (10, 6%) e con Alba Dorata  (7% contro il solo 0,29% del 2009); il 18,9% dei votanti, ha comunque dato la sua fiducia alla conservatrice Nuova Democrazia di Antonis Samaras, il quale, però, incaricato oggi dal presidente Papuolias di avviare le consultazioni per formare il nuovo esecutivo, si trova davanti ad un’esasperante frammentazione politica che rischia di degenerare nell’ingovernabilità. Muovendosi dall’ottica di creare un governo di salvezza nazionale che mantenga la Grecia in Europa, perseveri nella politica del rigore, nondimeno rinegoziando in parte il prestito internazionale, Samaras può contare solo sull’appoggio dei socialisti di Pesok (al 13, 2% contro il 43% del 2009), raggiungendo così solo 149 seggi parlamentari contro i 151 richiesti per conquistare la maggioranza; urge, insomma, l’alleanza con una terza forza politica, ravvisabile, per affinità d’indirizzo, nell’europeista Sinistra Democratica (Dimar) di Kouvelis (6,1%),  il quale, però, afferma di voler rifiutare di far parte della coalizione.

Samaras ha tre giorni per trarre dal caos della variegata moltitudine partitica una maggioranza che assicuri, in termini di governabilità e sopratutto di credibilità estera (credibilità indispensabile per poter divenire protagonisti di un dibattito europeo che porti ad una revisione del prestito internazionale), un futuro al Paese, oggi pericolosamente in bilico tra spinte antieuropeiste, nazionaliste, estremiste, facenti leva sugli umori immediati della popolazione, e, invece, il desiderio di un rinascita greca politica, istituzionale, economica, all’interno, comunque, del panorama europeo.

Se fallirà, il testimone passerà a Tsipras, il quale è intenzionato a creare una coalizione di forze politiche che si oppongono al prestito internazionale.

Oggi più che mai, appare evidente come l’inquietudine sociale si sia tramutata, in Grecia, in inquietudine politica.

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