I drappi bianchi della disperazione, in ricordo di Giuseppe Campaniello

Posted on 05/05/2012

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-Di Fatima Ismaeil

Bologna. Erano un centinaio ieri a sfilare per le vie del capoluogo emiliano, in ricordo di Giuseppe Campaniello, il piccolo imprenditore di Ozzano Emilia, (BO) , datosi fuoco lo scorso 28 marzo davanti all’ agenzia delle Entrate di via Nanni Costa.

Il corteo, composto da alcune vedove di imprenditori suicidi, mogli di operai, piccoli imprenditori strozzati dal fisco, rappresentanti di diverse forze politiche, è partito dall’ ospedale Maggiore e si è arrestato nel luogo che, circa un mese fa, ha visto dissolversi tra le fiamme la vita, nonché i progetti e le ambizioni di un lavoratore sopraffatto dalla disperazione.

Immagino sgomenta l’immagine terrificante, disarmante, presentatasi quel giorno ai passanti di via Nanni, agli operatori del fisco; una pantomima straziante, drammatica, insostenibile, agghiacciante nella solennità della morte; la vita che si spegne a poco a poco, lenta. Atroce, da brivido.

Drappi bianchi sovrastano i manifestanti: la costernazione, lo scoramento, il disarmo, lo smarrimento; ma anche la speranza e il coraggio di chi rimane, di chi sceglie di restare, nonostante tutto.

La foto di Campaniello in testa al corteo, simbolo di una categoria, quella dei piccoli imprenditori, schiacciata dal peso di una tassazione feroce, incredibilmente gravosa, vessatoria, troppo spesso iniqua.

“La disperazione è totale, mio marito non si è sentito sostenuto” afferma Tiziana Marrone, vedova dell’artigiano e organizzatrice della manifestazione assieme a Elisabetta Bianchi, figlia di un imprenditore. Quest’ultima si è sentita in dovere di fare qualcosa “perché nessuno fa niente”, sostiene, e questa strage silenziosa rischia di sprofondare nell’ indifferenza delle istituzioni politiche e sociali. “ Le tasse vanno pagate-spiega- ed è un dovere farlo ma chiediamo al governo di cambiare leggi, di mettersi una mano sulla coscienza. La gente ha bisogno del rapporto umano che non c’è più.”

Una volta giunti in via Nanni Costa, la signora Marrone rende omaggio al marito ponendo due mazzi di fiori sull’asfalto che reca ancora le tracce della distruttività lacerante delle fiamme. Sembrano riecheggiare urla lancinanti. Chiede di essere lasciata in pace dal fisco: era questo il desiderio del marito, desiderio buttato giù nero su bianco, nella sua lettera d’addio: “io amo la vita e voglio vivere”-dice la vedova-“mi è stato tolto tutto, sono sola e ho una famiglia alle spalle, anzi due perché la famiglia di Giuseppe c’è. Lasciatemi in pace, lasciatemi vivere la mia vita, se sono tranquilla io riposa in pace anche lui”.

Conclusasi la manifestazione, le due organizzatrici, invitate a entrare nella sede dell’agenzia delle Entrate, hanno avuto un colloquio con un dirigente della Commissione tributaria.

Ammonta a trentadue il numero degli imprenditori che nel 2012 in Italia hanno deciso di togliersi la vita; dieci solo nella regione Veneto. Lo rivela la Cgia ( Associazione Artigiani Piccole Imprese) di Mestre, la quale auspica la creazione di un fondo nazionale di solidarietà per l’erogazione di mutui in favore dei piccoli imprenditori messi alle strette dalla crisi economica.

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