Bella Italia… tutti poveri eccetto “la casta speciale”

Posted on 03/05/2012

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-Di Amina Donatella Salina

I dati ISTAT sul censimento della popolazione italiana hanno confermato il crollo della natalità compensato solo parzialmente dalle nascite dei figli degli immigrati, speriamo presto naturalizzati italiani. L’altro dato impressionante a fronte dei due milioni di  case sfitte è l’aumento dei cittadini che vivono in baracche, occupazioni o simili, pare siano oltre le settantamila famiglie. Costruire altrettante case popolari non sarebbbe certo la rovina dello Stato visto i soldi sprecati in servizi superflui per la casta.

Questi dati confermano non solo l’impoverimento della popolazione ma la scomparsa di interesse per il cittadino medio o semplicemente per l’essere umano che dovrebbe essere colui per il quale si porta avanti onestamente la “cosa pubblica” ovvero si fa politica.

I Costituenti che avevano pagato canone allo stato fascista concepirono la Costituzione comne legge fondamentale per uno Stato dove il cittadino e in particolare il lavoratore, l’ anziano, il bambino, fossero cittadini a pieno titolo prescindendo dalla condizione sociale di origine. Oggi siamo un paese a Costituzione …. dimenticata.

L’essere figli di persone agiate riperpetua la condizione di privilegio comunque guadagnata a prescondere dal merito e dallo sforzo, mentre il resto del paese scivola verso una condizione di pura sussistenza fisica, di riproduzione pura e semplice di una sterile forza lavoro.

Lo Stato e sempre più assente nel momento della necessità è fin troppo presente qwuando si tratta di pagare le tasse. Si fa un gran parlare della fase 2 di crescita economica. L’industria italiana è stata scientificamente dismessa negli ultimi venti o trent’anni attraverso la delocalizzazione e la chiusura degli impianti o la rovina economica per colpa della corruzione come sta accadendo per la Finmeccanica.
Mentre chiudevano le acciaierie e le industrie chimniche nessuno ha investito sull’istruzione, sulla ricerca, sui brevetti, sui beni culturali che sono l’unico petrolio che abbiamo.
Altri paesi l’hanno fatto anche nei momenti di crisi e adesso si stanno riprendendo, o comunque hanno le basi per farlo.

Il fallimento delle politiche neoliberiste che comprimendo il PIL fanno scendere i consumi producono diseguaglianze, ed alla fine non riescono a risolvere nemmeno i problemi dello Stato, sono sotto gli occhi di tutti.
Anche l’Italia si sta avvitando in una spirale deflazionistica che porta a fondo sia lo Stato sia i cittadini, comprimendo sempre poi salari e pensioni mentre aumentano gli interessi sul debito sovrano.

Il dieci per cento delle famiglie italiane possiede oltre il cinquanta per cento della ricchezza del Paese. C’e da chiedersi questa ricchezza quanto produce in termini di occupazione di fatturato, insomma che incidenza ha sul PIL. Oppure se si tratta di ricchezza investita in titoli all’estero o in operazioni speculative che non producono nemmeno un posto di lavoro.

Se si tassasse a livello europeo la ricchezza improduttiva o speculativa sarebbe un bel segnale in termini di giustizia sociale. Magari devolvendo parte dei proventi verso la formazione di microimprese giovanili e verso il no profit…

L’italia è un paese come si suol dire del primo mondo, ed è intollerabile che ci siano oltre tre milioni di poveri estremi e che una famiglia su quattro sia a rischio povertà mentre una casta di strapagati continua a consumare per usi privati il bilancio dello Stato ed i nostri sudati soldi.

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