25 aprile: Siate meno liberi. Ce lo chiede l’Europa

Posted on 25/04/2012

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-Di Fatima Ismaeil

Siate meno liberi. Ce lo chiede l’Europa. Per intenderci, non stiamo facendo un discorso antieuropeista, antisistemico e demagogico, alla Marine Le Pen, al contrario; è proprio credere nell’impellente necessità culturale, sociale, politica, economica dell’istituzione di un organismo sovranazionale fondante sulla gamma di valori storico-culturali condivisi , che implica necessariamente l’ambire a un’ Europa profondamente diversa.

Conosciamo tutti le ragioni storiche che hanno portato alla nascita dell’ UE: sostanzialmente la volontà di porre fine alle lotte fratricide che per centinaia di anni dilaniarono ferocemente il territorio, e di creare una comune idea progettuale di futuro (in termini politici, culturali, sociali ed economici), prendendo le mosse dal patrimonio di diritti fondamentali e libertà sviluppatisi nel bacino culturale europeo.

Purtroppo, però, fin da subito, l’evoluzione istituzionale dell’ Unione ha ricalcato esclusivamente esigenze economiche prima che politiche, trascurando non solo la creazione di una sovranità politica dell’Europa, distruggendo così l’assunto teorico originario che vedeva tutti gli Stati membri posti sullo stesso livello e favorendo invece il sorgere delle egemonia politica degli Stati economicamente più forti (rimasti pienamente sovrani al loro interno) a scapito di quelli più deboli (non più sovrani e anzi vittime dei ricatti dei primi); ma anche di una cultura economica, culturale, sociale, valoriale condivisa (una Moneta, da sola, non può fungere da fondamento di un’identità condivisa).

Ed è cosi che oggi siamo giunti ad essere in balia delle decisioni economico-politico di Germania e Francia, le quali riuscendo a influenzare in maniera sostanziale il potere economico centrale dell’Unione, la Banca Centrale Europea, detengono le redini della politica monetaria dell’Eurozona, ponendo il soffocante giogo della subalternità ai governi degli Stati economicamente deboli (Grecia, Spagna, Portogallo, Italia). Inutile dire che il livello di democraticità dell’assetto istituzionale dell’Unione ne risente enormemente.

Il governo Monti, per quanto ci riguarda, non sembra porre il minimo segnale di resistenza a quella che si configura come una vera e propria dittatura postmoderna; anzi, assoggettandosi alla tirannide d’oltralpe, sembra sposare subdolamente il motto “Salviamo l’Italia, ammazziamo gli italiani”, schiacciando peraltro gli strati medi e meno abbienti della società civile, attraverso l’attuazione di una sterile politica del rigore, priva di un reale progetto nazionale di crescita. Lungi da quest’analisi, comunque, demonizzare completamente il governo, il quale, non solo eredita vent’anni di malapolitica nostrana e di completa assenza dell’ elaborazione e dell’ attuazione di riforme capaci di modernizzare il bel paese, ma si è trovato nell’impellente necessità di dover ricostruire dal nulla una credibilità istituzionale interna e soprattutto estera, azzerata dal governo di centro-destra precedente.

E così oggi, 25 aprile 2012, ci ritroviamo qui, celebrando il 67° anniversario della Liberazione nazionale, a riflettere sul reale livello di libertà e democrazia del nostro Paese e dei tanti altri Paesi declassati come “inferiori”. È necessario riformare l’idea di UE; una politica monetaria comune, una Moneta comune, da sole, non ci renderanno europei. Dobbiamo lavorare sull’elaborazione di un orizzonte valoriale, politico, sociale comune; dobbiamo ripensare il modello di sviluppo e di crescita economica dominante.

“Mi dica, in coscienza, lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli ed educarli? Questo non è un uomo libero. Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è libertà. La libertà senza conquista sociale è una conquista vana.” Sandro Pertini, settimo Presidente della Repubblica italiana nonché partigiano durante la Resistenza.

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