Lo sport fa male…

Posted on 20/04/2012

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-Di Giuliano Falco

Chiedo scusa ai lettori di questo giornale se scrivo l’articolo in prima persona: va contro la policy di Giornalismo2012. Ma ogni tanto, uno strappo alla regola bisogna pur farlo…

Non me ne voglia l’amico Ciprandi per questo sconfinamento, ma secondo il mio modesto parere, il calcio (e lo sport in genere) fanno male nel corpo e nello spirito (e cercherò di spiegare il perchè). Il calcio poi, insieme al ciclismo, peggio di tutti gli altri. Salvo solo (ma si fa per dire), il canottaggio, la pallavolo e l’atletica leggera.

Allo sport preferisco una sana attività fisica come una passeggiata tra i boschi, in riva al mare o, in mancanza di meglio, in qualche parco cittadino. Chi potesse, poi, si coltivi un pezzo di terra: si ottengono ottimi risultati con il plusvalore di sapere cosa si mangia.

Perchè ce l’ho con lo sport e, soprattutto con il calcio? Sono cresciuto vicino a un campo di calcio. Quello che ho ascoltato dagli allenatori è irripetibile, e non solo su queste pagine. Quello che ho ascoltato dai genitori, poi, è ancora peggio: “Ammazzalo!” “Spaccagli le ossa!” erano le frasi più gentili che gli amorevoli antenati rivolgevano al figlioletto ‘santo’ per incitarlo ad affrontare l’avversario. A scuola poi, sono insegnante elementare, le peggiori risse si scatenano negli intervalli, parlando di calcio e/o giocando a pallone. Ben poche volte sono riuscito a far giocare anche le femmine e a mescolare le squadre…

Non solo: detesto il calcio perchè, con buona pace di Marx, è divenuto davvero l’oppio dei popoli, altro che la religione! Le discussioni che si sentono -nonostante tutti i problemi che ci attanagliano- mi rattristrano assai. Il fatto poi che ragazzotti iperpagati ricevano per ‘giocare’ compensi pari al PIL di intere nazioni, mi sconvolge. Per non parlare del loro stile di vita…

Si è persa la misura. Posso comprendere che baldi giovanotti si possano divertire a tirar calci a un pallone: l’ho fatto anch’io -e, se avessi fiato, lo rifarei- ma subito mi viene da pensare se non hanno nulla da fare di meglio, come impegnarsi nello studio, nel volontariato, nella politica o nel sindacato.

Camminando, facendo una nuotata o lavorando il terreno si è vicini alla natura, ci si riappropria del proprio tempo, del proprio corpo. Si scopre (o si riscopre) il piacere e la fatica di lavorare per uno scopo, per un fine che vada al di là del mero guadagno, della monetizzazione del tempo e del sudore: si pensa. Attività che ai più, temo, sia sconosciuta. Per chi crede è un riavvicinamento al creato e quindi al Creatore. Per chi non crede, similmente, è un accostarsi a un mondo che non vediamo più, travolti dal correre e dalle urgenze quotidiane. E’ un sentirsi parte di un tutto, perchè a tutto siamo correlati. Sono sentimenti che non si provano in uncampo di calcio, nè sull’erba nè sugli spalti, dove la persona si perde nell’ìndividuo e l’individuo si fa massa, dove la personalità viene annientata dalla coreografia.

C’è un altro aspetto che accomuna il calcio al ciclismo e ad altri sport: il doping, l’assunzione di sostanze che ‘aiutano’ l’individuo a migliorare le proprie prestazioni, anche a scapito della propria salute. Che tristezza! Bella soddisfazione vincere una gara, truccando la partita. E poi, tornando al discorso di poc’anzi, i soldi, l’eterno sogno di ricchezza, che fa perdere di vista tutti i valori, tutta la dignità. Soldi per truccare le partite, soldi come miraggio per compiere nuove imprese. Soldi. Come diceva un vecchio capo pellerossa: “Un giorno vi accorgerete che non potrete mangiare i soldi”, ma forse allora sarà troppo tardi…

E pensare che nell’antica Grecia si gareggiava per la Fama e per una corona d’alloro… Proviamo a darla a Balotelli o a qualche ciclista dopato, una corona d’alloro…

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Posted in: attualità, calcio, sport