L’Italia che va, dove va?

Posted on 13/04/2012

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-Di Amal Maria Rosaria Stillante

Il Governo Monti è il CXI° governo della Repubblica Italiana, il secondo della XVI Legislatura; siamo giunti a questo governo tecnico dopo lo sperperio fatto dai precedenti governi: il suddetto ha ereditato un debito pubblico di 1915 milioni di euro, ad oggi il debito pubblico però ammonta a 1962 milioni di euro, questo significa che in soli quattro mesi il debito è cresciuto, ha avuto un picco altissimo, il più elevato negli ultimi quindici anni.

Ma allora questo governo che doveva sanare l’Italia che cosa fa? A cosa siamo giunti se non ad un crescente disagio economico? Il presidente Monti ha chiesto all’Italia ed agli italiani di sacrificarsi in nome del benessere del paese, ha chiesto di portar pazienza dicendo che tutte le misure poste in essere avrebbero avuto il solo scopo di permettere alla nostra economia di riprendersi ma a quanto pare stringere la cinghia degli italiani non basta a frenare né a rallentare il debito pubblico.

Le misure prese hanno pesantemente influito sul potere economico della maggioranza degli italiani, è stata aumentata l’IVA ed è previsto a breve un altro aumento, è stata reintrodotta la tassa sulla prima casa, i prezzi della benzina sono arrivati a livelli proibitivi, sono state diminuite le pensioni, e con l’ART. 18 modificato di recente siamo tornati indietro di quarant’anni, poiché apparentemente vengono tutelati i lavoratori ma così in realtà non sarà, come è stato in passato per la legge Biagi che hanno creato il precariato a cui siamo giunti oggi.

Troppo semplicistico dire che il futuro dei lavoratori è la mobilità, chiunque voglia formare una famiglia sa bene che senza uno stipendio fisso non è possibile, che le bollette della luce quando arrivano non tengono conto della mobilità, che quando si tenta di affittare una casa viene richiesto un contratto di lavoro a tempo indeterminato; ancor di più si incontrano difficoltà nel caso si voglia acquistare casa, ma con un contratto a tempo determinato chi ti da credito?

Nessuno, ecco la risposta, ed ecco perché l’Italia non si rassegna alla precarietà ed alla mobilità.

Sono stati emessi nuovi titoli di stato, poiché il presidente Monti ha chiesto agli italiani di acquistare il nostro debito pubblico per evitare che finisca ancor di più in mani straniere, ma lui e la sua stessa famiglia si sono ben guardati dall’acquistarli. Abbiamo anche imparato a conoscere ed a seguire l’andamento dello spread, che altro non è se non il rincaro che le banche fanno sugli interessi dovuti; lo spread tedesco ha fatto tremare l’Italia per la sua elevatezza.

Inoltre sono stati effettuati nuovi tagli al servizio sanitario, sono aumentati i beni di prima necessità ed ancora aumenteranno, sono aumentati i prezzi di servizi quali energia elettrica e gas, sono aumentati i suicidi ed i tentati suicidi. Dall’inizio dell’anno circa 60 persone tra pensionati, disoccupati, piccoli imprenditori e cassintegrati sono arrivati ad un punto di disperazione tale da pensare che la vita non valga più la pena d’essere vissuta.

E’ davvero così che questo governo vuole risollevare le sorti economiche del paese? Davvero si pensa che la spettacolarizzazione della lotta all’evasione fiscale fatta in alcune città “ben frequentate” sia un segnale di ripresa? La vincita della lotta all’evasione riporterebbe allo Stato una cospicua quantità di denaro che viene spalmata sul debito pubblico, sarebbe più opportuno investire questi soldi in ammortizzatori sociali di cui il nostro stato è carente; si richiede inoltre al cittadino di farsi delatore dell’evasore, ma come si può chiedere ciò? Se all’atto di pagamento dell’idraulico per la riparazione appena effettuata quest’ultimo dicesse: “Signora sono 180 euro con fattura, 130 senza fattura” la signora guardando nel suo portafogli penserà a lottare contro l’evasione o a far quadrare i conti del suo bilancio familiare?

Siamo tutti concordi nel dire che la lotta all’evasione fiscale è una necessità, è una priorità, ma credo si dovrebbe partire dall’alto, laddove i conti tra dichiarazione dei redditi e tenore di vita palesemente non collimano, non si può chiedere a chi fatica a far la spesa di cominciare…

Molti tra noi faticano ad arrivare non a fine mese, ma alla metà, non c’è lavoro, la disoccupazione è aumentata, e l’età pensionabile è salita: che futuro lasceremo ai nostri figli se il nostro a breve termine è già così incerto e dolorosamente cupo?

La gente non riesce a far davvero la spesa, i nuovi poveri sono in aumento in maniera esponenziale, un’immagine tra tutte che spacca l’anima in due è quella delle persone che si aggirano tra i rifiuti dei mercati rionali, in cerca di qualcosa che sia commestibile che sia stato giudicato esteticamente invendibile, l’Italia Monti ha detto: “…non farà la fine della Grecia…”; e allora, che fine faremo?

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Posted in: attualità