Diamanti di sangue o…. insanguinati

Posted on 09/04/2012

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Photographer: Les Stone

-Di Lamia Erminia Essafa

Nel 2006 nel film “Blood Diamond”, Leonardo Di Caprio interpreta un contrabbandiere di diamanti moralmente discutibile devastato dalla guerra in Sierra Leone. Anche se la trama è pura finzione, il film si basa su eventi reali. Nel 1990, un’organizzazione di ribelli chiamato Fronte Unito Rivoluzionario (RUF) sviluppa un regno di terrore in villaggi minerari di diamanti in Sierra Leone.

Per diamante insanguinato, diamante di guerra si intende un diamante estratto in una zona di guerra e venduto, in genere clandestinamente, per finanziare una insurrezione, gli sforzi di un esercito di invasione o sostenere le attività di un cosiddetto signore della guerra.

La Sierra Leone con la sua capitale Freetown ha rischiato di sprofondare in un oceano di sangue. Un territorio splendido, di foreste rigogliose affacciate su un mare meraviglioso. Ma sotto quella terra, dentro quei fiumi e lungo quelle spiagge si trovano ben altre gioie: titanio e diamanti. Gioielli troppo in vista per chi si illude di avere un futuro come gli altri. Il RUF vuole la conquista del potere e per ottenerla ha bisogno delle armi. Le armi però non è in grado di fabbricarsele. Ecco allora che lotta per procurarsele, perché senza mitra, caricatori, arsenali di morte sofisticati e veloci, non ha nessuna chance per la sua marcia verso il potere. E qui entrano in gioco le pietre più preziose del pianeta.

Il paese è una miniera di diamanti. Le purissime pietre sono contese dai ribelli, per azioni sporche e per interessi politici tesi a soffocare ogni anelito democratico. Con i diamanti venduti all’Occidente, il RUF autofinanzia la sua guerriglia, calpesta i diritti umani e civili della popolazione, rapisce bambini e bambine per farli diventare guerriglieri tossici e feroci, una sorta di pitbull umani, addestrati dalla barbarie dell’uomo a mutilare braccia e mani. I diamanti in Sierra Leone sono i migliori amici della guerra, ma lo sono anche di quell’Occidente che ci guadagna e che quindi finge di non vedere e non sentire.
La Sierra Leone ancora subisce le gravi conseguenze di una lunga guerra interna e tutt’oggi è colpita dalla povertà ed altre gravi problematiche di carattere socio-economiche, vittima prima di tutto della sua ricchezza di diamanti, che come in Congo e Liberia, sono oggetto di controllo e di ladrocinio da parte di Paesi stranieri.

La Guerra civile ha avuto inizio nel 1991 e si è conclusa nel 2002: fu il conflitto presente nella vicina Liberia a sconfinare nel territorio della Sierra Leone e a portare instabilità.
Le grandi ricchezze custodite sul territorio, dai diamanti all’oro, dalla bauxite al rutilio, oltre alle risorse della terra e del mare, sono state la principale causa di contesa.
Non tutte le guerre sono uguali, e quella sierraleonese è stata particolarmente cruenta. Basti pensare che il conflitto ha interessato un alto numero di minori, poiché gran parte dei nuovi miliziani reclutati dal RUF erano bambini tra i 4 e i 16 anni,braccati nelle loro case, drogati, ubriacati e costretti ad uccidere i loro stessi amici e conoscenti. Le bambine venivano rapite, violentate, torturate e ridotte in schiavitù. Interi villaggi di gente comune mutilata di gambe, braccia, mani, senza nessuna giustificazione se non quella del terrore.
Nel paese gli amputati sono migliaia. Questa pratica è stata usata su larga scala e in modo scientifico per spargere terrore e privare il governo di qualunque sostegno. Oggi i mutilati sono un peso per il paese: sono improduttivi e avrebbero bisogno di essere assistiti, di fatto sono abbandonati a se stessi.

Nonostante la riduzione della mortalità infantile negli ultimi anni sia passata dai 316 morti/1.000 vivi (2001) al dato attuale di 283 decessi prima del 5° anno di vita (Unicef), le malattie più diffuse sono ancora malaria, tubercolosi, tifo, tetano, Aids.
Il Paese, è al 177° posto dello “Human Development Index” (Indice di sviluppo umano). L’ultimo.

Una delle organizzazioni più importanti nella lotta contro il commercio mondiale di diamanti di sangue ha deciso di ritirarsi dal processo stesso in cui ha contribuito alla creazione del regolamento di quel commercio.

Global Witness, l’ONG che ha contribuito a portare l’attenzione del mondo sul fatto che i diamanti sono spesso utilizzati per finanziare sanguinosi conflitti nell’Africa sub-sahariana, ha annunciato che si ritira dal Processo di Kimberley. In un comunicato stampa, l’organizzazione ha detto che il monitor di settore è diventato “un complice al riciclaggio dei diamanti.”
Il processo di Kimberley è stato istituito nel 2002 per controllare l’utilizzo di diamanti grezzi per finanziare i movimenti ribelli e violazioni dei diritti umani in paesi comeAngola, Costa d’Avorio, Repubblica democratica del Congo e Sierra Leone.
Lo schema di certificazione, istituito nel 2003, stabilisce i requisiti per il controllo della produzione e il commercio, permette però spedizioni di diamanti grezzi per essere bollati come “privi di conflitti.”
Il processo Kimberley prende il nome dalla città sudafricana che fu la culla della moderna industria e della produzione di diamanti, dove gli stati si sono incontrati la prima volta nel 2000 per discutere del regime.
E’ presieduto dai paesi partecipanti a rotazione. La Repubblica Democratica del Congo è attualmente il presidente.

Sembra assurdo, davvero, che muoiano così tanti innocenti per i diamanti, per una lucida, piccola pietra. Non è che i diamanti siano così rari come si pensa. Non lo sono. Si dice che ci siano abbastanza diamanti in tutto il mondo per darne una tazza ad ogni uomo, donna e bambino in America. L’illusione della scarsità non è altro che un infimo stratagemma di marketing per bloccare i prezzi, mantenendoli alle stelle. De Beers ha una cripta enorme in cui tiene la maggior parte della fornitura mondiale di diamanti. Se decidessero di metterli tutti sul mercato, i prezzi precipiterebbero all’istante.

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