Dimissioni di Umberto Bossi…e poi ?

Posted on 06/04/2012

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-Di Giuliano Falco

Come ormai tutti sanno, si è dimesso Umberto Bossi, signore e padrone della Lega Nord, voce tuonante da sempre contro Roma ladrona, gli sprechi partitocratici ecc. ecc.

Perché è caduto?
Perché è stato travolto da una serie di scandali degni della peggior democrazia cristiana di un tempo… Come il buon (?) Scajola, anche lui non sa chi ha pagato la ristrutturazione della villa di Gemonio: si tratta della destra sbadata o arteriosclerotica?

Si potrebbe dire che chi semina vento, raccoglie tempesta, come recita un vecchio adagio popolare. Del resto la lega nord viveva di contraddizioni: indipendentista (e in questo costituzionalmente illegale) ma rappresentata saldamente in Parlamento; antieuropeista (ma rappresentata nel Parlamento europeo); localista ma che investe in Tanzania; popolare e populista, ma alleata di Paperon de’ Paperoni… e chi più ne ha più ne metta!

Da sempre ha cercato di sostituire il PSI nella funzione di ago della bilancia pur di mantenere il potere: i meno giovani ricorderanno che il partito in questione poteva allearsi ora con la sinistra, ora con la DC, restando sempre a galla. Bossi ha preso il posto di Bettino Craxi (e, non a caso, molti dell’ex Forza Italia provenivano dal PSI). Non solo: Bossi ha la grande colpa di aver ‘sturato la fogna’ del razzismo. Fino a pochi decenni fa, ben pochi osavano definirsi razzisti in pubblico: lui (insieme a Fini e Berlusconi) hanno costruito la base per un razzismo diffuso (di ancor più malafede perché tutti e tre sapevano che senza gli stranieri l’economia nazionale crollerebbe nel giro di pochi giorni). Hanno fomentato la xenofobia creando ad hoc la sindrome da invasione: chi non ricorda Maroni che avvertiva gli italiani della famosa invasione dei libici, dopo la guerra?

La lega si è impadronita di istanze che potrebbero anche essere giuste, come quelle rappresentate dal federalismo, per ragioni meramente politiche, per costruire un sistema di potere. Anche la tanto ventilata Padania cos’è se non un miraggio da evocare ogni tanto, per accattivarsi i voti degli scontenti. Ma poi, a parte la convocazione, ogni tanto, del fantasmatico parlamento padano, cos’hanno fatto? Nulla.

Però attirava l’attenzione degli italiani, dei mezzi di comunicazione, distraendola dai problemi reali, come, tanto per fare un esempio, dalla crisi che sta attanagliando il paese (ricordiamoci che Bossi, con Berlusconi e Tremonti l’hanno negata fino all’ultimo: con il secondo che affermava che aerei e ristoranti sono pieni… di ricchi, aggiungeremmo).

Il problema è cosa accadrà ora. Perduto un referente nazionale, la lega sopravviverà a se stessa? Guidata dal triumvirato (che però non gode del potere carismatico del vecchio capo) esploderà in mille pericolosissime leghe e leghette? Si rifonderà grazie ai maroniani e ai leghisti ‘buoni’ (per cosa?) alla Tosi o alla Fontana (rispettivamente sindaci di Verona e di Varese)?

Chi si batte per una società aperta, dove ci sia spazio per tutti, a prescindere, come recita la Costituzione, dalla nazionalità, dal sesso, dalla religione, dallo status giuridico, dalla lingua, dalla razza (ammesso che queste esistano) deve comunque non abbassare la guardia e lavorare per costruire una cultura dove l’altro sia davvero accettato e non visto come un nemico.
Perché come si diceva un tempo, il ventre che ha partorito il mostro razzista è sempre fecondo…

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