Violenza islamofobica in Italia. Ancora.

Posted on 31/03/2012

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-Di Lara Aisha Bisconzo

Roma, 30 Marzo 2012, Monterotondo. Due donne, tunisine, sedute ad un caffè, una velata e una non. Accanto a loro, a pochi tavoli di distanza, due giovani italiani che accortisi della presenza delle due, sorelle, cominciano a canzonare e ad insultare Naila, musulmana che vive regolarmente in Italia e porta con serenità il suo velo islamico.

La sorella Nadia cerca di intervenire, chiedendo loro perché chiamano Naila “Kamikaze”, perché le dicono “In Italia il velo no lo puoi portare, vai al tuo paese, bombardati!”, ma anziché ottenere l’effetto voluto, ovvero quello di provare quantomeno a calmare se non a far ragionare i due, avviene l’imprevisto: i due si alzano e cercano di togliere il velo alla donna, spintonandola e continuando ad insultarla.

Gli altri clienti del bar tentano di difendere la donna, ma evidentemente il sentimento – come vogliamo chiamarlo, odio? – dei due anziché scemare cresce, fino a superare il livello di guardia, arrivando a prendere a schiaffi entrambe.

Alla fine le due donne sono state soccorse ed accompagnate al pronto soccorso, e giudicate guaribili in pochi giorni. Fisicamente. Ma moralmente? Quanti giorni, mesi, anni serviranno a Naila e Nadia per superare l’accaduto? Riusciranno a dimenticare o perlomeno ad accantonare ciò che è successo, a prendere come prima il caffè al tavolino di un comune bar del centro senza guardarsi continuamente intorno per vedere se c’è chi ha intenzione di prenderle di mira?

Saranno tranquille quando usciranno di casa per accompagnare i figli a scuola o per far la spesa o avranno paura di re-incontrare gli aggressori che, irritati da tanto rumore, magari pensano di finire il lavoro e di dare una lezione “come si deve” alle due?

Uno degli aggressori ha chiesto scusa. Ok, ci sta, e magari le donne tunisine le accetteranno anche, però una scusa non basta per cancellare un’atmosfera di repulsione, fastidio, islamofobia che questo episodio dimostra essere sempre più presente nel Bel Paese.

Perché purtroppo la realtà dei fatti è questa. Oltre ad essere straniere, le due donne, erano anche musulmane. E straniero ok, si può tollerare, ma musulmano quasi non più.

Spesso non ti danno lavoro, se sei una musulmana velata, non ti coinvolgono più di tanto nelle iniziative a scuola, se sei praticante, non ti considerano intelligente e senziente, se scegli di seguire la via dell’Islam.

E’ triste ma è un dato di fatto, che le donne musulmane residenti sul territorio constatano ogni giorno sulla propria pelle.

Donne musulmane non solo straniere, ma anche italiane che hanno scelto questa via, che si vedono insultare ed allontanare dalle loro stesse famiglie, che sono costrette a subire ogni genere di angherie perfino tra le loro 4 solide mura di casa, magari perché la madre o il padre non hanno accettato il fatto che loro vogliono seguire e praticare l’Islam.

Donne che non vengono rispettate nelle loro scelte, che vengono trattate come povere stupide solo perché hanno fatto una precisa scelta che gli altri non comprendono e non hanno soprattutto intenzione di sforzarsi a farlo.

Donne che hanno grande forza, grande fede e grande pazienza, perché nonostante tutto vanno avanti nel lor percorso senza tentennamenti e senza voltarsi indietro, che giorno dopo giorno spiegano per l’ennesima volta che no, non è il marito che le costringe a velarsi, così come nessuno le obbliga a pregare 5 volte al giorno o a non mangiare maiale e bere alcool.

Il brutto è che in un mondo in cui conta sempre di più l’esteriorità, la futilità, il divertimento fine a sé stesso o, peggio, lo sballo una donna che ha scelto Dio non viene compresa.

Ma nonostante gli innumerevoli ostacoli che si trovano davanti queste donne non si indeboliscono, ma anzi: si rafforzano e trovano, giorno per giorno, la voglia e l’energia per ricominciare daccapo, per ripetere no, grazie, e per dire che il velo si porta perché c’è scritto sul Corano.

E continuano ad uscire nonostante forse abbiano un pochino più di paura rispetto a prima, a far la spesa, ad accompagnare i figli a scuola e a prendere il caffè al tavolino del bar con le amiche, perché nonostante tutto la loro fede nell’Islam è più forte di tutto l’odio che il mondo esterno può riversare loro addosso.

L’amore vince sempre sull’odio. L’amore per Dio, soprattutto.

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