Maggioranza islamica…(Tunisia terza parte)

Posted on 28/03/2012

0



…ma stiano tranquilli i laici e le altre minoranze.

-Di Cinzia Aicha Rodolfi

DOSSIER A PUNTATE – TERZA PUNTATA

Le prime elezioni popolari dopo la caduta del dittatore Ben Alì hanno segnato la vittoria del partito islamico Nahda (leader il dott. Ghannouchi tornato da poco dall’esilio in Francia) con un risultato schiacciante, ovvero il 40 per cento dei seggi , vale a dire circa 90 seggi al parlamento. Questo risultato ha dato adito a perplessità sul futuro governo religioso in Tunisia, nonché vere e proprie paure da parte dei laici. La realtà è completamente diversa, a spiegarcelo qui in Italia è stato lo Sheikh Abdelfattah Mouro, uno dei fondatori del Partito islamico Nahda, due lauree (giurisprudenza e scienze islamiche ) è tornato a lavorare come avvocato dopo aver trascorso alcuni anni imprigionato perché non voleva piegarsi al governo.
Ottimista nei confronti del futuro della Tunisia che evidentemente ancora dolorante dopo la vittoria della rivoluzione popolare, sta disegnando basi democratiche completamente nuove, dott. Mouro vede la strada verso i diritti umani e civili che la i tunisini hanno scelto votando un partito islamico.

Parlando del programma e dell’ideologia del nuovo governo tunisino, ci spiega le linee guida e il sentimento che devono rimanere il vero deterrente dopo la rivoluzione.
Dobbiamo capire che la rivoluzione tunisina è stata prima di tutto una vera rivoluzione popolare per ottenere diritti umani e civili così a lungo negati dal dittatore. E’ stato il popolo a scendere in piazza e manifestare prima, quindi lottare dopo, per cambiare ingiustizie sociali ed economiche. Solo come conseguenza di ciò , la parte religiosa di questo popolo, e l’animo spirituale assopito in tanti anni di depressione, ha rivendicato anche la libertà di poter professare e seguire il culto islamico che è stato quasi vietato per decine di anni. (Ricordiamo che un credente che entrava due volte di seguito in una Moschea per pregare , se a distanza di uno o pochi giorni, e soprattutto se giovane e se nella preghiera dell’alba, veniva arrestato e accusato di terrorismo; vogliamo ricordare che il governo Ben Alì vietava alle donne di indossare il velo islamico sui capelli e la polizia glielo strappava brutalmente dalla testa; ricordiamo che il dittatore stesso invitava a non compiere gli atti di culto e quelli che semplicemente resistevano per loro personale volontà di praticare la loro religione furono accusati ingiustamente e imprigionati per molti anni, torturati oppure costretti a rifugiarsi in altri paesi.)

Quindi la rivolta contro ingiustizie e violenze psicho-fisiche è nata dalla classe medio bassa, non corrotta e non concussa con le poche famiglie al potere, ma ripetiamo che non ha avuto una matrice religiosa. Questo è un fatto certo che determina la motivazione, ma anche l’obiettivo. Lo Sheikh Mouro dice che è il popolo che deve decidere e poi produrre perciò si deve consultare con altruismo e sincerità, e si deve consultare proprio come nel vero governo islamico. Tutti i cittadini devono avere diritto di parola e di voto, perciò anche i non musulmani di qualsiasi religione, razza, ideologia. Saranno anche i laici, i cristiani, gli ebrei, insomma tutte le minoranze ad esprimersi democraticamente nel governo.
Purtroppo essendoci un vuoto politico e istituzionale, bisogna prima, anzi subito, costruire organizzazioni e mettere basi sane coinvolgendo tutta la popolazione quindi appunto anche i non musulmani che sono cittadini aventi diritti e doveri. Tutti i cittadini debbono parlare e portare idee e progetti . La società chiede giustizia sociale e garanzie di equità e uguaglianza davanti alla legge. Non ha senso sconvolgere senza prima coinvolgere. Bisogna imparare a convivere senza umiliarci, ma muoverci con rispetto e umiltà .

Le cose sono già molto cambiate, ma la trasformazione per essere come una buona e sana semina, deve essere lenta e venire assimilata.
Il tema principale è certamente quello del lavoro, ma fondamentali sono le riforme sociali. Arriveranno in seguito tutte le altre discussioni sui restanti diritti umani e civili, quali quello della sanità, dell’istruzione, del commercio , dell’agricoltura etc . etc.
E’ davvero tutto da rifare, ma ci vuole tempo.

Il nuovo governo tunisino con a capo i religiosi non vuole imporre nulla , soprattutto non vuole e non può imporre un islam di costrizione, le persone devono scegliere liberamente ( come scritto nel Corano : “ Non c’è costrizione nella religione”) e parlare liberamente, e la consultazione anche con chi non la pensa come i musulmani è oggi ancora più fondamentale per costruire basi solide e fiducia reciproca.
I laici, i cristiani , gli ebrei che vivono da sempre in totale pace in Tunisia non hanno nulla da temere. Lo stesso zoccolo teologico e le guide spirituali della Tunisia sono cresciute in un contesto laico e per contestualizzare la religione hanno certamente scelto un approccio moderato che sarà molto probabilmente quello seguito in ogni transazione di governo. Questo iniziale parlamento moderato e democratico è appoggiato persino dai sapienti più importanti tipo Sheikh Wajdi Ghanim, Sheikh Zaghloul Al-Najjar, Sheikh Safwat Hijazi, i quali nonostante riconoscano che la democrazia come attualmente intesa nel mondo moderno non fa parte del disegno islamico, hanno riconosciuto altresì la giustezza delle azioni del popolo tunisino e appoggiano oggi questo parlamento.

”La Primavera Araba e’ il tentativo di recuperare i valori di fede e sincerità ”, ha spiegato dott. Ghannouchi, restituendo valore al concetto di ”cittadinanza”. ”Il XXI secolo si e’ aperto con una catastrofe, cioe’ l’11 settembre, ed e’ stato inaugurato con le guerre crociate contro l’Islam”, ha proseguito con riferimento alla ‘guerra al terrore’ di George W. Bush. Oggi, però, ”la Primavera Araba ha definitivamente voltato questa pagina, ha aperto un nuovo capitolo, una nuova strada per il dialogo tra civiltà e chiuso quindi il capitolo in cui l’Islam veniva associato al terrorismo”. ”Stiamo passando dalla fase di distruzione a quella di costruzione della democrazia, una fase difficile in cui ci sono interessi a volte in conflitto tra loro”, ha spiegato. Tuttavia, ha aggiunto, ”la stabilità può essere garantita solo attraverso la convinzione del popolo e non del regime poliziesco”. Per questo è nell’interesse dell’Occidente sostenere la transizione democratica.
”Le dittature hanno lasciato rovine nelle nostre società, una grande corruzione che era addirittura appoggiata a livello internazionale”, ha ricordato Ghannouchi, e per questo lo ”sviluppo della Tunisia è l’unica strada”: ”Il fenomeno dell’immigrazione non costituisce un rischio, un pericolo solo per l’Europa ma anche per la Tunisia, che non può permettere che i suoi giovani emigrino”. “Malgrado le difficoltà del periodo rivoluzionario e la pesante eredità del regime di Ben Ali, molte ditte stanno arrivando in Tunisia dagli Stati Uniti, dall’Europa, dalla Cina e dai Paesi del Golfo con progetti di miliardi di dollari”.

Annunci