Morfina, eroina e dintorni…

Posted on 27/03/2012

0



-Di Karima Al Zeer

Sentiamo spesso parlare di “droghe, sostanze stupefacenti, tranquillanti” e chi più ne ha più ne metta. Ma cosa si nasconde dietro a questi termini?

Ad esempio, pensando alla parola morfina la colleghiamo alla parola dolore, quindi all’utilizzo che se ne fa in ospedale per alleviare, almeno momentaneamente, le sofferenze dei pazienti ricoverati.

La morfina (da Morfeo) è il principale alcaloide (sostanza di origine vegetale, avente carattere basico ed effetti farmacologici) presente nell’oppio. Quest’ultimo è il lattice essiccato contenuto nelle capsule dei semi non ancora maturi di Papaver somniferum, di cui si conoscono le proprietà medicinali fin dai tempi antichi.
Fu isolata in forma pura, però, solo nel 1805, la sua struttura fu invece determinata nel 1925 e riuscirono a sintetizzarla in laboratorio nel 1952.
Come sappiamo la morfina è un analgesico, cioè elimina il dolore senza provocare perdita di coscienza. Venne utilizzata in grande quantità durante la guerra civile americana, in contemporanea con l’invenzione della siringa ipotermica, per attenuare il dolore delle ferite riportate dai soldati. Però dà assuefazione ed altri effetti collaterali, come nausea, abbassamento di pressione e rallentamento del ritmo respiratorio che può addirittura risultare fatale per persone molto giovani e fortemente indebolite.

Si cercò, in seguito, di trovare un altro analgesico che avesse le stesse proprietà della morfina, ma che fosse privo dei suoi effetti collaterali. Si arrivò, così, a modificarne leggermente la struttura molecolare acetilando con anidride acetica. Si ottenne in questo modo l’eroina, un analgesico con effetti sulla respirazione minori di quelli della morfina. In compenso, però, dà elevata assuefazione ed è incorso un altro problema: il suo utilizzo come droga.

Per metilazione parziale della morfina si ottiene la codeina, utilizzata come farmaco contro la tosse, anche se il suo effetto analgesico è inferiore ad un decimo di quello della morfina.

Altri composti sintetizzati ed utilizzati come analgesici che contengono parti della struttura della morfina sono il demerol (meperidina), analgesico efficace, ed il metadone, sintetizzato dai tedeschi ed utilizzato nella seconda guerra mondiale, quando cominciarono a diminuire le fonti naturali di morfina.

Tra gli analgesici utilizzati localmente, per esempio negli interventi chirurgici o sulle ferite, rientra la cocaina. Si tratta di un alcaloide presente nella pianta Erythroxylum coca, ed è stato appunto uno dei primi analgesici ad essere utilizzati per questo scopo, poiché lascia priva di sangue la zona che va operata, essendo un forte vasocostrittore. Purtroppo anch’essa dà assuefazione, oltre ad avere altri effetti collaterali e ad essere utilizzata illegalmente come droga.
In terapia è stata sostituita da cloridrato di procaina (Novocaina), meno tossico, più facile da sintetizzare e sterilizzare ed avente un periodo d’azione molto più breve di quello della cocaina. Viene iniettata solitamente in nervo per anestetizzare una piccola parte del corpo, inibendo la trasmissione degli impulsi nervosi. Questo farmaco viene ampiamente usato da dentisti, medici e veterinari (sotto diversi nomi commerciali).

Come anestetico in circa il 70% degli interventi chirurgici viene utilizzato il fentanil che ha un’azione di breve durata, ma è circa 100 volte più potente della morfina.

Trai farmaci utilizzati come tranquillanti, ansiolitici e miorilassanti rientrano il valium ed il librium.

Dopo questo breve excursus, passiamo a domandarci che effetto hanno avuto le droghe, ma anche gli psicofarmaci, nella società odierna.
Purtroppo, e troppo spesso, si sentono notizie di giovani che, soprattutto durante le nottate in discoteca, oltre alle sostanze citate precedentemente, ne utilizzano altre come l’ecstasy (metilen-diossi-metanfetamina o MDMA) che, come si desume dal nome, fa parte delle metanfetamine, ed ha effetti euforizzanti ed eccitanti, o come l’LSD (dietilammide-25 dell’acido lisergico) che causa alterazioni della percezione e dell’umore. O altre notizie che ne riportano la morte per overdose.

Secondo l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Oedt) sono circa 14,5 milioni gli europei ad aver provato una volta nella vita la cocaina e 78 milioni quelli che hanno provato la cannabis. Per quanto riguarda le anfetamine si parla di 12,5 milioni, e di 11 milioni per l’ecstasy.
Sono stati 7600, nel 2009, i casi di overdose letali da oppiacei (nell’Unione Europea) “ma studi condotti su questo fenomeno, però, indicano che i decessi per overdose possono essere solo la punta dell’iceberg”.
Infatti l’Oedt calcola che potrebbero esserci “circa 10-20 mila consumatori problematici di oppiacei che muoiono ogni anno in Europa, principalmente per overdose, ma anche per altre cause”.
Va inoltre detto che il consumo di droga per via iniettiva è ancora responsabile, ogni anno, di circa 2000 decessi associati ad Hiv/Aids in tutta l’UE.

Come se non bastasse, si trovano sempre nuovi modi e metodi per aggirare i controlli e le normative, inventando nuove droghe “legali”.
L’Europa, secondo la relazione, resta il più grande produttore mondiale di anfetamina. Inoltre, nel 2011 sono state segnalate 39 nuove sostanze (attraverso il sistema di allarme rapido europeo), dopo il record di 41 nuove droghe notificate all’Oedt e all’Europol nel 2010 (rispetto alle 24 notificate nel 2009).
Ad esempio, poco tempo fa un nuovo tipo di “smart drugs” (droghe intelligenti), cannabinoidi sintetici, è stato “smascherato”: venivano inserite in profumatori ed incensi per ambienti, in modo da essere facilmente nascoste.

A livello mondiale, l’UNODC (ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine) ha stimato che, nel 2009, tra i 149 e i 272 milioni di persone (3,3%-6,1% della popolazione trai 15 ed i 64 anni) hanno usato sostanze illecite almeno una volta durante l’anno. Si stima che circa la metà di queste persone sino abituali consumatori di droghe e che ne abbiano fatto uso, almeno una volta, nel mese precedente l’indagine statistica.

Pensate che negli Stati Uniti, nel 2009, uno studio effettuato dalla University of Massachusetts di Dartmouth, ha dimostro che circa il 90% delle banconote circolanti nelle diverse nazioni erano macchiate di cocaina. Difatti gli States rimangono il primo mercato nazionale di consumo di droghe al mondo.

Qual è il motivo che spinge una persona ad usare queste sostanze, ma soprattutto cosa spinge un ragazzino a provarle?
Probabilmente, il problema di fondo sta nella società odierna. Aumenta il benessere e forse anche la noia, ed aumenta l’utilizzo di droghe, viceversa una evidente ed inesorabile perdita di valori è deterrente di una caduta verso stimoli innaturali che scatenano finto benessere.

Ragazzini appena teen-agers seguono spesso, loro malgrado, i leaders sbagliati per non essere esclusi dal cosiddetto “branco”, indubbiamente sembra che l’esserne esclusi sia una vergogna, o quanto meno sintomo di una debolezza. Invece è proprio il non farne parte un grande segno di forza e di carattere, quando la scelta talvolta porta all’isolamento temporaneo, ma nel breve tempo alla salvezza.

Ragazzi appena adolescenti di entrambi i sessi iniziano solitamente proprio in gruppo a sperimentare le droghe, cominciano verosimilmente a bere alcool e a fumare sigarette (sappiamo benissimo che anche alcool e nicotina inducono dipendenza). In questo modo l’atto vietato e magari nascosto dai genitori e dagli adulti del loro entourage, crea nelle teste di questi giovani il fenomeno della finta o presunta presa di coscienza del mondo esterno, dove sfidare le regole e i limiti, nonché i tabù sembra dar loro forza e li fa sentire cresciuti. In realtà non lo è, poiché se fossero realmente maturi e forti non avrebbero bisogno di sfidare se stessi e neanche la società degli adulti.
Dove sono i genitori e le famiglie che dovrebbero essere un punto di riferimento ed un esempio?
Spesso sono troppo impegnati in una vita frenetica e impegni stressanti ed i lavori lontano dall’abitazione impediscono loro di seguire i figli che crescono soli senza vicino nemmeno i parenti, come una volta nella grande famiglia, dove se non erano i genitori, magari c’erano gli zii oppure i nonni a dare sempre un occhio e un consiglio. Una volta nei paesi o nei villaggi ci si conosceva tutti e le cose si scoprivano sia per pettegolezzo, ma anche per solidarietà o senso di responsabilità sociale. Oggi in città questo è impossibile, ma anche nei paesi si è sviluppato un pericoloso individualismo che rasenta il totale disinteresse.

Basterebbe quindi andare più piano, rallentare i ritmi, “perdere” più tempo nei rapporti interpersonali in generale; guardarsi di più negli occhi, chiedere ed ascoltare con maggiore attenzione. Succede che se i genitori si impegnassero ad osservare meglio, in tutti i sensi, i loro figli scoprirebbero tanti problemi che viceversa non sono evidenti quando c’è un interesse superficiale ed una rapporto sterile fatto di corsa e legami affettivi senza profonda conoscenza.
Questo tra genitori e figli, ma anche tra concittadini e compaesani. Molto spesso sono le basi di rapporti umani sbagliati e ammalati che innescano meccanismi psicologici che poi diventano psicosi, depressioni, esaurimenti e assuefazioni a droghe nei casi più gravi.

Annunci