Gli oli essenziali: impariamo a conoscerli

Posted on 27/03/2012

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-Di Monica Grigolo

Questo articolo non vuole essere un prontuario sull’uso degli oli essenziali, basterebbe digitare il nome di uno di loro e si aprirebbero pagine dedicate al mondo dell’aroma-terapia e aroma-estetica. Qui si tenterà di partire da un po’ più lontano senza avere la pretesa di dare indicazioni mediche perché per questo ci sono le figure professionali deputate ma solo nozioni a larga scala e magari qualche suggerimento su come rendere più gradevole l’aria di casa e più funzionale e profumata la crema quotidiana. Tutto questo con qualche nozione di scienze naturali preliminare.

I vegetali sono caratterizzati dalla presenza di clorofilla che consente loro di produrre dei succhi grazie all’energia solare: si tratta delle fotosintesi. Alcuni vegetali hanno, inoltre, delle cellule secretive che a partire da questi succhi sono in grado di fabbricare dei composti volatili e odorosi chiamati oli essenziali, che per brevità d’ora in poi saranno indicati con O.E…
Un esempio (l’unico, tranquilli, ma è una chiave per l’uso degli O.E e renderà più facile la loro conoscenza e quindi il loro utilizzo):Le piante aromatiche immagazzinano gli O.E. in sacche, le quali si trovano in particolare nei petali e nelle foglie. Gli O.E. sono composti biochimici, alcuni di loro arrivano a contarne 250 in proporzioni particellari.
L’elemento o gli elementi dominanti costituiscono la razza chimica altrimenti detta chemotipo e determina le caratteristiche principali dell’O.E., talvolta è più importante della specie botanica.

il Basilico varietà Basilico a metilchavicol e l’estragone, anch’esso a metilchavicol: sebbene il primo sia una lamiacea e il secondo un’asteracea le due razze chimiche sono identiche nonostante di specie botaniche differenti.

Sapere quindi quali sono i chemotipi che compongono gli oli essenziali di maggiore uso è importante per evitare reazioni allergiche e per il loro uso oculato in un contesto di igiene naturale e mai come medicine contro dei sintomi, in quanto essi devono usare aiutare semmai l’organismo agendo nello stesso senso della natura e non suo malgrado.
Un breve sunto quindi su queste razze chimiche:-terpeni, stimolanti ma anche un po’ irritanti (il pino ne contiene molti, tra cui il pinènen, il limone il limonane, quindi suffisso –ène=terpene);
-fenoli, stimolanti e antinfettivi ma anche epato-tossici e aggressivi per la pelle. I principali sono il carvacrolo, l’eutimolo e l’eugenolo e si trovano ad esempio nella santoreggia, nell’origano, nel garofano e nel timo zygis;
-alcool, tonificanti, antinfettivi e non tossici; i principali sono linaiolo, geraniolo, citronellono, terpinolo4, tuyanolo 4;
-esteri, tonificanti, non tossici e sono la combinazione di un alcool e di un acido, quali l’acetato di linalile o di nerile;

 -chetoni, che hanno il potere di eliminare le mucosità ma sono anche più o meno neurotossici. Si trovano nella salvia officinale, nell’issopo, nella tuja.
I principali sono il tuyone, il carvone, l’atlantone, il verbenone.

Gli O.E. quindi non sono solamente profumi e condimenti ma anche dei potenti e antinfettivi, cicatrizzanti, rilassanti o stimolanti.
Non hanno tutte queste proprietà riunite ma alcuni sono molto polivalenti.

Tre sono le grandi vie per l’uso degli O.E. e cioè: la via respiratoria, quella orale e quella cutanea.
In montagna o in una pineta si respira un aerosol naturale di O.E. liberato dalle sacche scoppiate degli aghi di pino e questo fenomeno è facilmente riproducibile tramite diffusori di aromi, apparecchi che dividono molto energicamente e finemente gli O.E.. Non si tratta più di liquido né di goccioline bensì di particelle ionizzate, dotate cioè di carica elettrica e qualcosa di simile accade anche al mare o in prossimità di una cascata, dove le molecole d’acqua degli spruzzi subiscono una dispersione energica nell’aria.

Per questo motivo queste particelle non si condensano più, l’aerosol non essendo bagnato penetra nei polmoni passando poi nel sangue come l’ossigeno dell’aria, non senza avere sciolto microbi e mucosità, indispensabile è dunque la qualità degli O.E. utilizzati e diffusi nell’aria.
I vantaggi di questa tecnica sono rappresentati dal non uso di gas nocivi e da turre le frazioni di O.E. utilizzate, contrariamente a quanto avviene con la semplice evaporazione che, fra l’altro, non ionizza.

Per questa ragione l’odore dell’O.E. diffuso può risultare diverso da come risulta annusato dal flacone contenitore, poiché in questo caso si percepiscono solo le sue frazioni più volatili.
Quando si consumano spezie quali il timo, il rosmarino, la menta piuttosto che il dragoncello si attua una specie di aromaterapia per via interna, anche se molto diluita. Allo stesso modo si possono usare gli estratti aromatici di queste piante ma su tale prassi è bene consultarsi con un esperto, si ricorda che quando si tratta di sostanze concentrate la prudenza non è mai troppa. Nel caso il benestare dell’esperto ci sia, una prova di qualche goccia di O.E. di girasole in olio d’oliva per condire l’insalata non potrà che riscontrare approvazione nel momento dell’assaggio.

Per la via cutanea mai usare gli O.E. puri, anche quelli che non siano fenolici o con chetoni o a base di furocumarine (fotosensibilizzanti) come il bergamotto che al sole può provocare macchie.
Si possono diluire in oli grassi vegetali (i cosiddetti carrier) che ne consentono la solubilizzazione e la loro veicolazione transdermica, potenziando la penetrazione degli elementi nobili costituenti degli oli vegetali quali vitamine e fitocomplessi non aromatici.

Al fine della scelta degli O.E. è importante conoscere i principali effetti precisando la famiglia botanica, la razza chimica e la parte utilizzata della pianta come l’origine geografica, in quanto la semplice definizione ad esempio di artemisia non è sufficiente per stabilire si tratti di artemisia bianca ricca in tuyone (molto tossica) o di artemisia arborescente.

Bisogna anche precisare “foglia” o “capolino”: i capolini, i fiori, contengono del limonéne e del camazulène come le foglie che però contengono pure tuyone. Sul mercato si trova qualsiasi cosa ed è ormai facile anche on line reperire qualsiasi tipo di olio essenziale, da quello di serpillo a quello di melissa, ma non sono affatto tali in quanto il vero serpillo e la vera melissa sono piante troppo rare e difficili da raccogliere e i relativi O.E. troppo cari da produrre, quindi sospettare dei prezzi più o meno abbordabili a cui sono eventualmente proposti.

Ancora: il cedro deve essere dell’Atlantico, altrimenti in realtà può essere un ginepro di Virginia, ricco in tuyone (tossico), la betulla lenta non dev’essere pirogenata altrimenti pericolosa e… La lista degli errori e degli imbrogli e lunga e richiederebbe altre pagine, l’unico consiglio rimane quello dato sopra: prezzo e parere dell’esperto possono aiutare nell’acquisto consapevole.

Nella prossima puntata si continuerà l’excursus sull’uso esterno, dando, peché no, anche qualche esempio pratico su creme e bagni fatte in casa per una aromaterapia casalinga, per non lasciare solo all’immaginazione su pagine web le sensazioni olfattive sprigionate dalle preziose sostanze.

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