Burro? Sì grazie, ma cosmetico

Posted on 23/03/2012

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-Di Monica Grigolo

Alla parola burro si associa subito un tripudio di grassi, trigliceridi fluttuanti che vanno dritti verso le arterie e la ciambella del giro-vita. Ma non tutto il burro è sinonimo di unto che cola in cucina, oggi si vuole parlare di sostanze lipidiche (=grassi) che danno una mano a rendere più belli pelle e capelli senza fare aumentare di una taglia.

Prima di fornire qualche idea su come far da sé qualcosa da spalmarsi meglio premettere una breve panoramica sui burri più utilizzati nella cosmesi.
Probabilmente il più conosciuto è quello di karitè (sheabutter), dal tocco asciutto e vellutato sulla pelle. E’ indispensabile per molte preparazioni cosmetiche di pregio ed è di facile reperibilità, con decise differenze di prezzi che non corrispondono necessariamente a differenze qualitative: da quello di medio costo acquistabile al supermercato a quello di provenienza equo-solidale decisamente meno economico, per non parlare della scelta a disposizione sui siti che vendono materie prime soprattutto per chi produce saponi.

Ne esistono alcuni tipi ma sostanzialmente si può restringere il campo al burro di karitè grezzo, dall’odore caratteristico un po’ pungente e leggermente scuro, e di karitè raffinato/deodorizzato, che non perde le sue caratteristiche ma subisce comunque un trattamento per renderlo inodore e incolore. In commercio si trova anche l’olio o meglio oleoresina di karitè, derivato dal burro a cui sono state tolte la frazioni “insaponificabili” che lo rendono solido ed è un olio dal magnifico tocco setoso sulla pelle con effetto simil-siliconico ma del tutto naturale.

Quando di parla del burro di cacao viene in mente quello in stick da usare sulle labbra o, per i golosi, quello utilizzato per la preparazione del cioccolato, bene è proprio di quest’ultimo che si parlerà ora per uso cosmetico.

Il burro di cacao è quanto si ricava dai semi che si trovano all’interno dei frutti della pianta del cacao mediante vari processi che prevedono torrefazione, triturazione e fermentazione. E’ parecchio untuoso ma molto emolliente e con un leggero effetto addensante, è meno facile da trovare (a parte sui soliti gestore dedicati) ma se si conosce un pasticcere si può sperare di convincerlo a venderne un po’, è un ottimo alleato per pelle specie se secca. Anche per questo prodotto si possono avere le versioni grezze e raffinate e se si ama il profumo di cacao amaro si consiglia di cercare quello non raffinato né deodorizzato, ancora più prezioso per la maggior quantità di teobromina, alcaloide alleato nella lotta alla cellulite.

Altri burri possono entrare a fare parte della dispensa dello “spignattatore” cosmetico casalingo:
– shorea stenoptera o illipe, con una composizione simile a quella del burro di cacao, previene la secchezza cutanea ed è un idratante a lunga durata;
– shorea robusta o Sal, anche questo dalla composizione abbastanza simile al burro di cacao e altrettanto ottimo per nutrire la pelle;
– mango, ricco di vitamine e minerali preziosi per la pelle, estratto dai semi del frutto omonimo per spremitura e pressione a freddo, è un non-grasso per la facilità di penetrazione nella pelle senza lasciarla unta.

Vi sono altri burri utilizzati in cosmesi ma i principali sono stati qui sopra citati e in ogni caso negli articoli successivi si parlerà ancora dei grassi che la natura mette a disposizione per la cura della persona.
Per il primo esperimento di “burro montato” come da titolo ci si limiti ai soli cacao e karitè, com l’aggiunta di un altro olio a scelta tra quelli presenti nelle cucine di tutti: oliva, girasole, riso, vinaccioli. Dopo avere scelto quale olio o un mix di oli occorre munirsi di una ciotola resistente al calore, un frullino con le fruste adatte a montare la panna, un olio essenziale a piacere per profumare e –ma non è strettamente necessario- un paio di cucchiaini di amido di mais per un tocco asciutto.

Riassumendo:
– 40 gr. burro di karitè
– 20 gr. burro di cacao
– 40 gr. olio a scelta
– 2 cucchiaini di amido di mais
Sciogliere i burri a bagnomaria fino a renderli completamente liquidi, aggiungere l’olio o il mix di oli e metterli a raffreddare in frigo (per accelerare anche nel congelatore) fino a quando non si formerà un leggero alone sui bordi del contenitore; iniziare a questo punto a frullare come si farebbe per la panna o gli albumi fino ad ottenere una consistenza più soffice e cremosa, rimettere in frigo per altri 5-10 minuti, procedere con una seconda frullata, sospendere per aggiungere l’amido di mais e qualche goccia di olio essenziale o di fragranza . Montare ancora un poco e versare in un vasetto ma per un effetto più “a effetto” versare a cucchiaiate in pirottini da pasticcini o stampini di silicone, lasciare riposare per almeno qualche ora o per un giorno intero e sformare: da spalmare con cura sulla pelle ancora umida dopo il bagno o la doccia, aspettare qualche minuto prima di rivestirsi e la pelle resterà morbida a lungo.

p.s.: solo qualche precisazione sul significato dei termini “frazione insaponificabile“; viene così definita quella parte dei grassi (oli e burri) che non si trasforma in sapone se fatta reagire con una sostanza basica. Per il tessuto connettivo l’importanza della frazione va ricercata nella sua capacità di attivare il metabolismo dei fibroplasti per la produzione delle fibre elastiche e quindi di collagene, facendone un componente importante per prodotti destinate a pelli mature ma anche per la prevenzione di secchezza e sensibilità cutanea.

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