Ti pago meno perché sei disperato

Posted on 22/03/2012

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-Di Cinzia Aicha Rodolfi

Certamente la crisi economica mondiale che in Italia sta divorando, come un cancro tremendo, ogni settore produttivo, sta anche massacrando i cervelli nonché le coscienze di chi una volta, solo ai tempi delle nostre nonne, si sarebbe comportato in modo ben diverso. La paura sta prendendo ampiamente il posto anche, non solo, alla generosità che di questo “bel paese” era una dote famosa nel mondo intero.

Il pensiero della evidente contrazione occupazionale, e della drammatica situazione della viceversa diffusa disoccupazione, sta prendendo sopravvento sul buon senso, sulla morale e sui valori che gli italiani hanno sempre avuto, ed è bisognoso fare una sana riflessione. Dobbiamo fermarci un attimo, ricchi e poveri, occupati e disoccupati, padri e madri di famiglia, imprenditori e commercianti, insomma tutti quanti noi italiani della famosa “buona famiglia”, e rivalutare la nostra etica, che fu onesta e coscienziosa, alla quale fare ritorno.

Diciamo che il mondo è diventato “brutto”, ma noi per primi possiamo dare un esempio con una corretta intransigenza, o meglio qualcuno direbbe con una dose di “buon cuore italiano” che fu autentico nel nostro passato. Analisi importante per non cadere nel baratro di scusanti egoistiche ed amorali che diventano causa e obiettivo in un vortice infinito. Cadremo nel vizio del disumano individualismo, noi che eravamo fieri delle nostre contrade aggreganti e, ci ritroveremo presto vittime noi stessi del nostro cambiamento di comportamento.

Gli italiani, “tanta brava gente”, si stanno dimenticando della preziosa capacità che avevano di essere solidali, di accogliere e largamente essere disponibili, generosi al punto di essere davvero equi, corretti.

Le nostre odierne situazioni precarie, le casse integrazioni, il poco lavoro e la diminuzione del nostro reddito non possono essere deterrente di un comportamento malato di colui che sfrutta chi sta peggio di noi, trovandoci bieche scusanti e tirando sul prezzo già minimo e assurdo dei compensi giornalieri.

Ci sono italiani che oggi hanno ancora di cui vivere decentemente, anche se certamente molto meno di prima, che prendono straniere in casa per i lavori domestici pagandole 5 euro all’ora; ristoratori danno assurdi 3 euro all’ora ai camerieri (sempre stranieri ed illegali), e contadini addirittura circa 4 euro agli immigrati clandestini x raccogliere la frutta sotto i 40 gradi torridi del nostro “mezzogiorno”. Si sfruttano ignoranti esseri umani e poi ci si dichiara quasi benefattori, sostenendo che questo poco è comunque meglio di niente in tempi così difficili. Al loro (degli sfruttati) paese morirebbero di fame, invece da noi possono almeno riempirsi la pancia, ma non possono per esempio lavarsela visto che non hanno acqua nelle baracche in cui vivono.

Il cancro della crisi economica e lo spauracchio della perdita di ricchezza e benessere diventano fattori determinanti ad incoraggiare comportamenti di vera e propria schiavitù nei confronti di una umanità che in questo modo si sta abituando a sopravvivere in situazioni che rasentano l’inverosimile. A queste persone sembra vietato il verbo “vivere”, che ci sembra un eufemismo ironico da evitare, quando il bassissimo reddito serve solo a creare sudditanza e ulteriore miseria ad una vita/esistenza già , e non si sa per quale motivo, nata in una terra parecchio più sfortunata della nostra.

Dunque l’occidente che “crea” lavoro tende la mano avida e incurante delle conseguenze, verso il terzo mondo affamato diventato sub vassallo in un moderno feudalesimo, ed incoraggia l’accettazione di questo assurdo mercato illegale di schiavi del 21esimo secolo. Chiude gli occhi davanti a quello che diventano, abbassa continuamente la tariffa dell’offerta, e rende oramai senza voce e senza dignità una domanda già piegata e umiliata.
Il mondo occidentale tace davanti a tutto, anzi se ne fa una ragione che parrebbe assurda persino al più cinico se fosse sincero. Perché oramai in tempi di crisi stiamo ricorrendo ad assurde illogicità per coprire una mancanza totale di coscienza.

Un aeroporto intercontinentale come quello di Bologna per esempio, che prende numerosi benefits dalla regione Emilia Romagna, incarica cooperative, per evitare di assumere, e utilizza manovalanza straniera che per 8 ore al giorno carica e scarica valigie al freddo gelido oppure al caldo torrido per circa 700 euro al mese. Sono stranieri, presi dalla disperazione, che non parlano l’italiano e lavorano in pista senza capire le direttive, talvolta importanti, senza l’abbigliamento di sicurezza, e senza dignità.

Non inventiamoci giustificazioni perché da sempre in ogni disciplina e teoria che abbia a che fare con l’economia, sappiamo che quando si abbassa il prezzo si innesca un meccanismo che porta all’autodistruzione invece che all’ incremento. Sappiamo benissimo che ogni diminuzione del costo ha le sue avide radici dentro situazioni di ingiustizia e sfruttamento, e sappiamo che il mercato del ribasso crea solo malessere e virus inarrestabili; vive nell’insoddisfazione e lievita impoverimento e disillusione.

Gli insegnamenti migliori nella storia dell’umanità sono quelli dei uomini migliori, ovvero i Profeti, che ci hanno insegnato a dare a chi ha bisogno esattamente quello che daremmo a noi stessi, ovvero non uno scarto, non un ingiusto compenso che noi non vorremmo accettare.

Se non ci mettiamo in testa questo teorema tremendo : <L’avarizia crea inesorabilmente la povertà> non usciremo dal circolo vizioso e ammalato di una umanità che in un modo o nell’altro trae vantaggio sfruttando chi sta peggio. Ci potremo trovare un giorno persino in un rapporto affettivo/familiare ammalato, e proprio di questo tipo, senza neanche renderci conto che proprio l’etica sbagliata di un principio malsano ha messo dei semi indistruttibili nei rapporti sociali e umani che crescono corrotti e schiavi.
Uno sforzo allo spendere meno per noi stessi per essere compartecipi nell’aiutare chi troviamo sulla nostra strada, un sforzo a pagare il giusto prezzo che è giusto compenso per un lavoro svolto, equilibrio nei rapporti commerciali e onestà sono un’ “educazione sana” anche per crescere “rapporti umani sani” basati sul rispetto e noi per primi saremo rispettati.

Il fine non giustifica i mezzi ed in questo caso diciamo che non deve giustificare i costi.

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