Cosa sta accadendo in Francia?

Posted on 21/03/2012

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-Di Giuliano Falco

Pochi giorni fa sono stati assassinati alcuni parà di origine maghrebina. Ieri la stessa arma ha assassinato bambini ebraici in una scuola a Tolosa. Nessuno, ma proprio nessuno, può invocare a scusa la ‘follia’ perché questa è predeterminazione razzista. Si tratta di un vero e proprio progetto, di una mentalità criminale che opera in diversi luoghi e tempi per eliminare i ‘diversi’ (siano essi paracadutisti maghrebini o bimbetti israeliti). Questo è intolleranza, questo è nazismo. È chiusura identitaria che teme chiunque sia diverso, per il colore della pelle, la lingua o la religione. E qui non si può invocare neanche il famigerato (e inventato) scontro di civiltà anche se meglio sarebbe definirlo scontro di ignoranze.
Ora tutti, mass media, politici, gente comune, sono costernati (le notizie si sa, sono effimere: se ne parlerà per un po’, poi tutto cadrà nel dimenticatoio…fino alla prossima volta). Peccato che in Francia, siano ormai mesi che Sarkosy strilli contro gli stranieri a fini elettorali, per mantenere il potere e risalire nei sondaggi (dal momento che la sua popolarità era in caduta libera); peccato che, sempre in Francia ci siano città e paesi in mano al Front National di Marine Le Pen (grande amica, se non ricordo male, del leghista Borghezio) che invoca (da sempre) misure draconiane contro gli stranieri. Peccato che anche in Francia, la sinistra non sembra che abbia un gran chè di idee alternative in materia di immigrazione (e non solo).

Sia chiaro: non si vuole affermare  che i personaggi citati siano in qualche modo coinvolti nelle stragi. Si vuole solo ricordare un antico adagio italiano, che recita ‘chi semina vento, raccoglie tempesta’. In che senso? Gli uomini politici, a qualunque partito appartengano, devo sempre ricordarsi che quello che dicono ha ricadute sugli elettori e che qualsiasi cosa si dica, per quanto assurda sia, può essere materiale con cui menti perverse o personalità fragili, possano costruire poi azioni idiote (ricordate quei militanti della Serenissima repubblica veneta che, esaltati da discorsi leghisti, scalarono il campanile di San Marco e costruirono un artigianale mezzo anfibio?) o azioni assassine, come quelle dei giorni scorsi in Francia.

Il ventre che ha partorito il mostro, è ancora gravido: cosa possiamo fare contro queste mostruosità? Anche in Italia ci sono movimenti razzisti, nazisti, fascisti, che esaltano queste ideologie perverse e disumane; anche sul web girano messaggi ‘deliranti’.  E tutto questo in barba alla normativa contro l’odio razziale.

L’unica soluzione sarebbe quella di far terra bruciata intorno ai razzisti; impedire che l’ideologia razzista si diffonda (certamente è cosa difficile, anche perché fino a pochi giorni fa avevamo ministri della repubblica che non brillavano per il loro ecumenismo). Occorre controbattere in ogni situazione (dal posto di lavoro ai giardini, dai giornali al bar -per chi ci va), in ogni discussione, usare qualsia mezzo per far sì che non circolino la paura e l’ignoranza, vere basi su cui si fondano i discorsi razzisti. Ogni occasione è buona per affermare il diritto a cercare una vita migliore, professare una fede, riunirsi per pregare o per parlare, insegnare le mille lingue delle nazioni della terra. Occorre ricordare che anche scienziati del calibro di Cavalli Sforza hanno dimostrato che le razze umane non esistono; che sotto il colore della pelle, batte un cuore, circolano sangue, pensieri, sentimenti e affetti simili in tutte le popolazioni di tutte le latitudini: la razza umana è una e una sola. In alternativa c’è solo la inferiorizzazione razzista.

Una volta Hamza Piccardo ha detto che l’Islam è uno dei sentieri che Dio ha donato al l’uomo per raggiungerlo. Ebbene dobbiamo impegnarci per far sì che ciascuno possa percorrere il proprio sentiero. Anche se può non piacerci o non piacere a qualcuno. Occorre lavorare per una società dove ci sia posto per tutti. Anche perché quando si comincia a escludere qualche gruppo sociale (per la sua lingua, la sua fede, la sua provenienza o altro), la strada che conduce ad Auschwitz è tracciata. E noi non vogliamo che  si ripeta.

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