NO ai matrimoni tra donna cattolica e uomo musulmano

Posted on 16/03/2012

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La Chiesa dice che non vanno incoraggiati.

-Di Cinzia Aicha Rodolfi

La questione molto delicata, ma altrettanto urgente e pressante, dovrebbe essere considerata prima di tutto dal punto di vista pratico e sociale poi solo successivamente anche religioso.

Dopo aver, ben evidentemente, preso atto che la nostra nazione sta diventando un paese sostanzialmente multietnico, con una forte crescita dell’entrata in Italia di persone di fede islamica, sarà inevitabile considerare il cambiamento della nostra società, dove il peso massiccio di credenti musulmani nel nostro paese si distribuisce ed interagisce con noi e la nostra quotidianità. Questo tessuto sociale che porta connotati ben specifici, lingua, alimentazione, mentalità nonché culto religioso merita pertanto di essere studiato, ed assimilato. Sembra insensato e inutile dire semplicemente di evitare e non incoraggiare.

Non si può banalizzare l’entità della situazione semplicemente scoraggiando e dissuadendo le unioni miste. Dobbiamo essere onesti affermando che questi immigrati sono per lo più maschi e giovani, a significare che avranno interesse di relazione con donne italiane verosimilmente di fede cattolica. Evidentemente esiste anche l’interesse di una reciproca conoscenza.

Anche se il ragionamento dell’identità religiosa necessariamente condivisa anche dal futuro sposo, pensiero alquanto utopico in un paese governato dal più assoluto liberismo e dalla perdita di ogni valore religioso, fosse pertinente a livello di precetto, e non lo è, ecco che ci sembrerebbe veder inculcare una pensiero di incoraggiamento separazionista che potrebbe avere un retrogusto razzista. Ci ricorda l’ideologia nazista della Germania del secolo scorso.

Desideriamo che sia giusto che la nostra società diventi un insieme di comunità monorazziali e monoreligiose dove cittadini della stessa razza e religione sposati tra loro vivrebbero ancorati alle loro tradizioni , imprigionati in piccole isole, sviluppando ignoranza e intolleranza e prima o poi inevitabilmente anche guerre civili-razziali?
Come successo nei sobborghi di Parigi….

Riflettere e istituire vere e proprie strutture di acculturazione reciproca per i cittadini potrebbe essere un intervento positivo invece di scoraggiare e allontanare.

E’ vero che il diverso retaggio culturale più che spirituale, dell’immigrato di fede islamica fortificato dalla paura di perdere la propria identità, si solidifica proprio dopo qualche anno dal suo arrivo nella terra d’occidente e diventa difficile terreno di consapevolezza.
Succede che la convivenza non diventata davvero scambio reciproco nel pieno rispetto l’uno dell’altro, spesso vacilla e porta all’insuccesso dell’unione , nonché a divorzi, ma non pensiamo che sia colpa della diversa religione. Il problema sta solo nell’ignoranza della cultura dell’altro, cultura che spesso ha forgiato in modo ben preciso e indelebile entrambi i caratteri.

Ogni cultura religiosa subisce influenza del tradizionale sviluppo anche a svantaggio della purezza del culto e diventa un insieme di manifestazioni esplicite non solo di precetti ben precisi, ma anche di mentalità specifiche figlie di determinate latitudini più che di credenze spirituali.
Usi e costumi possono diventare inaccettabili quando appaiono improvvisamente nella vita familiare a causa dei normali inevitabili problemi della quotidianità; e non ci sono preparazione e acculturazione.
Si critica con chiusura l’atteggiamento che emerge inaspettato, senza avere la pazienza di capirne il motivo; spesso il dramma personale per aver abbandonato la propria terra, famiglia, affetti e appartenenza si risveglia proprio davanti ai problemi appesantiti dalle responsabilità familiari e da questi emergono nuovi atteggiamenti e cambiamenti di carattere.

Ci si sbaglia pensando che basti un forte sentimento per superare questi problemi; perché le incomprensioni culturali viceversa si solidificano dove c’è un grande coinvolgimento affettivo, d’altra parte solo la volontà di comprensione è strumento di risoluzione, scevra da pregiudizi, ma fondamentale sarebbe operasse sulla base di una buona conoscenza della cultura dell’altro.

Preparare persone competenti in appositi sportelli di ascolto, corsi culturali e religiosi per aiutare le coppie miste ad affrontare relazioni complesse, sarebbero le scelte importanti in una società oramai così multi culturale come la nostra. Imparare dalle esperienze di altri paesi tipo Francia e Germania, che hanno alle spalle molti più anni di immigrazione nord africana e turca.

La Chiesa dovrebbe smetterla di banalizzare questioni così personali che sono poi anche sacrosante libertà individuali, e lanciare appelli di indubbio gusto ovvero dal sapore xenofobo, anti islamico. Viceversa potrebbe affrontare realtà inevitabili quando le sue fedeli innamorate del musulmano si sposano comunque anche a dispetto dell’insofferenza del clero cattolico.

Sappiamo che esiste una mentalità legata all’apostasia anche nel cattolicesimo, ma in “una benedetta Italia” ove sede il Vaticano, dove oramai sacerdoti cattolici stanno per celebrare persino matrimoni tra omosessuali quale valore può avere un accusa di apostasia vicino alla distruzione del valore fondamentale del sacramento che addirittura incoraggia l’omosessualità all’interno della “parrocchia”. Certamente l’intransigenza da una parte stride con l’incoerenza e l’abbandono dei valori dall’altra e ci fa sorridere davanti a tale perdita di autorevolezza per non dire di morale ed etica.
Non incoraggiamo il matrimonio con il musulmano monoteista devoto al Dio Unico, però conformiamoci alle famiglie mono sesso. Questo il messaggio moderno del cattolicesimo o meglio di quello che rimane.

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