Cosa è meglio evitare nella scelta dei cosmetici

Posted on 14/03/2012

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-Di Monica Grigolo

Nel primo articolo di questa rubrica si è introdotto il discorso relativo all’INCI, con questo si cercherà di iniziare il viaggio alla decodificazione di alcuni di quei termini che nascondono quello che quotidianamente si utilizza per la cura della persona e per la pulizia della casa.

Non si potrà naturalmente esaurire tutto lo scibile dell’argomento e a tale proposito per approfondire si può fare riferimento a qualche sito che si occupa prevalentemente di tali tematiche:
http://lola.mondoweb.net/index.php
http://forum.saicosatispalmi.org/index.php?sid=8ee7fbe90b4b8d14a611726c6a0d0c80
e soprattutto
http://www.biodizionario.it/ dove immettendo nel form il nome di una sostanza si può capire dai “semafori” se tale ingrediente e il prodotto che lo contiene è da eliminare dal carrello della spesa.

Prima solo una breve premessa: quando si parla di pelle va tenuto presente che questa è composta da tre strati:
1) l’epidermide, lo strato sottile ricoperto dal guscio corneo ed è lo strato su cui agiscono i cosmetici (attenzione, si parla di cosmetici e non di farmaci);
2) il derma, lo strato di circa 4 mm . sotto l’epidermide e dove si trovano i fibroplasti , importanti cellule che servono alla produzione di collagene, fibre, glicosaminoglicani (GAG) tra cui il noto acido ialuronico. Al derma i cosmetici non possono arrivare ma possono essere assorbiti dai vasi sanguigni ed entrare in circolo;
3) l’ipoderma, il tessuto adiposo costituito dagli adipociti che rappresenta il centro di deposito di vitamine e di ormoni.
Anche chi non è medico sa che la pelle va nutrita soprattutto dall’interno per cui è fondamentale fornirle tutti quei nutrienti indispensabili a costruire le proteine di cui sono fatte le fibre, ma per non rovinare il lavoro di una corretta alimentazione e di un sano stile di vita è bene non rovinare tutto con un insano stile cosmetico.

Per non uscire di casa con un dossier da consultare per ogni cosa che si intende acquistare ecco un primo elenco di cosa è comunque meglio evitare, perché nocivo per la pelle o per l’ambiente o per entrambi:
1) i siliconi (abbastanza facili da riconoscere perché i termini che li indicano finiscono per –one o per –siloxane);
2) EDTA, PEG, PPG, MEA, DEA, TEA, nomi che celano conservanti, battericidi, sostanze che formano tanta bella schiuma nella vasca da bagno ma che vanno evitati perché altamente dannosi (alcuni di questi possono rilasciare formaldeide in reazione con altri conservanti creando nitrosammine allergizzanti);
3) Petrolati, indicati come paraffinum liquidum, paraffin, petrolatum, ozokerite, ceresin).
4) tutti i nomi che terminano con –ISO o –ETH poiché sintetici;
5) conservanti come l’imidazolidinyl urea/diazonyl urea, non dannosi per l’ambiente ma per la persona sì perché anche questi possono cedere formaldeide;
6) ancora altri conservanti che possono cedere nitrosammine cancerogene come il methyldibromo glutaronitrile;
7) triclosan (conservante);
8) isopropyl myristate o palmitate, non così dannosi ma fortemente comedogenici.

Perché l’uso dei petrolati e derivati sintetici è così largamente diffuso e quello degli oli vegetali molto meno? Ecco due conti: in un barile di greggio ci sono 159 di oro nero, un barile costa più o meno 100 dollari quindi un litro di petrolio 1 dollaro e 59 cents, quanto costa invece un prezioso e più salutare olio di Argan? Almeno 60 volte in più. Non ci si stupisca quindi del massiccio uso dei prodotti di raffineria nella cosmesi, non si vuol fare “terrorismo ecologico”, solo fornire un’informazione staccata dalle logiche commerciali delle grande case cosmetiche e iniziare a pensare e coccolarsi in modo più verde.

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