Turismo responsabile

Posted on 13/03/2012

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-Di Valeria Maselli

Il turismo è una delle principali attività economiche mondiali. Scorrendo i dati statistici i numeri sono impressionanti, quasi 900 milioni di arrivi, 8.000 miliardi di dollari di giro d’affari pari a quasi il 10% del PIL mondiale.

Dietro questo fiume di denaro che, letteralmente, viaggia su e giù per il globo si nascondono però i soliti problemi di giustizia sociale ed accesso alle risorse, specialmente in quei paesi che sono stati baciati da una grande fortuna per il clima e per la bellezza dei posti ma dove la maggior parte del denaro del turismo non arriva ai cittadini ma ad un esiguo numero di grandi società.

Oltre all’aspetto economico ne esistono altri, altrettanto se non più importanti: i rapporti dei turisti con le popolazioni locali e con le tradizioni e le religioni dei posti che si visitano.

Il turismo come prodotto di massa e di lusso ha avuto spesso effetti negativi su alcuni ambienti, specialmente in alcune regioni del mondo in via di sviluppo. Per questi motivi a metà degli anni ’90 si è creato un movimento di opinione per stabilire regole e limiti da porre ai viaggi e ai viaggiatori per far si che questo nuovo modo di fare turismo si possa definire responsabile.

L’A.I.T.R. (Associazione Italiana Turismo Responsabile) si è occupata della redazione per il nostro paese di una carta d’identità dei viaggi responsabili.

Quali sono i punti che il turista e la compagnia che offre i servizi di viaggio devono rispettare per potersi definire responsabili?

“Il turismo responsabile è il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture.
Il turismo responsabile riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio. Opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori.”

In pratica si tratta di fare attenzione non solo al profitto o ai costi più bassi ma a cercare, da parte dei tour operator, servizi al prezzo giusto gestiti da operatori locali, che questi servizi vengano eseguiti per quanto possibile in maniera sostenibile per l’ambiente e quindi senza spreco di risorse e senza danneggiare la fauna e la flora locali. All’interno del turismo responsabile devono poter trovare posto tutte le forme di turismo e non solo quello definito “ecoturismo”. Anche la visita di una città d’arte può essere responsabile, così come un soggiorno al mare. L’importante è che tutta la filiera segua la stessa logica, quindi soggiornare in strutture piccole e gestite da società del posto e non da grandi catene alberghiere, consumare i pasti nei locali tipici, usufruire di guide e altri servizi locali. Un elemento da non sottovalutare è il favorire contatti fra il turista e la popolazione del luogo in quanto il turismo viene visto come una opportunità di scambio in due direzioni, per i turisti e per i residenti.

Anche al turista viene chiesto un impegno, astenersi da comportamenti che potrebbero urtare la sensibilità locale e rispettare le tradizioni culturali e religiose dei luoghi che sta visitando. Essere aperto al dialogo e allo scambio di idee.

Che tipologie di viaggio propongono i tour operator che aderiscono all’AITR?

Sono spesso viaggi un po’ diversi dal solito, ci sono molte proposte di trekking, a piedi, con i bagagli trasportati da asini (o cammelli a seconda di dove ci si trovi), spesso si visitano progetti di qualche ONG che opera per una comunità locale, oppure si visitano oasi faunistiche o naturalistiche.

In questo inizio del XXI secolo in cui stiamo mettendo in dubbio tutto quello di cui eravamo sicuri fino a pochi anni fa è arrivato il momento di abbandonare la logica del viaggio low-cost e mordi e fuggi per entrare in una nuova esperienza di turismo più lento, più a misura d’uomo e più rispettoso di tutti. 

 

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Posted in: attualità, Ecologia