Tunisia, una delle più grandi “menzogne” degli ultimi 3 decenni… (2)

Posted on 11/03/2012

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…finalmente scoperta e smantellata; un esempio per il mondo intero.

-Di Cinzia Aicha Rodolfi

DOSSIER A PUNTATE – SECONDA PUNTATA

C’era una volta un giovane orfano di padre che costretto a lasciare gli studi per la povertà in cui versava la sua famiglia, a 27 anni non era ancora riuscito a sposarsi perché con quel pochissimo che riusciva a guadagnare doveva provvedere ad aiutare economicamente la mamma, lo zio ammalato e le sorelle. Ad una di queste pagava gli studi, quelli che lui avrebbe voluto continuare a seguire. Il ragazzo non trovava un lavoro fisso e decise di fabbricarsi un piccolo carretto di legno per fare l’ambulante, sbarcare il lunario inventandosi un misero reddito. Andava a prendere frutta e verdura dai contadini a credito e la rivendeva con un piccolo guadagno nella sua cittadina. Spesso non se la sentiva di farla pagare alle famiglie che lui sapeva essere molto povere, e gliela regalava. Tutti volevano bene a questo ragazzo così premuroso e generoso. Ma c’era chi invece, come in tutte le favole faceva la parte del “cattivo”. Era la polizia locale corrotta e arrogante, che da anni continuava a trovare scuse per sequestrargli il carretto oppure inventarsi multe appositamente strutturate per il povero ambulante, il quale aveva accumulato un grosso debito nei confronti dell’autorità, ma andava avanti a fare il suo umile lavoro, chissà sperando forse, che un giorno o l’altro lo avrebbero lasciato in pace.

Purtroppo questo non succedeva mai e la pazienza del giovane tunisino stava per esaurirsi.

Arriviamo al mattino del 17 dicembre 2010, sono le 10.30 circa e Mohamed Bouazizi sta vendendo i suoi ortaggi  a Sidi
Bouzid . Gli si presenta davanti nuovamente la polizia ad infastidirlo chiedendogli la licenza di ambulante, pur sapendo lui non l’aveva, insiste a fargli pagare una tassa anche se di fatto in quella cittadina non c’era alcuna legge che la imponesse per vendere da un carretto, bensì solo da un banco fisso. A nulla valgono le sue rivendicazioni e la discussione finosce con la confisca della bilancia, senza la quale non può lavorare. Quindi lo insultano nuovamente e lo maltrattano davanti a tutti. Mohamed decide di andare a fare le sue rimostranze al governatore che naturalmente  gli nega udienza. Bouazizi è davvero umiliato, arrabbiato e disperato e si mette ad urlare pubblicamente: “Se non mi volete ascoltare, mi darò fuoco!”. Così succede che corre a comprare una tanica di benzina, si mette in mezzo alla strada della sua tranquilla cittadina e urlando: “ come vi aspettate che io possa vivere ?” si versa addosso il liquido e si dà fuoco. Lo zio, ed altre persone, tentano di spegnere l’incendio con dell’acqua , ma non fanno altro che peggiorare la situazione. Mohamed ha bruciature gravissime sul 90% del suo corpo e viene portato nell’ospedale più vicino che si trova a 110 km, ma lì non ci sono le strutture adatte quindi  nuovamente spostato vicino a Tunisi in terapia intensiva.
Il 31 dicembre i dottori concussi con la dittatura, rilasciano interviste ai media dicendo che le condizioni di Bouazizi sono stabili e che sarebbe migliorato presto, ma questa è solo una menzogna per sedare l’opinione pubblica già in fermento, infatti il giovane è in coma irreversibile. Il presidente Ben Alì va a visitarlo in clinica e davanti alle telecamere promette alla madre che lo avrebbe mandato in Francia per essere curato meglio, ma il pomeriggio del 4 gennaio Mohamed muore.

Più di 5000 persone partecipano al funerale, e tante sono le voci che durante il corteo funebre intonano canti che promettono al giovane  che lo avrebbero vendicato.

Questa storia porta allo scoppio della rivolta che diventa presto una vera e propria rivoluzione nazionalpopolare. I primi movimenti nascono subito a Sidi Bouzid, e qui le forze dell’ordine cominciano ad uccidere i primi manifestanti. Per tutta risposta ben presto in ogni città e cittadina della Tunisia la popolazione  scende nelle strade a manifestare: i giovani, i meno giovani, gli anziani, le donne e persino i bambini si mobilitano in solidarietà con Mohamed, rivendicando diritti, criticando finalmente a viva voce il governo e la sua politica corrotta. 300 sono i morti ammazzati dalla polizia in meno di un mese.

Il presidente fugge in Arabia Saudita sotto la protezione del governo dei Saud. Quindi seguendo la legislazione, come da prassi si incarica il primo ministro a prendere in mano le redini del paese, ma seppur egli abbia buone intenzioni, accanto a lui rimane ancora tutto l’entourage di Ben Alì, che vuole far tornare il presidente e riportare la dittatura. Il popolo non è d’accordo, vuole un cambiamento radicale e un nuovo governo. Si succedono altri arresti e prepotenze , ancora manifestazioni fino a quando anche il primo ministro si dimette. La macchina economica del paese si ferma, è un caos, ma si sta andando avanti senza più voler scendere a nessun compromesso.

Intanto tornano dalla Francia molti tunisini che furono costretti a scappare per le persecuzioni del dittatore, tutti gli esiliati che possono finalmente riabbracciare parenti e amici. E’ un fermento di parole, pensieri liberi, progetti e speranze. Nascono un centinaio di partiti politici, c’è un entusiasmo incontrollabile, anche se misto ad atti di delinquenza come sempre quando un paese è in una grande importante transizione.

Succede anche che nel frattempo la rivoluzione scoppia nella vicina Libia, ed entrano in Tunisia circa un milione di profughi. Scappati dai bombardamenti di una vera guerra civile, molti di questi trovano temporaneo rifugio nelle case private delle famiglie tunisine, altri invece vengono accampati. Ci sono tanti del centro africa ed egiziani, i quali stavano lavorando in Libia, ma non possono tornare nei loro rispettivi paesi a causa della chiusura degli aeroporti. I tunisini riescono a superare anche questa emergenza, rimangono molto tempo con poche scorte di cibo, lottando contro situazioni di totale empasse di un paese senza freno e praticamente senza governo.

Tante sono le voci maligne che prospettano una caduta inesorabile ed un ritorno del dittatore, invece si arriva finalmente alle elezioni libere dell’ottobre 2011.

La rivoluzione finisce con un bilancio tutto sommato di poche morti rispetto alle altre dei paesi nord africani. Ora rimane da rimboccarsi le maniche e ricostruire ripartendo dalle fondamenta. Ma quale paese ha superato una rivoluzione senza ferite e macerie? Il nuovo parlamento propone una interessante legislazione …..

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Posted in: esteri, Tunisia