Certo oggi abbiamo il coraggio di denunciare quando ci uccidono…

Posted on 10/03/2012

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-Di Anna Vanzan

Mese di marzo, mese delle donne; le statistiche sulla percentuale donne/lavoro si sprecano, ma tutte concordano su un punto fondamentale: in Europa, si è registrato un aumento della partecipazione femminile al mondo del lavoro. Bene. Ma se andiamo a vedere i dati, il tasso di occupazione femminile si attesta attualmente al 58,2% per cento, mentre nel 1997 era pari al 51,4% per cento. Secondo il sito del nostro Ministero del Lavoro si tratta si un “sensibile” aumento” cui hanno contribuito “la legislazione e il supporto finanziario dell’UE”.

Personalmente, ritengo un 6,8% di aumento spalmato in 15 anni assai deludente. Per non parlare della distribuzione gerarchica del lavoro, ovvero delle posizioni apicali, che rimangono ancora irraggiungibili per la stragrande maggioranza delle donne.

In Europa, se si osservano le principali società europee quotate in borsa, solo un membro di consiglio d’amministrazione su 7 (ovvero, il 13,7 %) e solo un presidente su 30 (3,2%) è donna.
Naturalmente, in Italia va peggio, solamente il 6,1% di posti nei consigli di amministrazione è occupato dalle donne. Non c’è da meravigliarsi, perché da noi il tasso di occupazione femminile è più basso rispetto alla media UE, collocandosi sotto il 50%.

In compenso, sono aumentati i casi di violenza domestica: ma anche qui, cercano di consolarci, il numero sembra più alto perché ora più donne hanno il coraggio di denunciare i soprusi rispetto ad un tempo. Chissà, forse una volta le donne erano più brave a nascondere i lividi, oppure i loro compagni più abili a nasconderne i corpi una volta uccise…

Mi chiedo perché alle donne venga sempre chiesto di accontentarsi. C’è la crisi generale, si dice, quindi è ovvio che si dia preferenza all’occupazione maschile; e come spiegare tutte le altre prerogative che stiamo perdendo? Secondo la UE, la prospettiva di vita sana alla nascita di una donna s’è abbassata, e se qualche anno fa era di 70 anni, ora è di 61: oltre al lavoro, perdiamo anche la salute. Magari viviamo poi a lungo, ma male.

Ma a proposito di UE, quali sono le politiche messe in atto per migliorare la situazione? Il web ufficiale è pieno di interessanti tabelle statistiche da cui attingere in dati come quelli qui esposti; a proposito, quello sulla salute si chiama “Heidi”, idea carina, ma poco utile per arrivare poi al nodo cruciale: che fare?

Personalmente mi pare che la UE abbia le idee poco chiare in proposito, anche se qualcosa, ovviamente, lo fa e ci mancherebbe altro, con tutta quella pletora di persone dagli stipendi lauti che si nascondono dentro palazzi perlopiù vuoti (mai fatto un giro negli uffici UE a Bruxelles? Ne vale la pena…).

Basti vedere l’ultimo spot lanciato proprio, secondo loro, per combattere la violenza contro le donne: si vede una ragazza fasciata in tuta gialla, stile sposa di Kill Bill, sola in un enorme hangar. Improvvisamente, calano, come tartarughe Ninja, tre figure maschili: un asiatico dagli occhi a mandorla che sciorina una serie di movimenti d’arte marziale; un non meglio identificato personaggio, quasi una caricatura di Sandokan, con tanto di turbante e scimitarra che fa roteare (chiaramente prototipo, secondo i giocherelloni dell’ufficio pubblicità UE, di un musulmano) e un ragazzo di colore, busto muscoloso nudo fino alla cintola, treccine e monili “tribali”, che dovrebbe essere il rappresentante di tutti i neri del mondo. Poi non succede nulla, la ragazza viene attorniata da altre compagne uguali, una per paese europeo, e si dispongono in cerchio, come la bandiera UE, sconfiggendo il nemico…

Non sono una fan del “political correctness”, ma della verità sì: come si può solo pensare di rappresentare la violenza domestica contro le donne con tre uomini che dovrebbero incarnare l “Altro”, ovvero l’uomo non bianco? Alla UE son bravi a preparare statistiche, non si sono accorti che gli aguzzini sono persone di famiglia, o appartenenti alla sfera amicale, non “l’uomo nero” di infantile memoria? La violenza domestica è una piaga che colpisce moltissime, e non ha colore né religione. Molte donne lo imparano a proprie spese: la UE non c’è ancora arrivata.

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