8 Marzo. E poi?

Posted on 08/03/2012

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-Di Lara Aisha Bisconzo

Ormai è diventata una festa come tante altre, alcune ereditate da paesi extraeuropei (vedi Halloween), alcune che fanno parte della tradizione italiana da decenni ma di cui non si conosce nemmeno più l’origine (tipo il carnevale).

Feste consumistiche, superficiali, inutili in fondo. Perché non servono a un gran ché, non insegnano un gran ché, non lasciano in fondo al proprio cuore un gran ché…

Ma utilissime invece per chi, ovviamente, ci guadagna sopra.

Fioristi, ristoranti, pub, in questo specifico caso. Che vedono arrivare svogliati mariti forzati dalla convenzione indecisi sull’acquistare il mazzo di mimose più o meno costoso, gruppi di donne che una volta all’anno vogliono scordare di essere mogli e madri (perché poi??) per darsi alla pazza (?) gioia assieme alle amiche magari ubriacandosi e tornando a casa a notte fonda puzzando di fumo, alcool, con un gran mal di piedi perché non abituate a portare il tacco 12 che però in quell’occasione non vedono l’ora di sfoggiare…

Donne che si riuniscono pensando che quello è un giorno dedicato a loro, dove potersi liberare di tutto e tutti, gettando problemi e pensieri nel dimenticatoio come se una floreale bacchetta magica per un giorno all’anno possa davvero farli sparire.

Donne inconsapevoli perfino del perché è stata istituita questa festa, che seguono la scia del profumo di mimosa come un branco di pecorelle che segue il suo pastore abbagliate da pubblicità e promesse di gran divertimento…

Sarà, ma divertirsi non significa solamente liberarsi da legami familiari e affetti maschili per poi comportarsi come adolescenti scapestrate. Soprattutto durante una giornata che invece dovrebbe rimembrare che la donna sì è importante, ma come lo è l’uomo, come lo è ogni essere umano. Ma è importante non soltanto oggi, ma tutti i 365 giorni dell’anno. Bando alle ipocrisie quindi, e chi ritiene (giustamente) che la donna per vari motivi ha bisogno di essere rivalutata, aiutata e supportata faccia altro, anziché regalare mimose (che sono profumate, allegre, bellissime… Ma che possono tranquillamente essere donate alle signore che gradiscono anche il 7 o il 9 di Marzo…) e spingere la moglie ad uscire di sera con le amiche “per questa volta….”.

E’ triste vedere che la maggior parte del gentil sesso anziché tirarsi su le maniche e lottare per ciò che le spetta aspetta l’otto Marzo e se ne va in discoteca…

Sì triste, e perfino un po’ sciocco, ammettiamolo.

La vera donna, quella con la D maiuscola, dovrebbe invece ricordare con pietà e desiderio di migliorare le cose le difficoltà e le problematiche della sua sorella di genere, e fare di tutto per essere parte in causa di un nuovo, radicale cambiamento che permette alla donna di essere davvero quello che merita: la metà del mondo. Senza la quale l’equilibrio dell’umanità non potrebbe di certo sussistere. Siamo stati creati a coppie per un motivo, in fondo.

Oggi, nel 2012, la giustizia per la società femminile purtroppo ancora non c’è.

E non si parla in questo caso di paesi dove purtroppo non c’è ancora un governo probo ed equilibrato, ma di quelli dove si pensa che questo esista, dove c’è il benessere, la (più o meno…) stabilità economica o perlomeno da mangiare e un solido tetto sulla testa.

Dell’Italia, per esempio…

Dove ancora nel 2012 si vedono donne licenziate perché rimangono incinte, sottopagate pur avendo stesse mansioni e responsabilità dell’uomo, utilizzate come pezzi di carne in esposizione in una vetrina di una macelleria o considerate sempre e perennemente individui di serie b solo perché magari hanno scelto di rimanere “semplici” casalinghe.

Bisogna quindi sì dare spazio alla donna, ma ogni giorno dell’anno, e la donna stessa deve lottare in prima persona per riottenere questo spazio, ma che sia giusto, a lei consono ed adeguato alle sue capacità e specificità. Perché non ha nemmeno senso che ella si debba mascolinizzare o peggio sobbarcare tutti i difetti dell’uomo che per natura non ha e far di tutto per diventare la sua brutta copia. Non è quello il suo scopo.

Quindi è bene riconquistare i propri ruoli, ma allo stesso tempo cercando di sublimare le qualità femminili nella maniera più consona e più naturale.

E far di tutto per riprendersi i propri diritti quando si ritiene essi siano stati negati, compreso quello di essere considerata speciale non solamente un giorno all’anno, ma per un’intera vita di sacrifici che lei fa per far star bene la sua famiglia e tutti coloro che le gravitano attorno.

Il vero uomo lo sa che lo è, la vera donna infatti glielo fa capire ogni qualvolta ne ha la possibilità.

Senza bisogno di discoteca, mimosa o tacco 12.

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