Tunisia, una delle più grandi “menzogne” degli ultimi 3 decenni… (1)

Posted on 07/03/2012

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…finalmente scoperta e smantellata; un esempio per il mondo intero.

-Di Cinzia Aicha Rodolfi e Bassem Ben Salah

DOSSIER A PUNTATE – PRIMA PUNTATA

C’era una volta il paese perfetto, dove era tutto in ordine, non c’erano problemi di alcun genere, l’economia funzionava molto bene, la disoccupazione era quasi inesistente, nessuna pressione o costrizione religiosa, il popolo era felice, non esisteva la povertà, la crisi mondiale non aveva toccato la finanza di questa terra sempre scaldata dal sole e bagnata dal Mediterraneo. L’aria tersa e mite tutto l’anno, profumata di gelsomino e colorata da un folklore gentile e sobrio, rendeva questa nazione, da sempre in pace con il mondo, l’oasi perfetta per le vacanze di milioni di turisti, e gli ospiti sorridenti offrivano loro la migliore accoglienza a prezzi contenuti. Gli stessi turisti tornavano poi a casa e confermavano che questo era proprio il paese della favola raccontata.

O forse non tutti. In effetti alcuni, quelli che avevano sensibilità superiore alla media o forse una comprensione politico-sociale particolarmente profonda, si insospettivano quando ascoltavano le guide turistiche osannare il loro presidente.

Su tutti i media il governo tunisino “faceva” raccontare straordinarie prodezze ed eccellente capacità di gestire un paese che, ponte tra due continenti, era un esempio di tradizione afro-araba e progresso moderno occidentale, filo francese. Vanto di equilibrio tra la laicità istituzionale e la religione predominante, il paese perfetto regnava in pace in mezzo a tanti altri pieni di guerre civili e intanto i ricchissimi del golfo persico e della Francia depositavano nelle numerose banche della capitale i loro soldi perché la Tunisia era di fatto la “Svizzera del mondo arabo”.

Invece la storia vera dei tunisini degli ultimi decenni, la realtà ben celata dall’obbligo di menzogne e ipocrisie era talmente lontana da quella raccontata e sbandierata, che tuttora il mondo intero stenta a crederci.
Dietro le quinte del palcoscenico, gli attori dovevano continuare a recitare anche nella loro vita privata, e questa assurda situazione plagiò e avvilì famiglie intere riducendo le ataviche dignità di un popolo fiero a burattini disillusi, che perdevano i loro sogni come si perde la sabbia tra le dita.

Minacciati personalmente nei modi più subdoli, scoraggiati da una politica intensiva di corruzione, erano oramai diventati le loro stesse ombre del passato. Però i giovani intanto meditavano la loro voglia di riscattare i nonni e la gloria dei tempi antichi. Giovani spesso allo sbando, lontani dalla loro vera autentica e pulita cultura si sentivano defraudati non solo della loro libertà, ma soprattutto della dignità.

Invero prima cosa gravissima era la mancanza del diritto di parola, nessuna possibilità di espressione individuale, nessun tipo di associazionismo, ogni volontà di espressione differente da quella del regime veniva subito contrastata e schiacciata .
Il governo nella persona del presidente Ben Alì e del suo entourage selezionato e a lui devoto erano organi supremi con poteri ordinari e straordinari.
Era la sua famiglia a tenere le redini delle grandi e piccole industrie e di ogni macro settore economico nonché finanziario, di enti istituzionali ed amministrativi. Ogni distretto era controllato in modo capillare dalle persone di fiducia del presidente corrotte con i soldi e colluse nel potere.

Formò delle persone: la cosiddetta “ polizia politica”, il cui ruolo era quello di controllare tutti i partiti politici che nacquero ipocritamente solo per dimostrare al mondo che esisteva la scelta, ma in realtà erano tutti o collusi o minacciati, perciò di fatto esisteva solo un’ ideologia ed una linea politica: sempre la stessa, quella della dittatura sotto falso nome di “unione costituzionale e democratica”, e tutto il mondo ignaro della menzogna applaudiva a questo esempio di perfetta democrazia islamica, moderata e moderna. In realtà non vi era nulla di islamico e nulla di moderato: era una normalissima dittatura nascosta sotto falsa facciata.

Questi “intrusi” con potere straordinario ed extra legislativo si trovavano ovunque: nelle scuole e nelle università, negli ospedali, negli uffici pubblici oppure per la strada, e segnalavano chiunque fosse contro il regime e contro il presidente per far partire la “procedura” che iniziava con intimidazioni, minacce verso i familiari, perdita del lavoro fino ad arrivare alle torture e al carcere a vita.
Niente di diverso dalle organizzazioni criminali di stampo mafioso, ma mentre queste si pongono a gestire regioni o paesi contro i governi, e sono da questi combattute, in Tunisia la corruzione era direttamente nel potere legislativo, giuridico e giudiziario ovvero era una mafia perfettamente gestita per delinquere ma vestita con abiti legittimi e legittimati dalla massima autorità.

L’unica debolezza del sistema fu la sua incapacità di corrompere e di gestire l’esercito il quale, poi vedremo, avrà un ruolo fondamentale nella rivoluzione quando non ha obbedito all’ordine di aprire il fuoco contro i ribelli ma anzi, incoraggiandoli e proteggendoli.

La polizia politica controllava sia in Tunisia che all’estero, quindi anche chi era emigrato in altri paesi, mandando avvisi a casa, facendo interrogatori con torture impensabili, fino ad imprigionare le persone senza neanche un processo, oppure usavano processi falsi basati su prove inventate e architettate appunto dalla stessa polizia per suffragarne l’arresto.
Ogni giornale, ogni televisione ed ogni radio, quindi ogni giornalista veniva controllato e costretto a dire solo quello che voleva il regime.
Il popolo non poteva avere documenti senza pagare sottobanco, avere licenze, aprire attività senza “sborsare la extra tassa” di fatto alla famiglia del presidente. Il “pizzo” erano le tasse di apertura esagerate, oppure erano multe per coloro che non si attenevano alle ”regole”. Infatti la polizia andava a trovare commercianti non corrotti e si inventava sanzioni per far pagare e far capire chi fosse “la legge”.

I giovani dopo un percorso molto complesso di studi, arrivati al diploma superiore si trovavano completamente senza possibilità di trovare un impiego, i laureati invece interessanti per il governo non avevano la possibilità di avere il visto di uscita dalla Tunisia, per esempio per cercare lavoro all’estero, ma potevano lavorare nel loro paese solo se sottostavano a tutte le condizioni imposte dal potere e si abbassavano a compromessi inaccettabili ai più; si trovavano per esempio ad avere a che fare con l’entourage del presidente, persone messe a dirigere senza alcuna competenza, e la frustrazione era altissima. Spesso i laureati in economia ricoprivano incarichi di fatto importanti e venivano sfruttati per la loro cultura, ma senza stipendi adeguati e sempre all’ombra di incompetenti.

Anche il divertimento era monitorato ed indirizzato solo a distruggere la creatività, e distruggere i buoni valori. Fiorivano le discoteche, chiudevano le biblioteche ed i centri ricreativi culturali. Il governo con il suo zoccolo ignorante non aveva alcun interesse a sponsorizzare la cultura.
I giovani intanto “navigavano su internet“, ma siccome anche il web era controllato, imparavano pian piano a gestirsi in modo da non farsi comprendere e in realtà era “la strada”, guardandosi bene alle spalle, l’unico modo per poter organizzare segretamente la loro volontà di ribellarsi.

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Posted in: esteri, Tunisia