Caro amico ti scrivo…

Posted on 03/03/2012

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-Di Hamza Roberto Piccardo

Erano anni belli e difficili, dopo il 7 aprile del 1979 ne conoscevamo molti che erano in custodia cautelare in forza del teorema di Calogero, PM di Padova che sosteneva l’identificazione tra il movimenti Autonomia Operaia e Potere Operaio e le formazioni armate dei Prima Linea e Brigate Rosse. I loro massimi dirigenti e ideologhi sono arrestati o latitanti inseguiti da ordini di cattura che ipotizzano perfino la complicità nel sequestro e omicidio Moro. In anno le accuse decaddero dimostrando che il vero scopo era un’intimidazione di massa che portò comunque dietro le sbarre centinaia di militanti, nella stragrande maggioranza per i soli reati associativi.

Molti di loro in galera ci rimasero per molti mesi, qualcuno per anni e quando si è poco più che ragazzi il tempo recluso è insostenibile.

Dalla in quell’anno scrisse “Caro amico ti scrivo”; chissà forse anche lui scriveva a qualcuno di quei detenuti, forse da quell’artista che era sentiva il clima. Quella canzone ci accompagnava struggente in quegli anni e a quella speranza che disegnava ci aggrappavamo con le unghie e coi denti.

Il poeta se n’è andato, la poesia è rimasta, quella e molta altra, e Allah che forse ama la poesia dei cuori lo ha preso come lo ha fatto vivere: dopo un concerto e gli applausi che il pubblico non gli aveva mai fatto mancare.

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