Gerusalemme on my mind…

Posted on 02/03/2012

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-Di Ilaria Pedrali

Gerusalemme, la città santa per le tre grandi religioni monoteiste, costrette dalla storia a coesistere tra loro.

Gerusalemme, città unica al mondo per la sua bellezza, per il colore della pietra di cui è obbligatorio rivestire ogni edificio, per i suoi profumi, per la ricchezza e la varietà delle persone che si possono incontrare.

Gerusalemme, città di contrasti e contraddizioni. Gerusalemme, la città con il cielo più bello del mondo.
Fin qui le cose belle.

Ma Gerusalemme è anche una città dove le ingiustizie sociali vengono percepite all’ennesima potenza, dove i controlli di sicurezza raggiungono livelli di esasperazione, dove è facilissimo sentirsi diversi e non accettati.

Ricordo, come fosse ieri, la prima volta che salii a Gerusalemme. Una proposta di lavoro mi ha catapultata senza troppo preavviso in questo mondo completamente nuovo e diverso, un mondo dove avrei dovuto vivere per un anno. L’entusiasmo di cambiare aria per un po’ e di coronare il sogno di quasi tutti i giornalisti ha prevalso su tutto e mi sono buttata in questa avventura che ha segnato la mia vita in modo indelebile.
Un mondo dove il caos del suq alla sera lascia spazio a una quiete quasi surreale.L’impatto con la città è stato strano. Dall’aeroporto di Tel Aviv salgo su un taxi collettivo con destinazione New Gate, Porta Nuova, una delle otto porte di accesso alla Città Vecchia. Nonostante avessi letto un paio di guide della città e credessi di sapere molto del posto, mi sono resa conto che la mia ignoranza raggiungeva livelli inammissibili. Il taxi arriva a Gerusalemme in orario di punta, e a dire il vero a Gerusalemme il traffico è quasi sempre come nell’ora di punta: ad accogliermi un incredibile frastuono di clacson e di gente con cappotti neri e cappello a larga falda che cammina con la testa bassa e di corsa. Mi trovavo nella parte ovest della città, quella meno conosciuta, la zona nuova. Pian piano arrivo a destinazione e varcando la soglia della Città Vecchia mi trovo immersa in un mondo completamente diverso da quello visto dal taxi.

Vivendo a Gerusalemme ci si abitua a convivere con tutte queste contraddizioni. La vera scoperta, però, mi troverò a farla il giorno seguente andando a Gerusalemme est. Qui faccio esperienza di un mondo ancora diverso dai due precedenti, dove l’apparente ordine, rigore e pulizia che avevo visto “a ovest” sembrano non esserci. Tre mondi paralleli che convivono sulla stessa terra. La città Vecchia, luogo mistico, circondata da due realtà politiche e politicizzate all’estremo. Gerusalemme Ovest, città quasi occidentale, con consolati e ministeri, negozi, centri commerciali e locali di tendenza. Gerusalemme Est, territorio occupato, dove si respira allo stesso tempo aria di rassegnazione e di attivismo politico. Qui ha sede l’American Colony, un’istituzione più che un hotel, considerato territorio neutrale e luogo di incontro per capi di Stato e diplomatici.

È molto difficile, direi impossibile, raccontare le emozioni che si sono accavallate in me. Dopo l’entusiasmo della scoperta dei primi giorni arriva il tempo della riflessione e del tentativo di reale comprensione di questo mondo così concentrato. E si va in crisi. Perché non è possibile non essere tifosi dell’una o dell’altra parte, inevitabilmente ci si schiera e allora diventa ancora più difficile capire davvero la situazione.

Gerusalemme si insinua dentro di noi, ci rapisce, ci chiede di ascoltarla e di viverla fino in fondo, ci chiede un amore che molto spesso non ci sa ricambiare. È per questo motivo che chiunque là abbia vissuto per un periodo più o meno lungo, si rende conto di quanto sia bella Gerusalemme solo dopo che non ci vive più.

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Posted in: Palestina