Cosmetici eco-biosostenibili? Sì, grazie!

Posted on 02/03/2012

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-Di Monica Grigolo

C’era una volta l’INCI anche se pochi sapevano che cosa fosse, soprattutto non sapevano cosa significassero tutti quei nomi strani che ricordavano le noiose lezioni di chimica del liceo. C’era e c’è ancora perché l’INCI è sempre lì, stampato sulle etichette di quasi tutto quello che si trova in commercio, e viene consumato su questo pianeta.

Oggi non è più così incomprensibile e sconosciuto grazie ad un manipolo di coraggiosi dell’etica, o ingenuamente incoscienti che hanno iniziato a spiegare, o almeno a tentare di farlo, il significato oscuro di quei termini inglesi e latini che riempivano flaconi di creme e stick di rossetti.

International Nomenclature of Cosmetic Ingredients, è la lista di singoli ingredienti dei prodotti cosmetici obbligatoria dal 1997.

Quei benemeriti, chiamiamoli affettuosamente così, hanno deciso anni fa di rendere noto anche a chi di chimica conosceva solo la formula dell’acqua, che cosa si celasse dietro a quello che veniva pubblicizzato sempre come naturale, funzionale, eccezionale, ecologico e qualsiasi altro aggettivo finalizzato ad invitare all’acquisto. Infatti il 90% del contenuto era, ed è tuttora, tutto fuorché funzionale e naturale. Sono via via nate piccole comunità di persone, che grazie al passaparola sul web, hanno iniziato a preoccuparsi di cosa ci spalmiamo sul viso e sul corpo ed hanno scoperto che per anni ci siamo cosparsi di petrolio e dei suoi derivati; ci siamo lavati con detergenti utili per togliere il grasso dalle mani di un meccanico ed abbiamo inquinato con sostanze ittiotossiche mari e fiumi.

Ha iniziato a farsi strada un coscienza questa volta davvero ecologica, anzi, ecobiocompatibile che ha raccolto adepti lungo le strade virtuali di forum e siti dedicati.
La strada, affinché il mondo intero si converta all’uso di sostanze che rispettano non solo noi ma anche il globo terracqueo che ci sta ospitando, è ancora lunga ma le comunità non demordono.
A forza di critiche e pestate di piedi alle multinazionali dei cosmetici (che al loro interno sembrano spesso delle raffinerie) hanno portato quest’ultime a scelte più oculate che finalmente rendano l’uso di quegli aggettivi esprimenti meraviglie, più adeguato e veritiero.

Imparare a leggere l’INCI non è poi così difficile, non occorre essere laureati in scienze naturali, basta armarsi di pazienza e voglia di apprendere per capire cosa mettiamo sul nostro corpo. Il passo successivo è capire quello che è funzionale per la nostra pelle e quello da cui dobbiamo stare alla larga.

Personalmente ho impiegato un po’ di tempo per essere una consumatrice più o meno critica e responsabile, passando ore a leggere attentamente sulle confezioni in commercio, per arrivare a produrre da sola la quasi totalità di quello che mi serve per la cura personale ed anche della casa .
Ma non vi chiedo di diventare come me. O forse potreste provare interesse e divertimento.

Il nostro obiettivo non è solo quello di creare da noi stessi tutti i prodotti che usiamo, ma l’importante sarebbe renderci per lo meno conto di quello che si acquista, che viene utilizzato spesso quotidianamente; imparare a scegliere il meglio sul mercato in termini di efficienza, senza effetti collaterali, senza rovinare il nostro epidermide, e magari poco le acque dei nostri lavandini, lavatrici e lavastoviglie.

Rassegnamoci a mandare in pensione tutti quei bellissimi flaconi glamour dal bordino dorato che danno un tocco chic alla mensola del bagno, ma causano un terribile shock al nostra pelle.
Possiamo guadagnarci in salute e certamente abbandonando marche prestigiose anche il nostro portafoglio troverà soddisfazione.

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