Mubarak pena di morte? Ci sarà giustizia?

Posted on 29/02/2012

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Giovane ragazza egiziana

-Di Cinzia Aicha Rodolfi

Martedì 28 febbraio, Il Cairo: la corte amministrativa egiziana ha rifiutato il ricorso presentato dall’ avvocato Nabih Taha col quale proponeva l’amnistia per l’ex rais Hosni Mubarak e per la sua famiglia in cambio dei loro beni.
La corte ha anche respinto la proposta di indire un referendum popolare per sottoporre lo scambio ai cittadini egiziani, sostenendo che nessuna legge obbliga lo Stato a tenere una consultazione popolare di questo tipo.

Ricordiamo che poco più di un anno fa il 25 gennaio 2011, 25.000 egiziani scesero nelle strade del Cairo prima, e poi in tutto il nord del paese, per dimostrare contro il governo e chiedere legittime riforme politiche e sociali.
Senza che neanche loro stessi se ne rendessero conto, immediata fu la risposta delle forze dell’ordine che scaricò subito il fuoco sui manifestanti uccidendone a decine davanti agli occhi dell’intera popolazione, la quale sempre più numerosa si unì ai tanti coraggiosi seguendo la scia della “rivoluzione del gelsomino” della Tunisia.
Furono giorni di vera assurda guerra: centinaia di giovani morirono senza neanche aver mostrato le armi, solo per il fatto di voler piantonare piazza Tahrir per rivendicare i loro diritti. L’epilogo fu la caduta del governo quindi, e quasi un anno dopo, le prime elezioni politiche libere dopo tanti anni di dittatura. Una vittoria che costò però troppe vite umane. Circa 800 persone in due settimane.
Lunedì 20 febbraio 2012 Hosni Mubarak, 83 anni, ex presidente egiziano è stato condannato alla pena di morte per le uccisioni dei manifestanti “pacifici e disarmati” nelle rivolte. Questo ci riportano i giornali egiziani; una sentenza chiesta dell’accusa nella sua arringa al processo giunto quasi al termine, processo epocale, iniziato il 3 agosto scorso, contro l’ex rais egiziano che ha autorizzato il fuoco sui dimostranti disarmati. Nella gabbia degli imputati c’erano anche i figli Gamal e Alaa, entrambi accusati di corruzione e concussione.
La pena capitale è già stata chiesta dalla procura generale della Corte d’assise del Cairo lo scorso 4 gennaio. Insieme a Mubarak sono imputate altre cinque persone fra cui Habib al-Adly, a lungo ministro dell’Interno. La difesa dell’ex rais dovrebbe presentare le sue argomentazioni finali tra pochi giorni. I legali delle vittime hanno applaudito quando il procuratore ha detto che Mubarak non si è semplicemente dimesso ma è stato cacciato e rovesciato dalla maggioranza della volontà popolare.

Mentre il mondo intero aspetta incredulo questa definitiva sentenza, la condanna a morte di un dittatore che sembrava intoccabile, il popolo egiziano si prepara ad affrontare la sfida del passaggio, seppur con difficoltà e con tanti problemi legati all’inadeguatezza delle istituzioni ed alla totale mancanza di uno zoccolo politico diverso da quello che fu per 30 anni a governare il paese.

D’altro canto alcune potenze occidentali, se non tutte, potrebbero rimpiangere il loro amico alleato, l’ “ipocrita paladino” del controllo della Terra Santa e il “falso protettore” dell’aerea del canale di Suez. Con la caduta di Mubarak, ci sarà davvero una svolta importante a ridisegnare l’asse di equilibrio tra occidente europeo e mondo arabo, ora comunque “ magistralmente” e retoricamente, sotto il controllo della famiglia dei Saud.
Invece il mondo arabo-islamico sunnita acclama a gran voce i partiti politici religiosi a ricostruire, sulle macerie della rivoluzione, un paese che si affida alla “Fratellanza Islamica” per rinascere in modo dignitoso. Per il momento la transizione è ricca di prove difficili e ancora ostacolata dai fedelissimi di Mubarak con alla testa lo SCAF (direttivo dell’esercito) che organizzò per esempio la recente rivolta violenta nello stadio di Port Said per creare disordine, rabbia e malcontento. Questi criminali ancora fedelissimi all’ex presidente sperano in questo modo di dimostrare che era meglio la dittatura, ma gli egiziani oramai non desistono e continuano a camminare verso il nuovo governo. Logico che ci vorranno anni per la presa di coscienza e la consapevolezza di potercela fare in modo completamente diverso per un popolo che ha camminato per troppo tempo bastonato da una corruzione dilagante ed è diventato complice corrotto a sua volta. Gli egiziani hanno vissuto molti anni in un atmosfera di clientelismo e diseguaglianze, hanno anche accettato la violenza psicologica del forte classismo e molti sono stati plagiati da questa grave malattia diffusa, ma la volontà della maggioranza oggi è quella del riscatto per la libertà.
L’emergenza primaria è quella di rieducare questo popolo attraverso i valori religiosi, che fanno parte del loro retaggio storico, e attraverso le riforme sociali e umanitarie, ma il cambiamento deve per forza di cose essere lento e graduale per non rischiare una ricaduta inesorabile. Il popolo egiziano può d’altra parte contare sulle numerose eccellenti guide spirituali di importanza mondiale, guide che, seppur ancorate ai precetti religiosi ortodossi, rimangono quelle cosiddette “moderate”.

Questo è un valore aggiunto per la politica estera del paese con l’Occidente, che non deve cadere nell’errore di pensare ad alcun tipo di fondamentalismo perché di fatto sarebbe una piccola minoranza, e valore aggiunto per la politica economica interna che vede il settore più importante del paese nel turismo.

Ricordiamo che l’Egitto rimane con alti e bassi, il paese al mondo più visitato, e pare che anche la minoranza fondamentalista egiziana voglia continuare ad investire su questa fonte di ricchezza per la terra che ospita i resti tra i più straordinari a livello mondiale della storia dell’umanità.

Intanto si aspetta con fiducia nei prossimi giorni la conferma della condanna definitiva come piccolo segno di una giustizia comunque troppo sofferta, soprattutto costata troppe giovani vite umane. Forse le madri dei giovani caduti avranno questa piccola soddisfazione a rincuorarle, oltre alla fierezza originata dalla consapevolezza che queste morti hanno contribuito ad una svolta straordinaria del paese dei “Faraoni”, che giungerà a completezza quando finalmente cadrà l’ultimo di loro.

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Posted in: esteri