Modelli estetici della donna occidentale e la sua gabbia

Pubblicato il 12/05/2012

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manichino

-Di Carmen Gueye

In un famoso libro della professoressa e scrittrice marocchina Fatema Mernissi (nel capitolo finale di L’Harem e l’Occidente – 2000 – considerato il suo capolavoro) la sociologa espone una sua idea molto provocatoria secondo la quale se le donne musulmane hanno il dovere di indossare il velo, quelle occidentali vivono oppresse dall’obbligo di “entrare” nella taglia 42, imposto dai “profeti della moda”. Si ha così modo di riflettere sul concetto di libertà, sul messaggio dell’abbigliamento, sui simboli sociali, ovvero incroci di opinioni e di abitudini molto diverse secondo la parte del pianeta in cui si vive, al centro dei quali c’è sempre la figura della donna.

L’intellettuale Mernissi possiede l’uso di mondo che le compete e narra delle difficoltà che si incontrano negli USA, per trovare, quantomeno nei maggiori “stores” delle metropoli, taglie di abiti che possano essere indossate da chi è appena più in carne.
Per colmo di ironia, quel paese registra il dato più preoccupante al mondo concernente l’obesità, infantile e adulta, ma il modello a cui tendere è sempre lo stesso: una stabile magrezza.

Così accade che si sia passati in poco tempo, soprattutto se si osserva l’Italia, dalle apprensive raccomandazioni materne come: “Mangia di più perché devi crescere”, venendo pure da secoli di miseria dove il problema era riuscire a nutrirsi, ad oggi dove le adolescenti, o comunque le giovani donne, mostrano una preoccupante tendenza agli opposti estremismi: ingozzarsi di prodotti da fast food ben poco giovevoli alla salute o digiunare, incappando in reazioni inconsulte che producono anoressia e bulimia. Non sono mancati casi di morti precoci a causa di queste moderne patologie.

I messaggi dei media sono subliminali, a volte nemmeno troppo, ma unidirezionali. Ci sfilano sotto gli occhi donne fantastiche, attrici, modelle, in qualche caso fresche di sala parto e sempre “secche” come cicogne.

Che reazione può produrre tutto ciò nell’animo di una ragazzina in fase di maturazione, spesso alle prese con insicurezze, dubbi, primi turbamenti amorosi, se non un desolante senso di inferiorità? Penserà di non essere all’altezza e che mai lo sarà, vivrà in lotta con la bilancia, anche per riuscire ad entrare nei jeans strizzati, col pancino scoperto; quando non insisterà, magari appena maggiorenne, per invasivi interventi di chirurgia plastica, mentre un po’ di movimento e un miglior rapporto con se stessa sortirebbero ben maggiore effetto. Ma tant’è, l’ottica del sacrificio, anche minimo, è sparita e tocca fare i conto con il preoccupante fenomeno.

Sembrerebbe, purtroppo, che poco ci si interessi di tale degenerazione. Le riviste (anche prestigiose e progressiste) insistono a sbatterci in faccia, quale che sia l’argomento e non solo vestiti e profumi, un’immagine eterea e ossuta, un faccino scavato con occhi da Lolita: le passerelle, ora un po’ in ribasso nell’immaginario ma sempre potenti a lanciare provocazioni di look, ci mostrano delle poverette alle prese con calzature e orpelli improbabili, e non di rado si verificano rovinose cadute, tanto da farci domandare chi disegna quelle bizzarrie, degne di un’esposizione di architettura (forse), ma inadatte a chiunque non sia un fenicottero. Genialità che il popolo forse non comprende…

Tuttavia esso comprese bene, forse tardi, il grido di dolore proveniente da Lady Diana Spencer, già principessa di Galles. Una principessa triste, una privilegiata infelice che tutti derisero, ma provò disperatamente a far sapere che da certi imbuti (o tunnel, se si preferisce il termine classico) non si esce facilmente, nemmeno se miliardarie.

La mente, il cuore, l’anima e il corpo femminili sono marchingegni delicati da coltivare con amore. Con il che non si intende affermare che l’uomo non abbia certi problemi, ma è indubbio che la vita di una donna, soprattutto in presenza di maternità, variazioni ormonali, fasi biologiche cui tener testa fermamente, richiedano un maggiore impegno.
Il sovrappeso è sempre sconsigliabile per motivi di salute, ma la gabbia in cui ci hanno costrette, sicure che sia meglio?

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