Lo volete sapere? Siamo davvero arrabbiate!

Posted on 17/04/2012

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rabia

-Di Cinzia Aicha Rodolfi

Non troviamo lavoro perché indossiamo un bellissimo, spesso davvero elegante pezzo di stoffa che ci copre i capelli, quindi non mostriamo scollature e non mostriamo le nostre gambe, ma vi sembra sensato?

Questo è il tracollo di una società che si dice civile e intelligente, la quale assume forme assurde di pregiudizio e arriva addirittura a discriminare cervelli perfettamente funzionanti,  attitudini e capacità notevoli sulla base dell’apparenza, o meglio del non voler apparire. Considera il pudore un “minus” invece che un sano valore, un difetto ed una vergogna, ma nessuno si indigna in modo sostanziale.

Pensate davvero che il pudore ed il timore di Dio e la volontà di comportarsi con un etica che si basa su precetti religiosi e su una morale irreprensibile, non possano essere invece un “plus” anche sul lavoro? E non stiamo parlando di coloro che si mettono il velo islamico soprattutto per cultura, ma di coloro che lo hanno coscientemente scelto, e siamo in tantissime. Non capite per quale motivo ci copriamo? Chiedetecelo e vi spiegheremo. Saremo sempre onorate di spiegarvelo.

Con questo non vogliamo dire che le nostre sorelle cresciute in un ambiente che ha talvolta sottovalutato il valore del velo islamico non siano degne di considerazione; invero vogliamo sottolineare il fatto che la società occidentale spesso stigmatizza proprio quelle come noi che hanno scelto, deciso con sacrificio e affrontato un cambiamento grande, e solo per un pezzo di stoffa si trovano oggi senza lavoro.

E’ inammissibile. E’ incivile.

Siamo arrabbiate con le altre donne che mai ci difendono, anzi spesso ci propongono solo di “spogliarci di questo pudore” e criticano la nostra scelta senza neanche rendersi conto che sono loro stesse che ci feriscono, quando non ci aiutano ed evidentemente non ci assumono nelle loro squadre. Questo è irrazionale ed illogico perché sembra che vogliano essere sfidate sulla base della presenza e prestanza fisica invece che sulla base delle capacità intellettuali e celebrali. Questa è forse una vigliaccheria più subdola.

Perdonate la frase offensiva, ma non troviamo altre motivazioni.

Come si può dire che una donna sia davvero libera di essere ciò che vuole e ottenere gratificazioni attraverso meriti reali, se invece risulta serva di cliché che la vuole quanto più possibile : magra e possibilmente tonica, senza rughe, vestita alla moda, capelli sempre perfetti curati da costose tinte e colpi di sole e possibilmente abbronzata anche in inverno, artificialmente oppure meglio dal sole tropicale?

Ma a noi musulmane devote e praticanti non interessa proprio nulla se le nostre colleghe passano il loro tempo a curare il loro fisico, mentre noi facciamo altro. Il punto invece è per quale motivo sembra che a loro dia fastidio il nostro disinteresse?

Non abbiamo più alcun interesse nel mostrarci sulle spiagge, ed anzi siamo felicissime di non dover combattere contro inestetismi e smagliature per gareggiare. Non abbiamo più l’angoscia della prova costume, abbiamo invece l’angoscia della prova finale quella del giorno in cui resusciteranno i vivi e i morti e ci sarà il Giudizio di Colui che Ci ha creati e si decideranno le nostre sorti per l’eternità. Lode a Dio.

Fatevene una ragione stiamo benissimo vestite sotto l’ombrellone. Siamo cambiate e non ci pesa il fatto di non dovere più sudare ore ed ore per tornare dalle vacanze abbronzate.

Quando noi donne occidentali, spessissimo istruite, colte e indipendenti, abbracciamo la religione della sottomissione al Dio Unico e ben evidentemente cambiamo completamente i nostri obiettivi ed anche i nostri interessi, ecco che le nostre priorità diventano altre per cui non è illogico che non abbiamo, noi per prime, più alcun interesse a perdere tempo prezioso per l’aspetto esteriore perché si sviluppa un altro fortissimo amore per la conoscenza della scienza religiosa e ci vediamo impegnate con passione nella pratica dell’adorazione.

Quale fastidio vi diamo?

Per quale motivo non possiamo avere un supporto reale e verbale? Non chiediamo condivisione, solo comprensione e certamente non possiamo accettare che ci si ostacoli. Questo è inammissibile soprattutto da chi parla di solidarietà femminile.

Il massimo che stiamo oggi, in Italia, ottenendo è una latente pietosa compassione e vi assicuriamo che non ci interessa.

Abbiamo scritto ai movimenti femministi i vari “Se non ora quando” quelli che dicono che non vogliono che la donna sia considerata solo per le sue belle gambe, e dopo che hanno fatto tantissimi meravigliosi comizi nelle nostre piazze italiane contro le discriminazioni femminili, a noi hanno risposto che i nostri problemi non sono così urgenti visto che ci sono tante donne che subiscono violenze fisiche e psicologiche. Invece secondo loro, la violenza che straordinarie donne musulmane oggi subiscono da sguardi quasi impietositi, se non di biasimo, per non parlare delle cattive battute verbali, o addirittura botte e calci, solo perché indossano un foulard in testa, e soprattutto non trovano lavoro, per loro non hanno valore. Ci dicono toglietevi il velo. Come se noi dicessimo a una di loro toglietevi la gonna.

Come mai non sentiamo mai un’empatia dalle tante donne che invece ci guardano con disprezzo come fossimo loro nemiche. Perché ci disprezzate?

Noi musulmane coperte non siamo assolutamente nemiche delle donne che non sono come noi, questo è un pensiero errato che è frutto solo della non conoscenza dei fatti. Senza parlare di teologia e di precetti è ora che il mondo intero si renda conto che siamo felici di indossare il velo islamico e vogliamo lottare per questo benedetto diritto. Il nostro velo, ve lo abbiamo detto in tutti i modi è per noi una benedizione, una protezione persino da noi stesse, è il ricordo costante delle nostre identità, è un’ancora , è certamente anche un biglietto da visita.

Come mai vogliamo presentarci con questo biglietto da visita? Perché per noi è più importante che si sappia prima che siamo musulmane e poi tutto il resto?

Certamente perché il fatto di voler dedicare la nostra vita a Dio quindi agire nel Suo nome e seguire la Sua Volontà, o per lo meno provarci, per noi è non solo un obiettivo, ma anche e soprattutto la causa di ogni nostra azione e pensiero. E se sbagliamo, perché umanamente il nostro istinto, che spesso è più forte dell’intenzione, ci guida talvolta verso la perdita anche solo temporanea dei buoni propositi, accettiamo la critica e la correzione. Non ci sentiamo superiori e neppure migliori, siamo in cammino per migliorarci ed abbiamo scelto strumenti che ci potranno aiutare e, se Dio vorrà,  rafforzeremo la nostra Fede e perfezioneremo i nostri comportamenti per quanto ci sarà possibile. Ogni creatura di Dio ha dei doni e delle possibilità ed è importante usarle per implementarle. Questo per dire che ci interessa allontanarci da tutto quello che invece ci fa, secondo noi, perdere del tempo.

Sembra una battuta, ma non lo è, il fatto che non dover pensare così tanto come prima all’ aspetto fisico, rimanendo importante solo la cura dell’igiene e un minimo di amore sano e soprattutto sereno per il proprio corpo, ci aiuta ad avere più tempo per curare il nostro animo ed anche la testa, per esempio attraverso lo studio.

Insomma non vogliamo banalizzare l’uso del hijab per nascondere il fisico e rilassarci a non dover più competere con l’aspetto esteriore da “fisique du role”, ma anche questa questione ha la sua rilevanza.

Se volete essere tranquille vi spiegheremo che i nostri capelli sotto il velo sono comunque puliti e ben curati, sono lunghi, spesso colorati, quindi non ci trascuriamo.

Tornando al tema centrale e fondamentale di questa polemica che vorremmo arrivasse al cuore ed alle sensibilità femminili, non riusciamo davvero più a comprendere quella discriminazione, oramai diffusa sul lavoro soprattutto deterrente della scelta in questo periodo di crisi economica, da parte di altre donne che non ci vogliono accettare solo perché indossiamo un foulard.

Ecco il pensiero comune : “Il lavoro è poco quindi verosimilmente tagliamo fuori tutte le musulmane coperte” ed ecco una selezione naturale.

Spesso siamo italiane e ci conoscete, se prima eravamo più superficiali, oggi siamo effettivamente più serie e attente, sapete che abbiamo un valore e abbiamo strumenti che possiamo mettere a disposizione delle vostre aziende eppure persino dietro alle vostre scuse educate abbiamo la percezione che non vogliate “accettarci” e questo è davvero umanamente, razionalmente ed emozionalmente “inaccettabile”.

A voi una riflessione coscienziosa e doverosa.

Invece apriamo un forte appello a tutte le donne musulmane in Italia a farsi sentire e rivendicare il loro valore sociale, a non accettare questa assurda discriminazione al nostro sacrosanto pudore. Unite per l’hijab. Invitiamo tutte le donne che sentono di volersi coprire a farlo e dimostrarsi fiere e felici e non rinunciare per colpa di assurde gravissime violenze psicologiche.

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